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A utore: Massimo Cassani Titolo: Un po' più lontano Edizioni: Laurana, Milano 2010 Pagine: 176
Un po’ più lontano di Massimo Cassani narra del vissuto solitario e frustrato di un traduttore di testi tecnici di edilizia, che di secondo mestiere (segretamente) fa il pedinatore e il postino per il SISMI. Un uomo che rimarrà senza nome fino alla fine del libro, un introverso amante delle solitudine, che in queste pagine confessa la sua storia, in prima persona e senza vergogna. Andando avanti e indietro sulla scala temporale, il protagonista racconta del suo unico grande amore vissuto anni prima nella città di Varese, alternandolo ai capitoli del suo presente, gli anni ’90 ovvero “gli anni del nulla”, in una Milano soffocata dal caldo estivo e dai violenti temporali, in cui la monotonia della routine di ogni giorno viene movimentata solo dalle poche trasferte richieste dal lavoro come agente segreto. Questa situazione è il punto di partenza della storia, un contesto temporale, geografico ed emozionale vuoto e piatto; proprio qui arriva il punto di rottura, qui il quotidiano viene scosso. L’equilibrio (instabile), a cui il protagonista è ormai abituato da anni, viene messo in discussione dall’arrivo di una nuova, giovane e attraente vicina di casa, e dal parallelo declino verso un pensionamento anticipato, per quanto riguarda il lavoro di agente segreto. All’apparire di queste due piccole crepe, la voce narrante si apre e inizia a concedersi al mondo esterno, la storia si sviluppa e procede sempre alternando passato e presente, tra la vecchia storia d’amore (ma non solo) e la nuova conoscenza della ragazza (ma non solo), rendendo esplicito, ovvio, che ci sia una relazione tra le due storie. Se dobbiamo catalogare Un po’ più lontano in un genere di narrativa specifico, non possiamo far altro che inserirlo nella tradizione dei romanzi noir, più per lo sviluppo e per il ritmo della trama, anche se, a causa della prevalenza di una vena intimistica e introspettiva, appare sicuramente innovativo e anomalo. Eppure, se vogliamo ampliare il nostro punto di vista e considerare il romanzo di Cassani in un contesto letterario al di sopra di ogni genere, questo accenno di struttura noir sembra ingabbiare tutta la narrazione in una costruzione abbastanza rigida e appesantita. Ciò che più pesa è una certa fastidiosa prevedibilità, non tanto del susseguirsi dei singoli fatti e colpi di scena, ma dello scheletro narrativo della storia: non sappiamo cosa accadrà, ma sappiamo sempre che qualcosa accadrà di sicuro. Oltretutto, nei finali di parecchi capitoli, è lo stesso narratore che si premura di informarci che ci dovremo aspettare dei colpi di scena, che i pezzi del puzzle andranno a posto e un arcano verrà svelato. A tenere assieme i grandi e piccoli frammenti di questa storia, in modo naturale e apparentemente senza fatica, c’è una scrittura misurata, moderata, senza sbavature, sempre sotto controllo, ma che fila via liscia, senza alcuna esagerazione. Leggerne le parole è davvero un piacere. Sopra ogni cosa, poi, regna il tema centrale del romanzo, l’avvertimento che il passato ritorna sempre a chiudere i conti rimasti in sospeso.
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