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Autore: Gabriele Dadati Titolo: Il libro nero del mondo Edizioni: Gaffi, Roma 2009 Pagine: 195
Il libro nero del mondo di Gabriele Dadati è un romanzo che, una volta terminato e riposto nella libreria, lascia il lettore con molti dubbi, lo perseguita con parecchie domande o lo stimola con temi interessanti. Diviso in Purgatorio, Inferno e Paradiso, nella prima parte del libro troviamo Gabriele, un regista impegnato a girare un film ispirato al cannibale di Rotenburg e che cerca di creare un prodotto vendibile senza pregiudicarne lo spessore artistico; nella vita privata invece, vive l’amore e la vita insieme alla moglie con apparente normalità. Il Purgatorio risulta essere una lunga e immobile introduzione all’evolversi della trama, dove tutto viene suggerito e niente sembra dover accadere. Nell’Inferno, invece, quasi impreparati assistiamo a una svolta thriller: l’attore principale del film di Gabriele viene rapito e subito capiamo che è solo un tramite per arrivare a Gabriele stesso; il rapitore poi si rivela essere uno squilibrato, convinto di essere investito dalla luce divina e di dover ripulire il mondo dalla presenza del Male (quel Male che deve essere descritto in un Libro Nero che dà il titolo al romanzo di Dadati). Tralasciando i deboli nessi logici sui quali la trama si tinge di giallo, è degna di attenzione e molto “illuminata” l’immagine dell’artista che, interessato a creare un’opera sul Male, si scontra in prima persona con la dura e imprevedibile realtà fisica di questo Male quotidiano, che da controllato diventa incontrollabile, e da descritto diventa indescrivibile. Senza rivelare oltre dello svolgersi degli eventi, nella parte finale la storia vira di nuovo e, quando entra in scena e parla in prima persona l’autore del Libro Nero del Mondo, saltano tutti i riferimenti utili alla comprensione della storia, al capire cosa succede nelle pagine scritte; un po’ come accade in film come Mulholland Drive, Strade Perdute o Donnie Darko. Questi esempi cinematografici non sono casuali, di fatti Il libro nero del mondo è un romanzo farcito di numerose citazioni cinematografiche (ci sono anche le rane di Magnolia), di susseguirsi di piani temporali diversi, di visioni, sezioni oniriche e fantasmi. Ci sono citazioni a sfondo religioso (c’è un Gabriele, c’è una Maria, ci sono l’inferno il purgatorio e il paradiso, c’è una messa di Natale), di stravaganti fatti di cronaca nera (come quello del cannibale) a cui sembra essere affidato il compito di ricordarci quanto nel nostro mondo il Male sia invadente e stia crescendo; ci sono poi le storie di un regista, di una moglie, di un marito e infine dello scrittore dello stesso Libro Nero del Mondo.
È dunque ovvio che questo romanzo, una volta terminato, offra numerosi e profondi spunti di riflessione; eppure, durante la lettura, si ha la crescente sensazione di essere confusi e portati fuori strada, disorientati a causa di una trama appena accennata, che bruscamente si prepara a un decollo allucinatorio, e che poi trova compimento in un finale che da una parte suggerisce il ritorno a una situazione di quiete iniziale, ma che dall’altra rende il libro stesso poco assimilabile. Seppur sostanziale, a mio avviso questa è l’unica nota negativa di un libro ambizioso e ben scritto.
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