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| la direzione è sempre la solita |
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| Scritto da simone rossi |
| Lunedì 24 Gennaio 2011 00:00 |
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Vecchio, non capisci, presto progetteranno e metteranno in commercio delle ventose da attaccarci alle tempie con dentro i simulatori sintetici degli ormoni, nel 2012 ci saranno i cellulari intelligenti con l’Applicazione Adrenalina, l’Applicazione Serotonina, l’Applicazione Dopamina, al posto degli auricolari avremo delle ventose da attaccarci alle tempie, il cavo si attaccherà probabilmente alla presa dell’alimentatore, non credo che un simile stimolo elettrico possa partire dal buco delle cuffie, sarebbe bello se il simulatore sintetico dell’ormone potesse partire dal buco delle cuffie e arrivare in forma di musica ai neuroricettori, se si chiamano così, sarebbe bello se le canzoni funzionassero davvero come i bicchieri d’acqua, non so come dire, un bicchiere d’acqua fresca si beve sempre volentieri, ogni volta, non so come dire, l’acqua la sete la toglie sempre, un bicchiere d’acqua è talmente facile da capire che è diventato un proverbio, come bere un bicchier d’acqua, come bere un bicchier d’acqua per prendere una medicina, vecchio, sarebbe bello se la musica fosse una cura, una medicina, un veleno, una sostanza che agisce direttamente sui neuroricettori, se si chiamano così, questo non lo so, però secondo me gli scienziati alle ventose ci stanno già lavorando. Nel frattempo io continuo a fare la musica, anche se questo è il mio ultimo disco, poi mi sciolgo. Questo nuovo disco non rappresenta nessuna nuova direzione: la direzione è sempre la solita. Le solite, plurale. Plurali, le direzioni sono sempre troppe e sono sempre le solite. Avevo un contratto con la Warner per cinque dischi e questo è il quinto, non avrebbe senso farne sei e pubblicare l’ultimo con un’etichetta indipendente, o farne quattro decenti e chiudere la carriera con un riempitivo, un Best Of, figurarsi: finito questo sciolgo il gruppo, anche se il gruppo sono io, mi sciolgo, ammazzo il mio alter ego nella maniera meno plateale possibile e chiudo il discorso: cinque avevo detto e cinque saranno, Computers and Blues esce il 7 febbraio e dopo questo disco The Streets non esisterà più. The Streets sono io, Mike Skinner da Londra Nord, ho 32 anni e mi sono abbastanza rotto i maroni. No, ma sei carina, davvero, i pantaloni ti fanno un bel culo e tutto, un otto pieno, anche otto e mezzo nove, se fossi sbronzo ti darei pure nove e mezzo, guarda, però si vede da come stai in fila alla cassa che sai di essere carina, e io quelle che sanno di essere carine le prenderei a schiaffetti sul coppino. Parlava di questo la mia prima canzone famosa, di uno che sta in fila alla cassa e vede una ragazza bellissima che sa di essere bellissima, allora quell’uno, che poi sono io, cioè il mio alter ego, l’io narrante, insomma, decido che non verrò lì a intortarti perché, dai, va bene tirarsela un po’, ma tu esageri, ragazza mia. Poi torno a casa e la mia ragazza, perché all’epoca avevo una ragazza, torno a casa e la mia ragazza mi ha lasciato. Oppure è lì che mi aspetta per lasciarmi, per sbattermi fuori da casa sua, per dirmi di staccare il culo dal suo divano, allora me ne vado, compro dodici birre da un pakistano e mi sbronzo in camera mia davanti a YouTube. Tre milioni di copie vendute, quel disco lì, e la metafora del divano: una volta un critico americano ha detto che le mie rime stanno sul beat tutte disordinate e accumulate come i vestiti di due settimane sul divano di un monolocale in cui non viene mai a trovarti nessuno. The wicked thing about us is we always have trust, la cosa buffa con noi due è che non ci passa mai la fiducia, ho sempre pensato che se avessi parlato di cose che non conosco sarebbe arrivato qualcuno a darmi dell’ipocrita, del paraculo, dell’incoerente, allora nel disco dopo ho spinto più a fondo la lama del coltello, ci ho messo cose che mi facevano male mentre le cantavo, la morte di mio padre, il buco che mi stavo aprendo nel cervello a furia di arrangiarmi con la droga finché non inventano le ventose da attaccarci alle tempie con dentro il simulatore sintetico di noi due, l’emulatore, eMule, il mulo, che somaro che sei, piccolo Mike, il mio terzo disco è stato il mio disco più brutale e ha venduto seicentomila copie, un quinto del disco prima, perché quando sei brutale non fai ridere, e la gente vuole ridere. È un peccato vero che Computers and Blues sia l’ultimo disco di The Streets, esce tra un mese e secondo me ha un titolo bellissimo, e l’ultima canzone dell’ultimo disco si chiamà Lock the locks, chiudi i lucchetti, e il ritornello dice I smoked one too many cigarettes, mi sono fumato troppe paglie, I heard one too many lies, mi hanno raccontato troppe bugie, I’ve gambled on too many bets, ho fatto troppe scommesse, I lost it all to this life, ho perso tutto per fare questa vita. |







