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No more drugs stories basta please veramente (appunti di un pusher che non ti aspettavi) PDF Stampa E-mail
Scritto da Filippo Balestra   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 00:00

Sono uno dei migliori amici di Gino l’ultima volta mi ha chiesto di dargli 5 euro dicendo che me ne avrebbe riportati dieci e allora io gli ho venduto 5 euro di droga. Mi deve ancora dieci ma è passata solo una settimana. Tra una settimana quei 10 diventano 15 euro, spero l’abbia capito.
Il problema è che non gli scende più l'effetto della droga, è ancora drogato dalla droga che gli ho venduto io.
È molto buona. È un tipo di droga che ti fa sentire felice. Fa stare bene.

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Padre Pio panc PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo Camporesi   
Mercoledì 21 Dicembre 2011 00:00

Avrò avuto più o meno vent’anni quando me ne sono accorto per la prima volta: sul fianco destro, all'altezza del rene, avevo un pezzetto di pelle che pizzicava, e se lo grattavo la pelle veniva via come niente. Lì per lì non ho dato molto peso alla cosa, perché era in un punto poco visibile. E poi avevo vent'anni, cosa mai poteva essere. Dopo un po’ iniziai ad avere prurito ai gomiti, e di nuovo la stessa cosa: la pelle diventava rossa, poi si squamava, e si staccava. Un po’ come avere la forfora sui gomiti, o cambiare pelle come un serpente.

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pronto soccorso PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Migliore   
Mercoledì 09 Novembre 2011 00:00

mi addormento quasi sempre quando sono in movimento.
treno, autobus, traghetto, aereo, automobile.

il problema è l'autobus. scomodo, senza poggiatesta, devi stare attento alla fermata e al controllore, un incubo.

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un pollo vivo dalla fiera PDF Stampa E-mail
Scritto da Gaia Tarini   
Venerdì 04 Novembre 2011 00:00

M. ha portato a casa un pollo dalla fiera. Ha ancora un cordino attorno al collo come un guinzaglio e se ne sta nella vasca da bagno, mi guarda perplesso. Per un po’ rimango in piedi a fare pipì e non mi accorgo del suo sguardo, finché non fa un frullare di ali brevissimo, quasi impercettibile, e mi si interrompe il getto a metà.

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D’un amore così vero, d’un amore così raro PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Gabrielli   
Mercoledì 26 Ottobre 2011 00:00

La città, concettualmente, cartograficamente, si staglia cristallina: mai un colpo di testa, un imprevisto, mi segui Sandy? L’ananasso che s’incrocia col salice scorre sempre parallelo all’arancia, è un assioma botanico prima che urbanistico, e finisce che di perderti riesca mica, foss’anche la prima volta che, con l’inglese stentato e tutto quello che ne segue, il baluginio nelle mirate gonfie di stupore e disorientamento. All’incrocio tra l’ananasso e il salice c’era uno sottoscala, ti ricordi orsacchiotto?; in quel sottoscala là prova a immaginarci gli occhiali tondi, gl’inverni rigidi, una Brooklyn gelata e tutt’affatto sfarzosa,  il sangue freddo e le colazioni da Tiffany; ma erano tempi differenti, più barbini, dovrai convenire con me; e adesso  guarda la punta al di là delle Heights: vedi com’è spoglia, non ti pare?

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L’ascesa del capitalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Donald Barthelme   
Martedì 13 Settembre 2011 00:00

La prima cosa che feci fu un errore. Pensai di aver compreso il capitalismo, ma quello che avevo fatto era stato assumere un atteggiamento -- malinconica tristezza -- nei suoi confronti. Questo atteggiamento non era giusto. Per fortuna in quel momento arrivò la tua lettera. “Caro Rupert, ti amo ogni giorno di più. Tu sei il mondo, sei la vita. Ti amo ti adoro sono pazza di te. Con amore, Martha." Leggendo fra le righe, compresi la tua critica del mio atteggiamento verso il capitalismo.

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Due compagni PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usai   
Martedì 06 Settembre 2011 00:00

Sergio allunga una mano verso Umberto che raccoglie l’invito e afferra il pezzo di caciotta. La tivù sul primo canale trasmette un gioco a premi dove i concorrenti non vincono quasi mai, però ci vanno molto vicini e per questo nessuno ci fa caso. Umberto porta sul piccolo tavolo una bottiglia di vino e due bicchieri di plastica. È sempre così, uno mette il formaggio, l’altro il vino, quel poco che si possono permettere qui dentro. Non parlano molto, il più delle volte si capiscono con un semplice cenno o con uno sguardo. Passando tanto tempo insieme l’economia di parole è indispensabile, evita la saturazione.

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2022: io c'ero (ovvero il pianeta delle Oche Morte) PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo Comastri   
Venerdì 05 Agosto 2011 00:00

Non ho molto tempo e lo devo fare di nascosto ma devo raccontare come è andata perché io c'ero e, sfortunatamente, ci sono ancora.
Siamo rimasti in pochi, qualche migliaio, forse più, non saprei dirlo con precisione.
Ci tengono in un posto segreto ma non ci fanno mancare nulla, solo che non possiamo andarcene.
Praticamente una galera.
Loro la chiamano la “Riserva”.

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I brividi dovuti al rumore di una bottiglia di plastica vuota che cade da un’altezza di quattro metri circa PDF Stampa E-mail
Scritto da Decimo Cirenaica   
Mercoledì 03 Agosto 2011 00:00

Caro D___,
dopo aver letto il primo romanzo gli scrissi una lettera; era ottobre e mio padre usciva in giardino per annaffiare le piante in bermuda e maglietta. Nella lettera – ovviamente mai spedita – non parlavo del suo libro.
Sogno. Detective. Tartaruga.

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La notte lava la mente PDF Stampa E-mail
Scritto da Mauro Tetti   
Lunedì 01 Agosto 2011 00:00

Giana accelera il passo per seminare quell'orco. Lei l'ha visto, che ha il viso tutto butterato e disgustoso, pieno di cicatrici, l'occhio bovino che non riesce a trattenere. I suoi baffi sono unti come di uno che ha mangiato interiora.
“Che schifo quello! Pezzemmerda lasciami in pace.”

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Sulla scatola c’è scritto giusto PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Manicardi   
Mercoledì 27 Luglio 2011 00:00

Gli occhiali da ciclista sono una cosa bellissima, da fighi, sempre alla moda, con le lenti a specchio, e quand'ero esordiente avevo i Briko con la montatura gialla e le lenti a mosca a specchio blu. Adesso che sono negli allievi, però, mi compro proprio gli Oakley, piccoli e stretti, con la montatura leopardata viola-blu cangiante e le lenti rosso-fuscia che più a specchio non si può. Diobono che fighino che sono.

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Scontro contromano PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usai   
Mercoledì 20 Luglio 2011 00:00

Credevo  che tutto sarebbe venuto da sé, che le cose avrebbero preso il loro corso naturale, col tempo. Poi il matrimonio, pensai potesse essere questa la soluzione. Invece non bastava, non era sufficiente per tenermi lontano dalle distrazioni. Il passo successivo fu un figlio. Dovresti vederla, Giulia è bellissima, ha due anni.

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Farfalicchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Gabrielli   
Mercoledì 06 Luglio 2011 00:00

Peppino Campo, il figlio del tonnarota Gaetano, a mia mi vuole bene.
Me l’ha detto una sera profumata di finocchio selvatico, mentre il sole se lo inghiottiva la sagoma di Punta Troia laggiù, a ponente, ed il vento ci spargeva il sale nei capelli.

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Donna sudamericana e fantasma che si vede PDF Stampa E-mail
Scritto da Filippo Balestra   
Venerdì 24 Giugno 2011 00:00

La sua storia è interessante: si chiama Maya, è una ragazza ecuadoreña bellissima, ancora qualcosa di maya o azteco o inca, ed è un peccato rendersi conto che per colpa della mia ignoranza non conosco affatto la differenza tra queste popolazioni. Credo sia anche un po' colpa dalla nostra presenza passata. Quella dei conquistadores. Ognuno di noi ha almeno un lontano parente conquistador, non facciamo finta di niente. Ognuno di noi tranne questa ragazza ecuadoreña bellissima. Anche se pure lei, nella sua genia, almeno uno stupro da qualche ingombrante ispanoeuropeocaucasico nel passato, sarà pur avvenuto.

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Certe cose non ha senso affrontarle senza capelli blu PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Koch   
Venerdì 03 Giugno 2011 00:00

Son le 5:59 e metto su gli One Mile North. La necessità di un ipod si fa sempre più pressante, ma resisto. Volendo la musica si può ascoltare anche senza computer, senza cuffie, senza ipod. Basta un po’ di concentrazione. È incredibile cosa si può fare tramite la concentrazione. Certo che la concentrazione da sola non è sufficiente, servono altre due o tre cose, una respirazione di un certo tipo, naso e polmoni sgombri, stomaco e pancia vuoti. Son le 5:59, ieri erano le 6:00, l’altroieri erano le 6:01, il giorno prima erano le 6:02, ci siamo capiti. Ogni giorno un minuto di meno.

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Quello che vuole la gente PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usai   
Mercoledì 25 Maggio 2011 00:00

Dopo giorni passati a girare per le riserve marine di questo dente di terra conteso tra Africa e Asia mi trovo ad oziare in un resort cinque stelle, dove l’unico pensiero è decidere in quale piscina stare a mollo e quale ristorante scegliere per il pranzo e per la cena. Lascio la mancia in ogni posto dove mi fermo a mangiare per la prima volta, dovrebbe servire a garantirmi un trattamento decente o almeno a evitare che un cameriere incazzato sputi dentro al mio piatto. Provo tutti i bar disponibili e come al solito in questi posti sono di pessimo livello. Hanno un buon vino, privo di equilibrio e acerbo, ma forte e tagliente come certi rossi delle mie parti, buono solo per accompagnare i pasti.

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Come se fuori non ci fosse niente PDF Stampa E-mail
Scritto da Beatrice Pesente   
Mercoledì 18 Maggio 2011 00:00

Daniela leggeva al tavolino nell'angolo del bar. La infastidiva lo sguardo della gente sul collo, nei luoghi affollati, e la parete alle spalle le dava una qualche forma di sicurezza. Quando aveva un pomeriggio libero, le piaceva stare così, seduta da sola da qualche parte, dimenticandosi per un po’ delle ore che passavano.
Sentiva l'odore della pioggia sui cappotti. La luce era bassa e rossastra. Gli alcolici erano stati allineati su uno scaffale, in alto, sopra il bancone. C’erano tazze abbandonate sui tavolini, con i loro fondi di caffè, tovaglioli appallottolati e ombrelli ammassati accanto alla porta. Una musica anonima proveniva da chissà dove.

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La pelle dell’aglio [parte terza] PDF Stampa E-mail
Scritto da Darío Polonara   
Martedì 10 Maggio 2011 00:00

Quando il sole iniziò a filtrare nella capanna mi alzai senza far rumore. Uscii, mi accertai che non ci fosse movimento in casa, montai a cavallo e procedetti al galoppo, come un automa o un robot che ha ricevuto un ordine impossibile da ignorare. Arrivai a destinazione, presi il binocolo e misi a fuoco i cani. Erano ancora vivi, tutti e tre, e credo che quella fu la scintilla finale. Mi mancano le parole per descrivere l'espressione di quegli animali, devastati in maniera così incomprensibile. Non esiste alcuna cultura né usanza in base alla quale si possa accettare. Scesi dal cavallo e lo legai a un palo della luce. Camminai un po’ e trovai un luogo nascosto dal quale potevo osservare più chiaramente i movimenti all’interno della casa.

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Il tuo cane è assediato dalle fiamme PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Koch   
Venerdì 29 Aprile 2011 00:00

Sono nella stanza e a un certo punto penso: perché uscire? Nella stanza si sta bene. Fuori c’è freddo, molto freddo, nella stanza c’è caldo. Non sono attrezzato per il freddo intenso. Serve roba tecnica, gore–tex, indumenti tecnici di cui sono sprovvisto. Nella stanza c’è musica, fuori c’è rumore. La stanza è pulita, forse un po’ polverosa ma pulita, e c’è un buon odore. Fuori c’è puzza. Nella stanza non c’è nessuno, sono tutti fuori. Fuori ci sono le sigarette. Io anch’io era circa un mese che non fumavo.

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Requisitoria immaginaria del toro Islero PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Falconi   
Mercoledì 20 Aprile 2011 00:00

Vostro Onore,
La ringrazio d'avermi concesso questa estrema opportunità di difesa e anche d'aver compreso che è solo una finzione narrativa che permette oggi, in una sede così prestigiosa come il tribunale di Madrid, a un toro di prendere la parola. A lusingare ulteriormente la sua disponibilità visionaria si aggiunga l'evidenza che io, Islero, sarei già morto.

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La pelle dell’aglio [parte seconda] PDF Stampa E-mail
Scritto da Darío Polonara   
Lunedì 18 Aprile 2011 00:00

Quando decisi di tornare a casa, tirai fuori il binocolo e lasciai avanzare il cavallo da solo, mentre osservavo il paesaggio. Andava tutto bene, finché a un certo punto notai qualcosa di strano in lontananza, vicino ad una casa che si trovava a circa trecento metri dalla mia posizione. Frenai il cavallo, esitai brevemente, e poi mi avvicinai lentamente alla recinzione che delimitava la casa, e guardai nuovamente con il binocolo. Provai un terrore istantaneo, che credetti capace di annientarmi.

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In volo oltre la polvere PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Città   
Mercoledì 13 Aprile 2011 00:00

Dicono che non puoi sollevarti da terra. Dicono che non puoi nemmeno provarci se nasci col colore della mia pelle. Dicono che rimarrai schiacciato col ventre sull'asfalto. Dicono che gli uomini non sono tutti uguali. Dicono che c'è un dio maggiore ed altri minori, dicono che c'è un unico credo e le altre sono semplicemente mistificazioni.
Dicono tante puttanate in giro, e molti danno loro retta.
Dicono che mio padre era un poco di buono. Teatrante da quattro soldi in giro per le strade, lestofante dal mestiere incerto.
Dicono che m'abbandonò in fasce.
Dicono anche che mia madre si divertisse a far di me un'attrazione da circo.
Dicono tante puttanate in giro.

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Espiazione – Battelground [V] PDF Stampa E-mail
Scritto da Dogon   
Venerdì 08 Aprile 2011 00:00

Buona è certo la via dei sensi, da essa solo passa la vita, da essa solo e grazie a essa solo vi sono avvenimenti che ci investono e fanno le nostre giornate sorprendenti e inattese. Vivere non è ovvio, mia cara. C’è anche un gran soffrire al colmo della gioia. Un sentimento di voler andarsene per sempre, come capitasse una coincidenza d’orari alla stazione, e saliti su un treno che deraglia consumare un biglietto di sola andata. Non più rivenire al corpo. Come delle animelle esplose. Partite, per sempre, al massimo lasciando un traccia col rosa d’un rossetto ad uno specchio inviso, un messaggio in codice: LEI S’ADONA ALL’ESTASI PER APPROFONDIRE ARGOMENTI.

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La pelle dell’aglio [parte prima] PDF Stampa E-mail
Scritto da Darío Polonara   
Mercoledì 06 Aprile 2011 00:00

È necessario premettere che un tempo ero un uomo di pace innata. In generale odiavo più di quanto amassi, questo sì, come tutte le persone, ma mai in vita mia avevo picchiato né ero stato picchiato da qualcuno. Da bambino mi ero reso conto che la violenza fisica non faceva per me, pensavo che fosse assurdo ferire o essere ferito, che non ci fosse alcun conflitto che non si potesse risolvere a parole. Ad esempio, che senso aveva dare uno schiaffo ad un bambino perché pensava e diceva che ero un idiota, se in ogni caso avrebbe continuato a pensarlo e a dirlo?

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Évariste Galois PDF Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Cirillo   
Lunedì 04 Aprile 2011 00:00

Il piccolo Évariste, nel 1820, era un bambino solitario e problematico. Tutti lo prendevano in giro perché il suo cognome si pronunciava come la marca di sigarette. Hei Évariste, ce l’hai una paglia? Ahahahahahaa! - lo schernivano. Hei Évariste, fabbricami una sigaretta, ahhahaha! – lo irridevano, basandosi sul fatto che al tempo si prendeva il tabacco e le cartine e si fabbricavano le sigarette da soli. Allora i giovani dicevano “fabbricare” invece di “fare su”.

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Uova PDF Stampa E-mail
Scritto da Marta Casarini   
Mercoledì 23 Marzo 2011 00:00

La prima cosa che chiedi è il peggio.  La linea di demarcazione tra quello che puoi aspettarti e ciò a cui non puoi scampare. Il mio peggio è stato: "forse te le dobbiamo togliere tutte e due".
Accanto a me è arrivata Sadia, che si teneva la pancia, ha chiesto un catino e poi ha vomitato. L'hanno portata su presto, su nella sala del peggio, e dopo due giorni stringeva tra le mani un Tupperware pieno di polpettine fritte, che sapeva di capelli dopo una serata fuori. Le prendeva una a una, stringendole tra le dita un momento, appiattendole tra i polpastrelli dando a ognuna una forma di mondo, prima di annusarle un po' e masticarle piano, come si colgono farfalle.

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la valigia PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marinelli   
Venerdì 11 Marzo 2011 00:00

Il citofono non funzionava mai, non ho mai saputo quale bottone premere perché non c'era il tuo cognome sopra, non ci sono mai stati, in generale, i cognomi su questo citofono: numeri, solo numeri, non vanno nemmeno in ordine, al quarto piano, per dire, sono tutti sballati. Io ti facevo uno squillo e il portone si apriva, come una formula magica, ma meno romantica e magari avevo le buste della spesa, un iris in mano o in bocca, ti prendevo la posta o comunque guardavo se c'era, ché tu distratta lo sei sempre stata e il citofono non lo facevi mai aggiustare. È comodo lo stesso, mi dicevi. E come faceva ad essere comodo, dico io.

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La guerra in cucina PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Locane   
Giovedì 03 Marzo 2011 00:00

Non so esattamente dove sia il reparto di ostetricia dell’Ospedale Civile di Gorizia, ma posso dire con buona approssimazione di essere nato a qualche decina di metri dal confine con la Slovenia, dodici anni e un paio di settimane prima che si potesse parlare di un confine tra Italia e Slovenia.
Quando sono nato io c’era la Yugoslavia. Una presenza strana, alla fine degli anni ’70, un nemico con cui era possibile parlare, dal quale andare a comprare scarpe da ginnastica di marca spendendo poco, dove pranzare bene a un buon prezzo, sorridendo – a volte con scherno – ogni volta che si cambiavano le lire in dinari: da un giorno all’altro aumentavano gli zeri, che crescevano come funghi dopo la pioggia, gli stessi funghi che si andavano a raccogliere di là, perché di qua non si poteva.

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Marching to the killing rhythm PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Mazzucchelli   
Mercoledì 23 Febbraio 2011 00:00

Una sgradevole sensazione, come se fossi stato narcotizzato, trasportato e lasciato a smaltire l’ineluttabile nevrosi sui sedili posteriori di un auto. Aprire gli occhi, mettere a fuoco lentamente il buio e i lampioni del parcheggio deserto, soffermarmi sulle gocce di pioggia sul finestrino appannato e unto. Socchiudere la portiera, calare le gambe fuori nel fresco della notte. Ritornare bipede e camminare come dopo anni. Mi sto alzando da un divano di pelle in questo modo e un nuvolo di domande arriva a bussare insistente dietro la mia fronte. Sono in quella fase dove non riesco ancora a capire dove mi trovo.

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Il giorno del mais PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Reali   
Venerdì 11 Febbraio 2011 00:00

Lui continuava a uscire ogni mattina ma tornava più tardi o non tornava per giorni o per settimane e quando tornava era un’apparizione e aveva un odore diverso.
Lei lo accompagnava – lui, che era sempre andato ovunque da solo – e ripeteva,  Va tutto bene,  anche quando nessuno le aveva chiesto: Come vanno le cose?

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la direzione è sempre la solita PDF Stampa E-mail
Scritto da simone rossi   
Lunedì 24 Gennaio 2011 00:00

Vecchio, non capisci, presto progetteranno e metteranno in commercio delle ventose da attaccarci alle tempie con dentro i simulatori sintetici degli ormoni, nel 2012 ci saranno i cellulari intelligenti con l’Applicazione Adrenalina, l’Applicazione Serotonina, l’Applicazione Dopamina, al posto degli auricolari avremo delle ventose da attaccarci alle tempie, il cavo si attaccherà probabilmente alla presa dell’alimentatore, non credo che un simile stimolo elettrico possa partire dal buco delle cuffie, sarebbe bello se il simulatore sintetico dell’ormone potesse partire dal buco delle cuffie e arrivare in forma di musica ai neuroricettori, se si chiamano così, sarebbe bello se le canzoni funzionassero davvero come i bicchieri d’acqua, non so come dire, un bicchiere d’acqua fresca si beve sempre volentieri, ogni volta, non so come dire, l’acqua la sete la toglie sempre, un bicchiere d’acqua è talmente facile da capire che è diventato un proverbio, come bere un bicchier d’acqua, come bere un bicchier d’acqua per prendere una medicina, vecchio, sarebbe bello se la musica fosse una cura, una medicina, un veleno, una sostanza che agisce direttamente sui neuroricettori, se si chiamano così, questo non lo so, però secondo me gli scienziati alle ventose ci stanno già lavorando. Nel frattempo io continuo a fare la musica, anche se questo è il mio ultimo disco, poi mi sciolgo.

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