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L’insegna del distributore della benzina aveva i colori di una bandiera africana. La sera lo vedevi da lontano, s’innalzava sul paesaggio nascosto, già dall’entrata in paese. Più di un’insegna luminosa, era il benvenuto allo straniero, molto più del cartello che diceva Ryhabn. Su alcune carte stradali non veniva nemmeno riportato, quel nome impronunciabile. Non esisteva. Un paese fantasma. Sembrava non ci fosse più nulla dopo l’ultima città. Una strada chiusa, un vuoto inconsistente. Un punto interrogativo tra la steppaglia. Una caduta vertiginosa verso il niente. E niente dicevano che esisteva, qui. Il paese era morto. Quasi nessun rumore, usciva dalle case lasciate respirare dalle persiane aperte. I latrati dei lupi coprivano le distanze alla sera. Al mattino, il sole si abbatteva sui pochi tetti con ferocia inaudita, come un castigo divino. Al tramonto, i contadini si ritiravano silenziosamente nelle case trascinando vecchie scarpe usurate dal lavoro nei campi. Il bar del centro chiudeva i battenti, facendo scendere la saracinesca a mo’ di ghigliottina. Le donne ritiravano il bucato in rapidi movimenti studiati tra il grigiore che imperava sovrano. Nessuno sembrava giungere a Ryhabn per uno scopo. Chi vi arrivava, chiedeva a Rhaim un po’ di benzina e poi ripartiva in gran fretta, quasi a volersi scusare del disturbo recato. Ormai lo sapeva Rhaim. Sapeva cosa dire, a chi per sbaglio giungeva fin lì. L’aveva imparata a memoria la storia, come una poesia. Qui non c’è nulla, nemmeno un hotel, diceva. Poi tornava dentro la sua casa, per lavarsi le mani rapidamente dentro un tinello. Il sapone levava l’odore dei soldi e della benzina. Non ci si abituava mai, a quegli arrivi imprevisti. D’altronde lui lo sapeva. Nessuno entra mai in paese. Lui era solo una strada sbagliata, niente di più. Il mondo non arrivava fin lì. Lo dicevano anche le mappe. Ryhabn era solo uno spazio sconosciuto tra la vegetazione, dopo l’ultima città sulla carta. Il mondo non conosceva Rhaim, il proprietario del distributore di benzina di Ryhabn, l’ultimo paese del mondo. Benvenuti a Ryhabn, diceva il cartello illuminato dall’insegna. Tornate indietro.
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