Home [ racconti ] [ tracce su strade ] Requisitoria immaginaria del toro Islero
Requisitoria immaginaria del toro Islero PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Falconi   
Mercoledì 20 Aprile 2011 00:00


Vostro Onore,
La ringrazio d'avermi concesso questa estrema opportunità di difesa e anche d'aver compreso che è solo una finzione narrativa che permette oggi, in una sede così prestigiosa come il tribunale di Madrid, a un toro di prendere la parola. A lusingare ulteriormente la sua disponibilità visionaria si aggiunga l'evidenza che io, Islero, sarei già morto.
Sono nato in Spagna nel 1944. Certo, nascere nella penisola iberica per noi tori non è il meglio che possa capitarti. Ma c'è di peggio. Vostro Onore, voi direte, cosa. Beh, senza alcun dubbio nascere in Andalusia per quelli come noi è ancora più compromettente. Ma ancora, e le assicuro che non mi sto prendendo gioco della sua intelligenza, può andarti peggio. Molto peggio. Ossia venire al mondo in Spagna e precisamente in Andalusia e ritrovarsi nell'allevamento di Don Miura, il più stimato fornitore di carne da macello dell'epoca. Ed è proprio in quell'alcova così promettente che io vidi la luce. Se questo non bastasse a fare di me un essere irriso da una sorte beffarda e cinica, si aggiunga che il miglior matador mai esistito e che mai esisterà si esibisse proprio durante gli anni che fecero da mesto corollario alla mia prima infanzia: Manolete detto El Monstruo. Giustamente, Vostro Onore, lei starà sospettando del vittimismo esecrabile in questa mia ultima rimostranza. Se fossi sprovvisto delle più elementari nozioni di tauromachia, tenderei anche io a pensarla come lei. In fondo, lo sanno tutti, il destino di un toro una volta entrato nell'arena è segnato. Vostro Onore, lei deve sapere che tanto più il torero è coraggioso, audace, veloce, tanto più il calvario del povero toro è umiliante e doloroso. Tuttavia, Vostro Onore, non ho fatto appello alla sua Grazia per annoiarla con dettagli così poco pertinenti alla superiore causa che mi vede oggi interpellarla.
Io voglio giustizia. Voglio verità. Voglio finalmente un po' di pace. La mia nascita è stata infelice. D'accordo, non me ne lamento. Non me ne sono lamentato mai. Fin da piccolo ho capito che il mio destino era l'arena. Che migliaia di persone desideravano che io fossi forte, intrepido, spavaldo, solamente per vedermi soccombere sotto i colpi di uno scaltro ometto dal ghigno irriverente. Sta bene. Ecco il destino mio! Io l'ho abbracciato  da subito. E ascolti, Vostro Onore, non mi sono immalinconito, non me la sono presa con dio ma ho fatto quello che dovevo, quello per cui ero nato. Mi sono allenato, ho mangiato sempre il giusto, non mi sono ammalato. Perché, Vostro Onore, la vita, sì, la vita mi piace. Mi è sempre piaciuta. Anche se sono nato nell'allevamento di Don Miura. Anche se sono nato in Andalusia. Anche se sono nato in Spagna. Anche se sapevo l'aberrante ingiustizia sociale alla quale andavo incontro. Quella iniqua, infame, morte certa contro la quale io non potevo fare nulla. Ma sono Toro, Vostro Onore, e io all'inferno ci volevo entrare a testa alta, con il mio passo fiero e con le corna ritte affinché quelle migliaia di bestie bramose del mio sangue venissero offese dalla mia superba andatura. Affinché tutta quella platea vile di minuscoli, pavidi, rancorosi uomini, provasse vergogna di sé al cospetto della mia disperata vitalità. Come vede, Vostro Onore, non ho risentimento nei confronti del matador. Paradossalmente provo per lui quasi un senso di fratellanza. Certo, è senz'altro vero che la lotta è impari. Che prima di lui, altri allentano la nostra guardia accoltellandoci vigliaccamente con lunghe lance perforanti. Ma quando si arriva di fronte a quella sagoma ingioiellata si può intravedere nei suoi occhi il nostro medesimo languore, quella paura di morire che ci rende simili, come soldati che la fatalità ha voluto in trincee diverse.
Vostro onore, il 27 agosto ero pronto.
Mi hanno portato insieme ad altri fratelli sopra un carro che sapeva di piscio e merda.
Manolete detto El Monstruo camminava per la piccola Linares tra ali di folla in delirio. Eravamo appena usciti da una guerra civile. C'era miseria e fame. Manolete era uno degli uomini più ricchi di Spagna. Era un eroe. Non c'era donna che non si sarebbe strappata le vesti per lui. Incarnava il mito del macho ma era anche un'icona trasgressiva: la sua ragazza era la bellissima Lupe. Di lei si diceva che fosse comunista e puttana. Le due cose erano evidentemente dissonanti con il mito franchista dell'uomo forte e timorato. Eppure lo stesso Francisco Franco proteggeva Manolete. Capite vostro onore? Chi era Islero rispetto a una tale forza della natura
capace di sovvertire anche le imposizioni apparentemente più inviolabili? Ero solo un toro che stava insieme ad altri tori sopra un camion che sapeva di piscio e merda. Mi sta bene. Lo sapevo. Lo so. Io acconsento. Abbraccio il mio destino. La vita mi piace. Mi è sempre piaciuta.
Quel maledetto giorno appena inizia la corrida e dopo i tre banderillas che m'infilano ai fianchi, ho un unico pensiero: crepare con dignità. Tuttavia Manolete non ha alcuna intenzione di porre fine a quello strazio tanto presto. Vostro Onore, le risparmio quello che tutti sanno. El Monstruo quel giorno volle scherzare con la mia agonia, la protrasse fino all'inverosimile. Dopo varie faene estenuanti; dopo aver fatto godere questo pubblico voluttuosamente affamato di eccidio, mostra l'espada con feroce lentezza. Finalmente ha deciso: è ora che io muoia. Allora gli corro incontro, sento una lama trapassarmi il cranio e il sistema nervoso si scatena provocando un ultimo salto imprevedibile. Il mio corno destro lacera la vena safena della coscia sinistra di Manuel Rodríguez Sánchez.
Come Vostro Onore? Chi sarebbe? Ma sempre lui: Manolete detto El Mosnstruo.
Vostro Onore, mi appello alla vostra clemenza solo per una ragione. Tutto quello che è accaduto dopo è giusto e io lo capisco. Non potevo aspettarmi niente di glorioso. Non era prevista la fama, la riconoscenza, la stima, per un toro di nome Islero. Io questo lo compresi molto presto. Posso capire i tre giorni di lutto nazionale che Franco indisse per la prematura morte del più grande toreador mai esistito. Posso capire che Manolete sia diventato un mito. Che ancora oggi vengano deposti garofani bianchi nel punto dove io lo colpii. Posso capire che tutta la commovente vicenda delle sue ultime ore di vita abbia commosso e continui a commuovere gente in ogni dove e che nessuno ricordi mai che io, Islero, sono morto con il cranio fracassato e sono stato squartato mentre Manolete, convalescente, fumava il suo ultimo sigaro. Vostro Onore, le dirò, posso anche sorvolare sulla possibilità che quasi sicuramente non sono stato io a ucciderlo ma una trasfusione di sangue infetto. E ci sta anche, e io non mi offendo, che al cinema esca un film dove Manolete è Adrien Brody mentre l'interprete di Islero non compaia nemmeno sui titoli di coda. Vostro Onore, io ero votato all'ingiustizia dalla nascita e non mi sono mai illuso che potesse esserci comprensione per me. Io sono nato per essere incompreso e volevo essere pienamente me stesso. Vostro Onore, non ho invidia, rancore, non ho niente da recriminare contro quello che la vita mi ha dato. Ho fatto il mio dovere fino in fondo. Dovevo entrare in un'arena. Dovevo essere all'altezza. Dovevo affrontare il mio aguzzino pur sapendo che da lui sarei stato sopraffatto.
Eppure, Vostro Onore, non mi sono tirato indietro. Non ho mancato alle mie responsabilità. E allora, Vostro Onore, lei si starà chiedendo qual è, infine, la ragione di tutta questa lunga requisitoria.
Eccola, ora gliela dico. Non posso tollerare che Lola Flores canti Angustias Sanchez / Què pena / malhaya el toro què lo matò.
Augustias Sanchez (N.d.A. Nome della madre di Manolete), che dolore / maledetto il toro che lo uccise.
Questo non lo posso accettare, Vostro Onore.
Perché maledetto? Perché l'ingiuria nei miei confronti? Questo no. No. No. Questo no!
E ascolti bene, Vostro Onore, il mio accorato appello non vale solo per me.
Io parlo a nome di tutti coloro che sono contraddistinti da sciagurati destini perché ho la sensazione che qualcosa di molto pericoloso stia accadendo e riguarda soprattutto quelli della vostra razza. Vostro Onore, Lei che può essere ascoltato faccia qualcosa. Che al disperato si conceda la dimenticanza, l'ombra, l'oblio, mentre al mito la memoria, la luce, l'imperitura gloria; è giusto. Ma che non si offendano, non si maledicano, non si insultino, coloro che nascono per essere prevaricati. La loro sensibilità deve essere tutelata, Vostro Onore. Non sia mai che arrivi il giorno in cui un altro Islero sporco di merda e piscio decida di non affrontare l'arena. Sa cosa significa questo, Vostro Onore? Niente pubblico avido di sangue, nessun mito da osannare, corrida sospesa.
Sa cosa significa questo, Vostro Onore?
Estinzione.

 

produzioni

Banner

progetti

Banner

collaborazioni

Banner