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| Direzione Obbligata |
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| Scritto da Malos Mannaja |
| Giovedì 18 Febbraio 2010 00:00 |
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- Buongiorno signorina. Il custode s’ostina a chiamarla signorina, Maria però è sposata. Ha sposato la fabbrica quasi vent’anni prima: quel tredici settembre la fonderia chiese la sua mano… e lei disse di sì, fino a metà avambraccio. Poi, dopo un viaggio di nozze di un mese, le venne offerto di tornare a lavorare sotto lo stesso tetto, con una mansione “speciale”. Una sorta di indennizzo che fu obbligata ad accettare per provare a sopravvivere, visto che, al giro di boa del mese, l’affitto ingoiava in un sol boccone tutto l’assegno di invalidità. Lo spogliatoio brulica di voci indistinte e vita spoglia, pronta a tuffarsi nel blu dipinto di blu. - Hai due buchi nuovi sulla schiena. Dentro il frastuono dell’hangar principale, le mosche ronzano invisibili allo sguardo, quasi impiccandosi alle luci altissime. Più in basso, anche gli stampi dei binari sono avvolti nella nebbia. Maria gestisce con esperienza tempi morti, sovrapposizioni e cambi: è il lubrificante che trasforma gli ingranaggi umani in una macchina perfetta. A volte ha l’impressione di trovarsi in posti diversi simultaneamente, tipo l’odore d’ozono e di zolfo, quasi che avesse il dono dell’ubiquità, o forse dell’obliquità per come riesce a intersecare linee di produzione differenti in un istante. Una realtà trasversale, in cui non v’è nessun conflitto tra macchina ed essere umano. E, d’altro canto, perché dovrebbe esserci, visto che l’uomo stesso è una “macchina meravigliosa”, secondo quanto afferma Piero Angela su “Superquark”, il suo programma televisivo preferito. - Hai visto la partita ieri sera? Maria sorride senza mostrare i denti, per non turbare la sfumatura nera della pelle quando s’accosta ai forni. Arriva Andrea. - Ti vogliono in Direzione. Nel palazzo degli uffici tutto bisbiglia di silenzio innaturale. - Le presento il nuovo acquisto della direzione: il dottor Fabretti, ingegnere gestionale. Maria fa un breve inchino, per non dover porgere l’assenza della mano destra. - Vedrà ingegnere, la signorina Maria le sarà preziosa. Conosce personalmente ogni binario che esce dallo stabilimento, non le sfugge nemmeno una pagliuzza. Maria e Fabretti escono dagli uffici della dirigenza, tornando a immergersi nello stagno. L’ingegnere è poco più d’un ragazzino, ma ha un’espressione seria contenente numeri, variabili ed operazioni aritmetiche. Le incognite sembrano tradire un palpabile disagio. - Sembra che le voglia bene, il direttore. Alla donna basta un’occhiata per risolvere l’equazione negli occhi del ragazzo. - Vogliono mettermi a casa? Camminano per qualche metro lungo pensieri sotterranei, finché in prossimità della stazione scende la voce della donna. - Ero convinta di essere ancora utile. Ho solo quarantanove anni. L’ingegnere sussulta, quindi farfuglia improbabili applicazioni dialettiche alla proprietà distributiva, tipica, peraltro, delle operazioni binarie. - Non dica così. E’… è che c’è sempre meno lavoro. Se potessimo ridistribuire la ricchezza e moltiplicare la richiesta di prodotti all’infin… Maria indica la tuta blu, quindi si concede un’ultima beffa. - Sa come si chiama la famosa puttana olandese che la dà via a casaccio? La donna si allontana verso la toilette, mentre le scarpe mimano due ruote coniche e le orecchie battono riproducendo il tipico martellamento-tòn to-tòn del treno in corsa sopra le giunzioni dei binari. - Abbiamo una familiarità assoluta con il Nulla, tutto il calore dell’essere non-essere, nell’utero di casa propria. La donna tridimensionale replica, distrattamente. - E’ vero. In fondo il Nulla è nostro fratello minore, maggiore e gemello, visto che viene prima, durante e dopo di noi. L’accenno di un sorriso. - Vedo che hai ancora voglia di scherzare. Maria sente ansimare il cane oltre lo specchio, sfiato assordante del difetto. Vorrebbe trascinarsi fino al cesso e vomitare, ma le rotaie in cui ha incastrato i piedi segnano un’altra direzione obbligata. Prova a percorrerla, girando attorno al bagno, per ritrovarsi ancora faccia a faccia con lo specchio: è su un binario morto? - Il Nulla ci permea, fino a che diventiamo tutt'uno con esso. Così, oggettivamente, percorre in direzione inversa le rotaie che l’avevano condotta in bagno, trovando l’ingegner Fabretti a attenderla nel punto esatto in cui l’aveva abbandonato. - Andiamo.
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