| Denti guasti |
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| Scritto da Mauro Maraschi |
| Lunedì 12 Dicembre 2011 00:00 |
Autore: Matteo De SimoneTitolo: Denti guasti Edizioni: Hacca, Matelica 2011 Pagine: 222 Al secondo romanzo dopo Tasca di pietra (Zandegù, 2007) Matteo De Simone si conferma un narratore puro, di quelli che asserviscono la cifra stilistica al meccanismo diegetico. Con un lessico misurato e un ritmo sostenuto, Denti guasti (Hacca, 2011) racconta ben tre discese all’inferno: da una parte quella di Roman e Silviu, clandestini moldavi di 19 e 15 anni costretti a prostituirsi dal bulgaro Ivan; dall’altra quella della diciottenne Giulia (che con Roman ha un’improbabile relazione), orfana di padre, figlia dell’alcolizzata Silvana e aspirante cantante. Ciò che li accomuna è il graduale sgretolarsi dell’illusione di un riscatto da una vita miserabile. Se infatti Roman e Silviu riescono a liberarsi del loro aguzzino (uccidendolo) e a pregustare la libertà di “far cassa” (delinquere) in proprio, il primo viene intercettato dagli scagnozzi di Ivan a pochi passi dalla conquista di un permesso di soggiorno e il secondo si ritrova coinvolto in uno stupro (la scena più spietata) dalle conseguenza drammatiche. Dal canto suo Giulia, dopo aver sopportato per anni lo sprofondare della madre nel rum, “come un deste guasto devitalizzato nella bocca della casa”, dovrà accompagnarla in ospedale (dove la donna morirà per un cocktail di alcol e farmaci) e affrontare in stato di shock i provini di “Un tram chiamato successo”, il cui esito riassume il messaggio di Denti guasti: chi è nato nella miseria è condannato a rimanerci. Il destino che De Simone riserva ai suoi personaggi ha a tratti l’espressione fasulla della presentatrice del talent show, a tratti “la smorfia di un assassino che, con la lama nel cuore di un uomo, aspetta con pazienza che la vita finisca di fare i bagagli”. L’abilità dell’autore torinese nella rappresentazione del disumano si concretizza in un paio di trovate d’attrito, come la descrizione delle emozioni di Silviu di fronte allo stupro o il finale, davvero annichilente. Denti guasti somiglia davvero alla “sceneggiatura di un film neorealista che preferiremmo non vedere”, come lo definisce Pierpaolo Capovilla, uno che di crudeltà se ne intende, leader de Il teatro degli orrori e amico dell’autore. Anche De Simone è infatti musicista, voce e basso dei Nadàr Solo: non a caso Denti guasti ha la marzialità antimelodica di certo post-rock. Non che manchino momenti di riuscita leggerezza, senza la quale il marcio non farebbe così male, ma è molto probabile che, nei giorni successivi alla lettura, anche un caffè al bar o una chiacchierata col vicino vi sembreranno un privilegio. |




Autore: Matteo De Simone


