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Autrice: Claudiléia Lemes Dias Titolo: Storie di extracomunitaria follia Edizioni: Compagnia delle lettere, Roma 2009 Pagine: 200
Recensire Storie di extracomunitaria follia è, innanzitutto, un’occasione per parlare di una casa editrice giovane e dall’identità forte: Compagnia delle lettere, nata nel 2010, pubblica infatti solo autori stranieri che scrivono in italiano, la cosiddetta letteratura della migrazione. “Come la mangrovia lo scrittore migrante che si esprime nella lingua dell’altro affonda le sue radici nell’acqua, elemento dinamico e mutevole, pur ancorandosi alla terra della sua lingua, che è madre e proteggente”. Si va dalla cantautore uruguayano Angel Luis Galzerano all’attivista politico algerino Karim Metref, fino alla brasiliana Claudiléia Lemes Dias, vincitrice della III edizione di Lingua Madre, del premio Sabaudia 2011 e del concorso “Seconda Generazione” bandito da Fazi, per la quale uscirà a maggio 2012 Nessun requiem per mia madre. Nel progetto editoriale di Compagnia delle Lettere si legge che questi autori “compongono una nuova letteratura italiana, apportano nuova linfa alla nostra lingua madre e creolizzano l’italiano, lingua di Dante e, ora, lingua delle nuove generazioni che abitano il nostro paese”. Nella raccolta di racconti di Lemes Dias si ritrovano in effetti tutti i presupposti perché questa creolizzazione produca una materia nuova e speziata, quella re-identificazione che dal melting pot conduce alla nuova cultura. L’autrice dispone di un lessico vasto, usato con disinvoltura ma mai ostentato. La sua ossessione per le parole è dichiarata fin dal primo racconto, Sperequazione, nel quale Arnav, settenne di Delhi, rifiuta l’inglese, impostogli come alternativa all’hindi, e si ostina ad esplorare l’italiano, convinto che sia l’unica “lingua sincera”. È l’episodio più toccante, per il quale conierei il genere “esistenzialismo filologico”. Poi c’è Matusalem, l’ultimo africano, una satira che sfiora più volte il grottesco, fino ad abbracciarlo sanguinosamente nella conclusione: è la storia dell’ultimo negroide, venduto all’asta alla pari di un tartufo pregiato. Adhd è il terzo colpo centrato, un’intuizione ben sviluppata: l’islam (o meglio la sua apparenza) visto attraverso gli occhi di un bambino. Livia e il drago, apprezzato altrove, è per me un momento in discesa: nonostante lo spunto divertente e un’apprezzabile riflessione sulle iconografie tradizionali, tende a tratti al buon esercizio di scrittura. Idem per A ferro e fuoco: ha un preambolo lungo e fuorviante e un piano allegorico che impedisce un equilibrio tra azione e riflessione. FPS 25, con cui la Lemes Dias ha vinto Lingua Madre, è invece un gioiello di relativismo culturale. Di quando il mondo di Amina si divise in due è breve quanto basta per valorizzare un’altra riflessione sulla diversità culturale sviluppata nuovamente tramite il candore di una bimba. Sul dorso dello squalo è la lettera di una madre che, rifiutando l’idea che sia morto in mare, preferisce immaginare che il figlio sia diventato il Re di Atlantide: la trovata è fiabesca quanto efficace, ed è impreziosita da un aforisma da collezione: “I pensatori sono esseri solitari fino a quando non incontrano altri loro simili con cui meditano ed allora salgono sui tetti a gridare che tutti gli uomini visti dall'alto non sono altro che dei puntini”. Necessitas non habet legem è un picco di estro sardonico: tre immigrati sottopagati che, inconsapevolmente, affiggono manifesti della Lega. Spartitemi propone un personaggio memorabile, Caspar Gunther, celebre direttore d’orchestra che non ha mai fatto i conti con la propria natura di esule: ben strutturato, è forse il più maturo. Si chiude con Le lacrime della merce, una sceneggiatura teatrale con un po’ troppa carne al fuoco, forse più adatta alla scena che alla lettura. In conclusione, dodici storie sull’immigrazione, sulla complementarietà dei popoli e sulla risibile precarietà del punto di vista. Una scrittura potente, coerente e frizzante, anche quando l’intuizione è minore o troppo fantasiosa, nonché una grande capacità di giostrare i generi letterari. Se questi punti forti si ripresenteranno in Nessun requiem per mia madre, a quanto ne so opera per niente “fantastica” bensì ancorata alla realtà, si potrà considerare Claudiléia Lemes Dias come una delle nuove promesse italiane.
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