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Autore: Alcide Pierantozzi Titolo: Ivan il terribile Edizioni: Rizzoli, Milano 2012 Pagine: 315
Ivan il terribile, terza fatica narrativa di Alcìde Pierantozzi, è la storia di un viaggio fatto di sesso, amore, rabbia, odio e vendetta, come solo un racconto sull’adolescenza può essere.
I tre protagonisti rincorrono un sogno: - Ivan, appena uscito di galera, vuole incontrare Mariah Carey, - Sara, appassionata di cavalli, vuole visitare l’ippodromo delle Capannelle - Federico, suo malgrado, deve sostenere un provino per Amici. Questa storia parte da una provincia del centro Italia, immersa nella natura, nei campi e nelle sere senza fine, tra maneggi di cavalli, tramonti e testimoni di Geova. Tutto ha inizio dalle famiglie di questi tre adolescenti - famiglie che cadono a pezzi – e dalle loro camerette, tutte farcite di poster e computer, con in sottofondo una colonna sonora fatta di bip delle chat dei social network e di canzoni e schiamazzi da reality show. Queste sono le premesse che li porteranno a Roma, in un viaggio vorticoso, cupo e clandestino – il perfetto archetipo dell’eterna ricerca dell’amore e di sé stessi – e che si rivelerà un punto di non ritorno, perché l’adolescenza è questo: un continuo cercare, cieco e pieno di convulsioni, del proprio io e della propria strada, spinti dai desideri alla massima velocità, finché arriva il momento in cui il sogno si rompe e capiamo che non possiamo più tornare indietro.
La prosa di Pierantozzi descrive alla perfezione gli spigoli di questa età, meccanicamente e continuamente infarcita di riferimenti socioculturali da mass media, che si infiltrano nella lingua, nei modi di dire, con una contenstualizzazione ritmata e ossessiva. Ivan il terribile è un libro fatto di un continuo parlare e un continuo scontrarsi, di giovani corpi che non smettono di fare e di subire cose, di cercarsi per capirsi, insultarsi e lordarsi, di fare e farsi del male. È una storia assoluta sull’adolescenza, chiunque legga questo libro ci ritroverà la propria, a prescindere dagli episodi così violenti e le storie cosi al limite che qui sono raccontate, perché l’adolescenza porta sempre con sé la storia di una morte (sia che essa ci abbia colpito da vicino o da lontano), il tradimento, le delusioni amorose, la vergogna per i propri difetti, il trasgredire solo per il gusto di fare ciò che non si deve e l’ossessione per il sesso, che viene vissuto troppo problematicamente o troppo spensieratamente.
Sulla copertina leggiamo: “Un capolavoro sull’adolescenza. Tra le inquietudini di Dostoevskij e la magia di Stephen King”. Ivan il terribile soddisfa le aspettative che qui vengono create, ma parlare di capolavoro è eccessivo. È un romanzo si legge in una notte, con tutte le accezioni positive e negative che questa peculiarità si porta dietro, una storia raccontata ingegnosamente, magnificamente scritta e con un finale struggente, in grado di incollare facilmente il lettore alle pagine, ma che non gli chiede altro che un abbandono incondizionato e che, perfettamente in linea con ciò che richiede il mondo che descrive, non regala altro che puro intrattenimento.
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