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(Posizione)
Gomiti, ginocchia, caviglie. A volte pure sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi.
(Cause)
Avrò avuto più o meno vent’anni quando me ne sono accorto per la prima volta: sul fianco destro, all'altezza del rene, avevo un pezzetto di pelle che pizzicava, e se lo grattavo la pelle veniva via come niente. Lì per lì non ho dato molto peso alla cosa, perché era in un punto poco visibile. E poi avevo vent'anni, cosa mai poteva essere. Dopo un po’ iniziai ad avere prurito ai gomiti, e di nuovo la stessa cosa: la pelle diventava rossa, poi si squamava, e si staccava. Un po’ come avere la forfora sui gomiti, o cambiare pelle come un serpente. Mia mamma mi porta dal dermatologo allarmata: viene fuori che ho questa malattia che si chiama psoriasi. La psoriasi non è una malattia rara, né tantomeno grave, ma quando hai vent’anni fa abbastanza schifo avere brandelli di pelle che si staccano, e in certi momenti il prurito può diventare insopportabile. Il problema principale della psoriasi però è che non se ne va praticamente mai: può migliorare e anche sparire per un periodo, ma può sempre tornare quando meno te lo aspetti. Un’altra cosa che si dice della psoriasi è che si aggrava quando sei sottoposto a stress, e per me il solo fatto di averla è già uno stress, quindi in poco tempo mi ritrovo in un circolo vizioso. Vergogna per la psoriasi uguale stress, stress uguale peggioramento della psoriasi. Inizio così una serie di terapie aggressive: dalle lampade in ospedale, alle pillole che mi rendono più sensibile alla luce (tanto che quando uscivo dovevo portare gli occhiali da sole anche se pioveva), fino ai farmaci anti-rigetto per le persone che hanno subito un trapianto.
Nei primi giorni di autunno e primavera il prurito è insopportabile, a volte non mi fa dormire la notte. Un giorno di ottobre, parto per suonare in Germania con il mio gruppo, ci hanno chiamato a suonare a Colonia, dentro un ex bunker nazista che hanno trasformato in un locale di 3 piani. C’è un festival con un sacco di gruppi fighi, e noi siamo ovviamente emozionati. Il giorno prima di Colonia, suoniamo a Friburgo, in uno squat. Il problema degli squat non è suonarci, ma il fatto che spesso ci devi anche dormire dentro, e se sei una persona che soffre la polvere, il problema può essere grave. Se poi dalla fine estate italiana ti ritrovi nell’autunno tedesco, e hai la psoriasi, c’è il rischio che questa salti fuori all’improvviso e sia insopportabile. Il giorno dopo il concerto a Friburgo mi sveglio con le caviglie in fiamme e i segni di un'infezione. Sto per avere una crisi isterica. Per fortuna non sono solo, ci sono i miei amici con me, e con loro non provo vergogna. Mi aiutano a trovare una farmacia, a disinfettarmi e a bendarmi le caviglie, mi dicono che non è niente, che passerà presto e che quei segni sulla pelle fanno un po’ punk. Io sono il più grande di tutti, ma in quel momento è come se fossi il loro fratellino. Arriviamo a Colonia, io salgo sul palco con le bende alle caviglie. Il concerto è bellissimo. Sul palco (un palco grande, di quelli seri, su cui non avevo mai suonato prima) la psoriasi non la sento, non ci penso ed è come se non ci fosse. Penso solo a quanto sia bello essere lì, a suonare insieme alle persone di cui mi fido e su cui so di poter contare sempre. Tornato a casa dal concerto decido che non voglio più prendere farmaci, che mi curerò con il sole e con gli amici. Più sto con le persone a cui voglio bene, meno sento il fastidio alla pelle.
(Conseguenze)
La psoriasi è sempre lì. Io non me ne vergogno più e lei sembra essersi messa l’animo in pace. Qualche volta peggiora, ma in generale sto molto meglio. In estate se prendo il sole quasi non si vede che ce l’ho. L’anno scorso ho visto un programma in cui parlavano di persone malate di psoriasi che, dopo aver partecipato a una sperimentazione con un farmaco biologico, si sono ammalate di cancro o di leucemia. Il responsabile della sperimentazione gli faceva prendere una grande quantità di farmaci inutili per fare dei favori alle case farmaceutiche. Anch’io avevo fatto domanda per partecipare a quella sperimentazione, ma alla fine avevo rinunciato. Avevo deciso che di farmaci non ne volevo più.
[tratto da Cicatrici - un ebook di barabba edizioni] |