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Scritto da Dario Falconi
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Martedì 17 Luglio 2012 00:00 |
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Sarò sincero: quando ho preso tra le mani il libro L’eternità stanca (Contromano Laterza, 2012) di Errico Buonanno, da lettore presuntuosamente convinto delle proprie capacità intuitive, una smorfia di impercettibile disappunto ha rigato il mio volto facendomi assumere la ridicola compostezza del sommelier stizzito dopo una degustazione deludente.
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Scritto da Mauro Maraschi
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Lunedì 09 Luglio 2012 00:00 |
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Eugenio Bollini è, stando ai fatti, un mediocre. Per definire la sua specifica condizione, ha postulato la “Sindrome del Q.I. 130”, un complesso che affliggerebbe chi è sufficientemente intelligente da comprendere i mali del mondo (e i propri) ma non abbastanza da porvi rimedio. Se già a scuola era uno di quelli che “bravo ma non si impegna”, in età adulta le cose non sono andate meglio: è stato lasciato dalla moglie Carolina, bella quanto “spregiudicata”, per il rozzo imprenditore Pascucci e, come ciclista, è ingabbiato nel ruolo di gregario, “uno che si muove nell’ombra e che si uccide di fatica, anche se sa che non vincerà mai”. È una promessa estorta dal padre Giorgio, durante una sbronza, a condannarlo al riscatto: dovrà arrivare in fondo al Tour de France, “non vincere, ma solo arrivare in fondo”. La morte di Giorgio, le affettuose pressioni della sorella e un intrallazzo del cognato, poi, non gli lasceranno scampo: Bollini dovrà abbandonare le tiepide acque della mediocrità.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Martedì 24 Aprile 2012 00:00 |
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Cedimenti è un romanzo noir, con venature eco(fanta)scientifiche, scritto a quattro mani da due amiche sotto lo pseudonimo di Francesca Vesco. Qui viene narrata la storia di Martina, una 28enne milanese che eredita la villa di un lontano nonno siciliano, la cui vista sul mare è deturpata da uno dei tanti ecomostri che brutalizzano il territorio del nostro paese. Martina arriva in Sicilia per i funerali e scopre che il nonno si stava battendo per l’abbattimento dell’ecomostro e così, dopo un primo tentennamento, inizia una battaglia personale contro l’abusivismo edilizio locale. In questa impresa Martina è affiancata da Paolo, il bell’ingegnere con cui inizierà una storia d’amore, Giuliano, l’ecologista originario del luogo e, suo malgrado, Barbara, la ricercatrice genetica ed ex collega di Paolo.
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Scritto da simone olla
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Martedì 17 Aprile 2012 00:00 |
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Lo specifico del mito, afferma Michel Maffesoli, è saper cogliere la vita nella sua totalità: esso è parte dell’inconscio collettivo. Il mito è origine, è verità detta dai poeti (Gusdorf); il mito non è sorto dal popolo, ma al contrario ha creato per primo il popolo (Walter F. Otto). «Un mito creato dall’uomo, o perfino un mito autentico di cui l’uomo si impadronisca per fini strumentali, cioè per fini, in ultima analisi, utilitaristici, non può mai agire veramente, poiché non manifesta più la volontà stessa dell’Essere, ma si limita a tradurre la volontà soggettiva di chi ne fa uso.» (Alain de Benoist) Se il mito – narrazione oggettiva – si realizza in assenza di tempo, l’icona – nonostante la medesima capacità del mito di creare isterie collettive o adesioni tribali – è uno specchio del quotidiano: è qui; è ora.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Martedì 10 Aprile 2012 00:00 |
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Questa storia parte da una provincia del centro Italia, immersa nella natura, nei campi e nelle sere senza fine, tra maneggi di cavalli, tramonti e testimoni di Geova. Tutto ha inizio dalle famiglie di questi tre adolescenti - famiglie che cadono a pezzi – e dalle loro camerette, tutte farcite di poster e computer, con in sottofondo una colonna sonora fatta di bip delle chat dei social network e di canzoni e schiamazzi da reality show.
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La stanza delle poche righe |
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Scritto da Patrizia Sergio
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Martedì 03 Aprile 2012 00:00 |
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La necessità e la vera urgenza si manifestano nel tentativo di recuperare la virtù dell’ascolto, del non lasciarsi sopraffare dal vuoto dell’ovvietà. Lo sguardo del poeta si risolve in brevi tocchi, nel momento in cui nell’impossibilità del dialogo, anche le parole rischiano di precipitare nel nulla. Così i sensi divengono l’unico ausilio sincero, inequivocabile, per afferrare ciò che è destinato a mutare.
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Scritto da Alessandra Pigliaru
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Martedì 20 Marzo 2012 00:00 |
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Il nuovo libro di Alberto Masala, volumetto bello e prezioso, è costruito intorno a quattro colloqui che si dipanano lungo vent’anni di attività artistica poetica ma soprattutto etica e politica dello scrittore. Non si tratta di semplici conversazioni, piuttosto ciò che preme segnalare è il carattere di autobiografia intellettuale che ne viene fuori, ponendo l’accento su diversi urgenti e cruciali temi della contemporaneità che Alberto attraversa con la sua personale vicenda intellettuale. Non a caso, secondo me, viene scelta la forma del colloquio per discutere sull’arte e sulla poesia, credo vi sia un intento di reciprocità e di restituzione profonda nei confronti dell’altro, per mettere a tacere l’Ego e occuparsi invece di quella trasmissione della memoria che resta materia vivida e pulsante e che va coltivata e declinata nelle forme dell’agire.
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Scritto da Patrizia Sergio
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Martedì 13 Marzo 2012 00:00 |
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Un’occasione mancata, premesse interessanti ma che nel corso della lettura del romanzo sono senza dubbio deluse. Lo sviluppo narrativo risulta lento, ripetitivo ed estremamente noioso, i dialoghi spesso non aggiungono nulla e mostrano una debolezza d’inventiva da parte del narratore. Inoltre le descrizioni sono un déjà vu del genere di fantascienza e pagina dopo pagina appaiono pressoché identiche.
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A loro il tentativo di chiudermi ametà |
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Scritto da Alessandra Pigliaru
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Mercoledì 07 Marzo 2012 00:00 |
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Forse è vero che bisogna uccidere chi più si ama per poter restare soli. Gli altri, quelli che non ami abbastanza, sono talmente lontani che potresti evitare di ucciderli. Penso questo, sdraiato sul letto con il sole che lentamente si leva. La solitudine che ricorre diverse volte nel romanzo è la descrizione puntale di vicinanze e lontananze. Mentre le distanze si stabiliscono tacitamente infatti, sono le vicinanze che vanno nominate ed è esattamente quella nominazione ad affaticare. Si fa fatica nell'affidarsi.
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Lunedì 05 Marzo 2012 00:00 |
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Si chiama triscaidecafobia, parolavaligia contorta, a disfarla vi si trova la fobia e va bene, ma poi c'è triscaideca, lemma già più oscuro; tris è tre, deca è dieci, tre più dieci fa tredici, bravo, tu che leggi, se c'eri già arrivato, sette più: la triscaidecafobia è quel timore immotivato che t'assale davanti al numero tredici. Faresti meglio a non fartelo salire, ecco, quel timore, se t'appresti a spalancare le porte de Le Tredici Cose di Alessandro Turati, la nuova Iena di Neo Edizioni, fresca fresca d'uscita, fuori oggi: pènsa, stai leggendo la prima recènzia in assoluto.
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Mirador. Irène Némirovsky, mia madre |
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Scritto da Alessandra Pigliaru
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Martedì 21 Febbraio 2012 00:00 |
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Le Mirador. Mémoires rêvés fu pubblicato per la prima volta nel 1992 da Presses de la Renaissance. Da subito venne considerato con una certa attenzione dalla critica perché la biografia di Irène Némirovsky rappresenta un testo di grande valore sia letterario che simbolico. Diciannove anni dopo la sua comparsa in Francia, Mirador, curato con dedizione da Cinzia Bigliosi, viene pubblicato per Fazi, tradotto da Maurizio Ferrara e Gennaro Lauro e corredato da una prefazione e intervista di René Ceccatty.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Martedì 14 Febbraio 2012 00:00 |
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L’Italia dei poveri di Giovanni Russo è una raccolta di articoli, inchieste, interviste e istantanee, pubblicata nel 1958 da Longanesi, nel 1982 da Marsilio e nel 2011 da Hacca, con una prefazione di Giuseppe Lupo, necessaria per comprendere sia il libro, che la decisione di ripubblicarlo.
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Scritto da Mauro Maraschi
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Martedì 07 Febbraio 2012 00:00 |
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Alzi la mano chi non ha mai avuto bisogno di un Piano B. Dall’Arca di Noè in poi, la Storia ne è piena. E nel suo piccolo ognuno di noi ha dovuto escogitare un Piano B per superare frustrazioni, amori finiti, licenziamenti e lutti. Ci sono Piani B grandiosi, che prevedono una riorganizzazione dei paradigmi interpretativi della realtà, una risemantizzazione dei cliché giornalistici o addirittura una trasvalutazione di tutti i valori. Ma a volte, più umilmente, è sufficiente la presa di coscienza che se la nostra attuale condizione lavorativo/sentimentale/sociale ci fa schifo, bene, siamo ancora in tempo per cambiarla. Perché faber est suae quisque fortunae.
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A un sogno dal mare e nell’oblio dei monti- Dialoghi con Anna Maria Ortese |
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Scritto da Marina Bisogno
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Lunedì 23 Gennaio 2012 00:00 |
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Il libro è una ricostruzione fedele degli ultimi anni di vita della scrittrice, contrassegnata da rassegnazione e, allo stesso tempo, dal desiderio di ricominciare a scrivere. Viveva a Rapallo, costretta in casa con la sorella psicotica. Il merito di Salvi è aver omaggiato una donna schiva e una narratrice sublime, capace di ascoltare la vita, raccontarla, conoscendone le luci e le ombre.
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Attorno a questo mio corpo |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 16 Gennaio 2012 00:00 |
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I corpi degli scrittori, ritratti e autoritratti: verrebbe da dire ‘immaginifica’, e non scientifica, né tanto meno, anatomica, l’idea di questo libro, che vede rispecchiata questa sua caratteristica anche nella bella copertina – che ha il pregio, sia detto, e sia ripetuto, di continuare l’ottima tradizione grafica della piccola casa editrice maceratese Hacca…
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Martedì 10 Gennaio 2012 00:00 |
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Questa raccolta di racconti, a firma di Luigi Davì, apparve per la prima volta nel 1957 per Einaudi, nella collana dei “Gettoni” diretta da Elio Vittorini. Nel 2011 Hacca Edizioni la ripropone con una prefazione di Sergio Pent e una postfazione di Giuseppe Lupo, che aiutano a contestualizzare l’importanza di questi racconti negli anni ‘50 e che ci suggeriscono perché valga la pena riscoprirli oggi.
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 02 Gennaio 2012 00:00 |
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È difficile tornare sui passi dei maestri della letteratura del passato – degli autori cosiddetti ‘canonici’ – senza fare uso di retorica, evitando di cadere nei tranelli di una critica ipertrofica, oppure uscendo dalla spirale dell’amore e dell’odio soltanto viscerali… Tutt’al più, forse, i grandi scrittori possono essere pedinati, immergendo il proprio corpo e la propria scrittura in un fatto fisico non di derivazione, di approssimazione cauta, eppure costante – anzi, pedinarli sembra essere un buon compromesso, ed è quanto ha deciso di fare Renzo Paris con “La banda Apollinaire” (Hacca, 2011).
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