Scontro contromano PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usai   
Mercoledì 20 Luglio 2011 00:00

Credevo  che tutto sarebbe venuto da sé, che le cose avrebbero preso il loro corso naturale, col tempo. Poi il matrimonio, pensai potesse essere questa la soluzione. Invece non bastava, non era sufficiente per tenermi lontano dalle distrazioni. Il passo successivo fu un figlio. Dovresti vederla, Giulia è bellissima, ha due anni. Un figlio ti cambia la vita, ti carica di responsabilità  e trasforma i tuoi orizzonti. Ti starai chiedendo se sia servito a farmi cambiare rotta. La risposta è no, non è servito. Scopo con la ragazza delle pulizie, con la moglie del farmacista e qualche volta con la figlia del capo che ha la metà dei miei anni. Mettiamola così, il mio gene della fedeltà è sottosviluppato, se preferisci diciamo che ho un abnorme gene dell’infedeltà. Poco cambia nella sostanza. La genetica oggi ha una spiegazione per tutto. Non c’è più colpa, tradimento, vigliaccheria, irresponsabilità, persino l’omicidio, tutto scritto nel nostro patrimonio genetico. Non giudicarmi male, per favore, sono un marito e padre premuroso e devoto. Lavoro tredici ore al giorno per non far mancare niente alle mie regine. Ogni mio sforzo e sacrificio ha la loro felicità come unico scopo. Sono la parte migliore della mia vita, a dirtela tutta nemmeno ce l’avrei una vita, se loro non ci fossero. E tu, ce l’hai una famiglia? Mi sa che sei troppo giovane per avere moglie e figli. Quando li avrai capirai che la vita è ingiusta, basta un’unica debolezza per cancellare tutto ciò che di buono ti sforzi di fare. Le attenzioni si concentrano su ogni singolo passo falso. A cosa serve allora dannarsi la vita, imbrigliare ogni pulsione? Li senti con le loro prediche infinite: “Ma quando la smetterai di andare dietro alle ragazzine come un adolescente in calore?”. E poi sbavano, quando nessuno li può vedere, all’idea di infilare le mani tra le cosce di qualunque femmina che non sia la loro moglie. Il fatto è che non hanno le palle per provarci, oppure sanno bene di essere ormai troppo viscidi e tarlati per avere una possibilità. Ipocriti…
La luce di un faro alogeno compare in alto attraverso le frasche, trafigge il fumo dei rottami confuso con la nebbia notturna. Più nero. Si avvicina.
- C’è qualcosa, sono qui! Signore, si sente bene? Riesce a sentirmi? Signore, può dirmi il suo nome? Venite, sono qui! Sa dove si trova? Ha avuto un incidente... fate presto! Uno è morto, l’altro è in stato confusionale. Cristo, puzza terribilmente d’alcol, è ubriaco fradicio.
L’hai sentito? Anche gli sconosciuti ti giudicano. Non puoi farti nemmeno un goccio che ti danno subito dell’alcolizzato. Sai che ti dico? Sono stanco, forse hai ragione tu, meglio farsi una bella dormita.

 

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