Bimbe belle PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Pavone   
Mercoledì 17 Novembre 2010 00:00


Erano proprio belle, Martina e Francesca.
Bruna Martina, rossa Francesca.
Che poi, da dove le erano usciti quei capelli?
Boccoli grandi, che formavano tunnel di pelo che nascondevano ombre.
Di un rosso tiziano poi, estraneo.
Michele era bruno, proprio come Martina e me.
Forse aveva ereditato il colore dei capelli dalla nonna, oltre ai suoi capricci.
Sì, erano proprio belle.
Lo diceva il maestro di scuola, lo diceva l'intero paese.
Succedeva durante le passeggiate della domenica sul corso.
Ci fermavano apposta, dicendo signora mia che belle figlie che ha.
Michele sorrideva d'orgoglio, sotto i baffi piegati all'ingiù come manubri di bici da corsa.
Le portavamo a vedere il mare dalla grande scogliera.
I capelli diventavano vivi nel vento, danzando scomposti sotto il sole.
Io le vestivo uguali.
Le bambine crescono bene, senza problemi, dicevo.
Martina è più grande di un anno però.
Francesca è venuta dopo, per farle compagnia durante la notte.
Dicevo così.
"Ma quei capelli, così rossi, da dove vengono mai?" dicevano in chiesa.
Ed io dicevo loro che era un dono della nonna, per lasciare tracce di sé come un'eredità dopo il decesso.
Non era bello da dire, ma mi usciva così dalla bocca.
In modo naturale.
Ma erano belle.
Lo sarebbero state anche se calve.
Avevano nel portamento un non so che di regale.
Erano leggere, quando si muovevano tra i giochi.
Io le guardavo abbracciata a Michele, con un po' di invidia per quella libertà mai avuta in collegio.
Le suore non erano madri.
Non veramente.
Madre Ottavia non aveva certo figli.
Madre Ottavia aveva adepte servili.
Io ero solo una studentessa arrivata da lontano.
Mi ci aveva portato mia madre Giovanna.
Mio padre Leonardo non era tornato più dalla guerra.
Si era perso in un bosco.
Ma poi era stato trovato.
Morto.
Morto stecchito.
Il fucile non aveva sparato.
Un altro, invece, ìi.
Martina e Francesca guardavano le foto del nonno in divisa, congelate nell'album di famiglia.
Non sorrideva mai, il nonno.
Sembrava sempre preso da qualcosa.
Pensava inconsciamente, forse, già alla sua fine.
Le mie bimbe belle sorridevano sempre, invece.
Mostrando i denti bianchi.
"Come sono belle!", mi dicevano.
Me lo dicevano sempre ed io ne ero felice.
Ero la madre.
Madre Ottavia non lo era mai stata.
Come sono belle, si diceva.
Lo dicevano in modo veloce, spalancando gli occhi dalla sorpresa.
Sì, sono bimbe belle.
Sembrava essere urgente da dire.

 

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