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Son le 5:59 e metto su gli One Mile North. La necessità di un ipod si fa sempre più pressante, ma resisto. Volendo la musica si può ascoltare anche senza computer, senza cuffie, senza ipod. Basta un po’ di concentrazione. È incredibile cosa si può fare tramite la concentrazione. Certo che la concentrazione da sola non è sufficiente, servono altre due o tre cose, una respirazione di un certo tipo, naso e polmoni sgombri, stomaco e pancia vuoti. Son le 5:59, ieri erano le 6:00, l’altroieri erano le 6:01, il giorno prima erano le 6:02, ci siamo capiti. Ogni giorno un minuto di meno. Conti non ne faccio, ma ogni giorno un minuto di meno. Come quel vecchio libro, quello che c’era il tizio che rimpiccioliva tre millimetri al giorno, non si sa perché, c’è lui che va in barca e una grossa onda lo investe e dal giorno dopo comincia a rimpicciolire di tre millimetri ogni giorno, diventa sempre più piccolo, non arriva al volante non arriva ai pedali, non può più guidare la macchina, a un certo punto sua moglie lo mette a vivere dentro una casa di bambola, poi continua a rimpicciolire finché entra dentro gli atomi, le particelle, e poi ancora finché non ci sono più dimensioni, diventa piccolo come l’universo o grande come l’universo, e cade giù attraverso lo spazio e tocca il fondo, e c’è un guscio e lui lo rompe e mette fuori la testa e vede che è in cima a un filo d’erba in un prato sterminato sotto un cielo azzurro. Conti non ne faccio, conclusioni non ne traggo. Sappi che ho avuto la febbre. Quando ho avuto la febbre non ho scritto cose, questo lo ritengo un passo avanti. Avanti verso dove, non si sa, comunque avanti. Nel medioevo dipingevano su tela oppure su legno, dipingevano trittici e polittici, la religione era un po’ come adesso la tv, i dipinti su legno vengono detti “pale”, dipingevano anche sui muri delle chiese. Ebbene sì, son stato al museo. Gli spazi museali sono ampi e muniti di grate da cui esce aria vaporizzata che mantiene costante la temperatura della stanza che serve che sia a un certo valore che è il valore giusto per non rovinare le tele, le pale, gli affreschi. Si entra quindici per volta perché il respiro di troppa gente rovina le opere. L’aria che esce dalla gente, si sa, è piena di merda. Si entra quindici per volta dopo un’attesa di quindici minuti e si può star dentro per quindici minuti al massimo, si prega di non spingere di non fare casino di stare composti di mantenere l’ordine di non fare fotografie. Conclusioni non ne traggo, conti non ne faccio. Una sera, credo fosse domenica, ma poteva essere sabato o lunedì, ma sono abbastanza sicuro che era domenica, ma forse era sabato, comunque sembrava domenica, era molto presto, prima dell’ora di cena, c’era uno studente in pigiama in compagnia di una tizia sudcoreana, l’ha presentata a tutti ha detto “lei è” e un nome impronunciabile che non ho alcuna chance di ricordare, tutti hanno detto “ciao” qualcuno ha detto “piacere”, lei non ha detto niente non ha sorriso né stretto la mano a nessuno, era indefinibile, età impossibile da stabilire e anche il sesso, nel senso se non ci avesse detto che era una ragazza, non si poteva capire, capelli corti, faccia liscia come di cera, immobile, jeans e giacchetto nero, mani in tasca, stava ferma in qualche posto, nella sala principale o in quella più piccola, ogni tanto si spostava e andava a stare ferma in qualche altro posto, ogni tanto andava in bagno, ogni tanto si sedeva, ogni tanto fumava una sigaretta. Non beveva. Non guardava né lo studente in pigiama né nessun altro. Ogni tanto qualcuno provava a parlarci, usava l’inglese, lei faceva piccoli cenni col capo, sorrideva un attimo, non parlava. Tornava subito seria a guardare nel vuoto. Fumava Lucky Strike azzurre. Io giravo, facevo quello che sono solito fare in queste e in altre occasioni, in quasi tutte le occasioni, giravo, fumavo delle sigarette, guardavo cose e persone cercando di riconoscere qualcosa, qualcuno. A un certo punto mi sono trovato a parlare con lo studente in pigiama, parlavamo di teatro, diceva che la sua ragazza era in Belgio e aveva trovato da lavorare a teatro in Belgio. E io ho detto “ah pensavo che era lei la tua ragazza” accennando alla tipa sudcoreana, e lui ha detto no lei no, lei è una che non parla molto, è strana, ci ho messo parecchio a capire che era una donna. Lo studente in pigiama cercava cose da bere e a un certo punto ha smesso di trovarne e così ha detto bon ragazzi io vado via, noi andiamo via, la tipa sudcoreana s’è alzata ed è andata a metterglisi a fianco, noi andiamo via ha detto lo studente in pigiama, andiamo a mangiare una pizza perché abbiamo fame e qui mi sa che pizze non ne fanno, il tono era ironico, lo studente in pigiama era di ottimo umore. Ho ripreso a girare e a un certo punto mi son trovato a parlare con una studentessa di statistica, abbiamo parlato di statistica, io cercavo di virare la conversazione verso la matematica o il sesso e poi mi son trovato non so come a parlare di cose di cui non volevo assolutamente parlare, e mi dicevo smettila di parlare di queste cose, ma quella mi guardava e stava zitta e così continuavo a parlare e dicevo cose, mi sentivo dire cose che non avevo nessuna intenzione di dire e mi dicevo smettila, piantala di dire queste cose, dinne altre oppure stai zitto, eppure continuavo a dire quelle cose e altre cose collegate a quelle sempre sullo stesso genere finché a un certo punto la tipa ha detto bhè uhm sì, ok, non so perché mi stai dicendo queste cose, vedi un po’ tu, forse martedì sera dovremmo andare a questo party. Martedì sera certo, ho detto, ma poi naturalmente non ci sono andato. Anche perché non ero ben sicuro del giorno, forse era mercoledì, forse addirittura giovedì. E insomma, è passata una settimana. Nevica. Poi piove, poi nevica di nuovo. Ho iniziato uno di quei libri del paralitico, hai presente il detective paralitico, quello che lavora con la tipa rossa, la tipa va sulla scena del crimine e fa tutte le analisi e gli invia i dati e lui lavora da casa e vuole sempre bere del whiskey e litiga col suo assistente perché non gli dà il whiskey. C’è un matto che ha trafficato con l’elettricità e ha fatto saltare un autobus e si pensa a un attacco terroristico e il detective è sempre incazzato e sabato sera, penso fosse sabato ma forse era venerdì, ma sono quasi sicuro che fosse sabato, c’era un’altra serata a cui dovevo andare, ero quasi sicuro di andare, ma avevo bisogno di farmi i capelli blu. Adesso non pensare a roba punk alternativa, era una cosa fichetta, ma servivano i capelli blu. Solo che c’è una mia amica che mi fa i capelli blu, quando mi servono è lei che mi fa i capelli blu, che però non poteva farmeli, e così non sono potuto andare. Meglio, perché avevo la febbre. Certe cose, non ha senso affrontarle senza capelli blu.
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