Isabella PDF Stampa E-mail
Scritto da Rick Stoeckel   
Giovedì 14 Ottobre 2010 00:00


Questi sono i sogni che fa Isabella:

Sono un'astronauta che fruga nello spazio, che segnala le stelle percorse e scivola nelle cavità di gigantesche rocce galattiche. I miei capelli, biondi e ricci, fuoriescono dal retro del casco spaziale. Arrivo su un pianeta alieno mai visitato da esseri umani. Le creature aliene mi vedono sulla superficie verde argillosa del loro pianeta e cominciano a ringhiare, a mostrarmi i loro denti violacei affilati come rasoi. Questo mi spaventa, finché non capisco che ringhiare e mostrare i denti violacei è la loro reazione al pensiero di cose portentose. Un giovane padre alieno, impietrito in questa posizione tremenda, è sicuro di aver assistito all'arrivo di una divinità; è sicuro che io sia una dea dai riccioli biondi fluenti venuta a occuparsi dei Dorabrea, creature maligne che vivono come talpe nel sottosuolo del pianeta.

Continuo a camminare sul suolo alieno, in mezzo alla folla aliena. Si scostano mentre mi avvicino, lasciandomi posto per passare. Rendo onore al loro pianeta.

*

Sono un rettile con scaglie lisce e ossa affilate che vive nell'acquario di una classe d'asilo. Schiocco la lingua per assaggiare il sapore dell'aria e premo il ventre liscio contro il suolo.

Ogni giorno mi sveglio dentro un acquario di plastica pieno dei miei cibi preferiti e di acqua chiara e fresca sul punto di sgocciolare da un bottiglione di plastica. Le facce dei bimbi premono contro il vetro, mi fissano con occhi spalancati, mi adorano. Talvolta, uno più coraggioso mi afferra e mi accarezza la schiena, oppure strofina sotto la zona carnosa del collo. Sono splendido, quando mi tengono in mano. Mi sento importante, al di là della mia natura di lucertola.

*

Possiedo un bar, arredato con poltrone dai cuscini spessi, dove clienti barcollanti entrano a prendersi una tazza di tè e se ne vanno con gli occhi luminosi e grati per il resto del giorno. Indosso un grazioso grembiule albicocca, e i clienti abituali mi chiamano Isa, mentre mi lasciano di mancia banconote piegate in mucchi spessi. Raccatto le briciole di muffin dal bancone con uno strofinaccio umido e caldo. I clienti mi raccontano dettagli marginali delle loro vite, fanno domande, chiedono la mia opinione riguardo alle decisioni da prendere. Pensano che io sia buona perché sono gentile con loro e paziente mentre parlano. Quando sentono che nessun altro nella vita li sta ascoltando seriamente, io ascolto.

[richardstoeckel.com | traduzione di Federico Pucci]

 

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