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Autore: Mauro Salvi Titolo: A un sogno dal mare e nell’oblio dei monti- Dialoghi con Anna Maria Ortese Edizioni: Rupe mutevole, Bedonia (PR) 2009 Pagine: 50
Lo confesso, non ho mai letto nulla di Anna Maria Ortese, ma lo farò presto. “A un sogno dal mare e nell’oblio dei monti- Dialoghi con Anna Maria Ortese” di Mauro Salvi ha suscitato in me una grande curiosità. Il libro è una ricostruzione fedele degli ultimi anni di vita della scrittrice, contrassegnata da rassegnazione e, allo stesso tempo, dal desiderio di ricominciare a scrivere. Viveva a Rapallo, costretta in casa con la sorella psicotica. Il merito di Salvi è aver omaggiato una donna schiva e una narratrice sublime, capace di ascoltare la vita, raccontarla, conoscendone le luci e le ombre. Da tempo non leggeva, non scriveva, non usciva. Vivere era poco più di una parola, un passato lontano, un tramonto bellissimo ma che non scaldava più. Soffriva, incapace di sgombrare la mente, tenerla vigile e guidarla, attraverso le parole, alla scoperta di un barlume di verità. “Non riesco a dominare le parole” aveva ammesso sofferente. Dopo tanta celebrità, restava una donna insicura, che aveva rinchiuso la sua più grande passione in una bottiglia e l’aveva consegnata al caso. Salvi ha voluto conquistare la sua amicizia a tutti i costi, per salvare la scrittrice prima che la donna. Ma Anna Maria era sfuggente, riluttante verso qualsiasi forma di confronto. Dopo una serie di telefonate, però, i due si sono incontrati. Lei si è aperta, invogliata dalla passione che l’uomo nutriva per la scrittura. Già, la scrittura: un tarlo fisso, una compagna, uno scudo, una lente. Una passione bruciante e incontenibile, un talento per tutti quelli che la leggevano. Una letterata autentica, una pensatrice che ha sfidato l’esistenza e c’ha fatto a pugni. L’Ortese ha sofferto, eccome se ha sofferto, eppure ha sempre ritrovato la forza per rialzarsi.
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