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Il tuo cane è assediato dalle fiamme PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Koch   
Venerdì 29 Aprile 2011 00:00


Sono nella stanza e a un certo punto penso: perché uscire? Nella stanza si sta bene. Fuori c’è freddo, molto freddo, nella stanza c’è caldo. Non sono attrezzato per il freddo intenso. Serve roba tecnica, gore–tex, indumenti tecnici di cui sono sprovvisto. Nella stanza c’è musica, fuori c’è rumore. La stanza è pulita, forse un po’ polverosa ma pulita, e c’è un buon odore. Fuori c’è puzza. Nella stanza non c’è nessuno, sono tutti fuori. Fuori ci sono le sigarette. Io anch’io era circa un mese che non fumavo. Le altre volte quando smettevo prendevo nota del giorno dell’ora per poter dire ho smesso il giorno tot all’ora tot. Stavolta no. Stavolta ho capito delle cose che le altre volte non avevo capito. Stavolta è stato ridicolmente facile tanto che mi sembrava strano, mi venivano dei dubbi ma poi dicevo oh, alla fine che cazzo me ne frega, se è facile meglio così. Non ero nervoso, non ero affamato, non ero lunatico. Non fumavo e stavo da Dio fin dal primo minuto che non fumavo tanto che dicevo oh, incredibile, tutto questo ha dell’incredibile, non mi capacitavo della mia incredibile capacità di non fumare. Giravo per strada con un freddo porco che mi tagliava quelle piccole porzioni di faccia rimaste scoperte, e come sempre la prima cosa che notavo era che fumavano tutti. Fumavano tutti nessuno escluso, tutti con la sigaretta in mano o in bocca o col pacchetto in mano pronti a estrarre, con l’accendino, pronti ad accendere, e c’era una gran puzza di fumo che impregnava tutta la città, le strade i muri le auto, tutto, e fumavano tutti, donne uomini vecchi bambini, giovani anziani ricchi poveri, tutti, e io ero sempre più stupito, pensavo che da un momento all’altro sarei crollato, sarei saltato per aria e invece niente, facevo le mie cose i miei giri, parlavo con chi dovevo parlare, andavo dove dovevo andare e poi tornavo nella stanza senza aver fumato e l’aria della stanza era pulita, forse un po’ polverosa ma pulita, e c’era un buon odore. E poi è passato un mese in modo indolore e che stavo da Dio, finché a un certo punto c’erano delle Camel Light e non è che avevo molta voglia di fumare, avrei potuto benissimo non fumare, ma stavo così bene, sprizzavo una quantità di energia tale che mi sentivo invincibile, e così mi sono detto beh oh, dopotutto che male può fare una Camel Light? Non sarà la fine del mondo. Sto così bene, adesso che sto così bene cosa vuoi mai che mi faccia una Camel Light? Anzi guarda, sono sicuro che mi farà cacare, l’accendo così giusto per provare, ma sono sicuro che mi farà cacare perché ormai la puzza del fumo mi dà noia, figuriamoci il sapore. Così ho acceso la Camel Light ed era molto buona. Era buonissima cazzo. Era fantastica, mi sembrava di tornare bambino, quando mi accendevo di nascosto le Diana Blu di papà. Così me la sono fumata tutta con grande gusto senza tossire nemmeno una volta e poi sono andato a dormire e due giorni dopo avevo di nuovo le fide Winston in tasca e non sentivo più un cazzo di odori e sapori e così avevo capito che non fumare è una cazzata, cioè smettere, non è difficile, il difficile è non riprendere. È che ne basta una, porca vacca, una sola, non ci sono sconti né eccezioni, ne basta una sola e sei nuovamente fottuto, non c’è pietà né comprensione, solo una, ne basta una, ma che dico una, ne basta mezza, ma che dico mezza, basta anche un solo tiro, un solo piccolo innocente tiro e sei nuovamente fottuto, irrimediabilmente fottuto. Così insomma niente, adesso ho capito, mi tornerà utile per la prossima volta. Che potrà essere domani, tra una settimana, tra un mese. Magari col nuovo anno, dicono che per queste imprese bisogna prendere una data specifica, non farle così a cazzo. Prendi una data specifica e via andare, il primo dell’anno, il tuo compleanno, il compleanno di tua nonna, quel cazzo che ti pare, basta che sia una data con dei significati. Quando lavoravo alla vodafone ad esempio c’era un tipo che aveva smesso perché il suo cane aveva rischiato di crepare. Caso vuole che fosse anche l’ultimo dell’anno per cui ancora meglio, due significati in un giorno solo, cosa vuoi di più dalla vita. Insomma questo tipo era uscito per andare alla festa dell’ultimo dell’anno e aveva lasciato il cane in casa, e poi l’hanno chiamato da casa che era scoppiato un incendio e la casa andava a fuoco e il suo cane rischiava di crepare, non ho ben capito perché aveva lasciato il cane a casa, forse l’aveva lasciato a casa della sua ragazza ed era la casa della sua ragazza che andava a fuoco, ma se è così non capisco come mai andava alla festa senza la sua ragazza, forse aveva un’altra ragazza o forse avevano litigato, forse andava in un posto che non accettavano i cani, ad ogni modo chi se ne frega, insomma lui è fuori che si diverte e lo chiamano al telefono e gli dicono oh vecchio, guarda che qui ti va a fuoco la casa, il tuo cane è assediato dalle fiamme, e così lui prende la macchina e schizza verso casa e mentre va in macchina pensa al suo cane e alla sua casa e si mette a pregare, prega Dio che salvi il suo cane dalle fiamme, la casa gliene frega un cazzo ma il cane, chiede a Dio se per favore può evitare di arrostire il suo cane e giura che se il suo cane si salva, smetterà di fumare. E poi arriva a casa e ci sono i pompieri e un gran casino e lui cosa fa? Si butta tra le fiamme ed entra in casa e ne riesce poco dopo col cane tra le braccia, il cane è vivo e così lui ha smesso di fumare e da quel giorno lì non ha mai più fumato e a me ricordo, mi sembrava impossibile, per me quel tipo era un grande eroe perché alla vodafone fumavano tutti nessuno escluso, pensavo fosse impossibile lavorare alla vodafone senza fum

[tratto da Di luce nemmeno l'ombra (racconti), Biblioteca Errabonda Clandestina]

 

 

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