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Autore: AA. VV. Titolo: NYX – racconti della notte Edizioni: Arkadia editore, Cagliari 2010 Pagine: 174
NYX – racconti della notte (Arkadia editore) apre nel 2010 la collana microteca dedicata ai racconti; nel suo intento di dar voce alla notte riesce in pieno, e lo fa attraverso autori noti e meno noti, giovani e meno giovani, che – utilizzando lingue e suggestioni molto diverse – declinano la notte in termini di male, di buio, di morte, di sogno-incubo eccetera. Associare il male alla notte è indubbiamente intuitivo, ci viene naturale, siamo cresciuti così; eppure di male ne vediamo – in tutta la sua malvagità – molto di più durante il giorno, per le strade o fra i colori sfavillanti della televisione. È come se la notte contribuisse alla trasformazione del male di giorno – che abbiamo imparato a conoscere e dal quale abbiamo imparato perfino a difenderci – in un male di notte oscuro e dai contorni indefiniti: chissà, magari è proprio l'indeterminatezza che l'oscurità (la notte) fa del male a metterci in guardia, che ci obbliga a trattare l'oggetto con cautela ed attenzione. Il male nella sua accezione più ampia e generica è sviluppato in alcuni casi in termini di sogno-incubo o di morte; e se il primo è l'espediente narrativo più utilizzato per scrivere una storia, il secondo – nella trattazione che ne fanno gli autori che declinano la notte in morte – mette in luce un aspetto singolare, strettamente connesso alla biografia dello scrittore: vi è, da parte dei più giovani, il tentativo di trattare la morte e la sofferenza come un inevitabile destino beffardo: la ricerca della morte ilare è sorretta da un linguaggio fresco e mai accomodante che palleggia sofferenza e riso come nella migliore tradizione del postmodernismo letterario.
Un'antologia di racconti è di suo una mappa per orientarsi, un termometro, il risultato di una ricerca, e NYX omaggia il panorama letterario sardo e italiano di delusioni eccellenti ma anche di piacevoli sorprese. (In calce ad ogni racconto il lettore ha appuntato, a caldo, tre righe di suggestioni; e nel racconto di Francesco Abate si legge ch'egli ha svolto il compito richiestogli con una lingua molle e dimessa. Ma Abate pubblica per Einaudi e quindi del lettore un po' se ne fotte! Il lettore, quindi, sorvola sul primo refuso trovato dopo appena tre pagine di lettura, dentro il racconto che apre l'antologia – Le ceneri del nonno di Abate, per l'appunto; come sorvola sulle altre sviste disseminate qua e là all'interno dell'antologia, e vorrebbe, ma si frena, consigliare all'editore un nuovo correttore di bozze. A questo punto quella che doveva essere una mappa per orientarsi nella notte della letteratura italiana e sarda è disseminata di trappole, ma il lettore arriverà ugualmente fino in fondo. E alla fine non saranno pochi i racconti che lo avranno piacevolmente solleticato – Notturno di Errico Buonanno, Le cose di Alessandro De Roma, Soltanto le rose di Otto Gabos, La notte se li mangia di Marcello Fois, Hanif di Michela Murgia, Dove osano le pecore di Silvia Sanna – ma due racconti in particolare lo lasceranno esterrefatto per la loro bellezza: Frighi di Alessandro Giammei, per lo stile affabulatorio e la capacità di ricreare un mondo dentro un condominio, e Notte dell'avvenire di Massimo Spiga, per la rotondità e la pienezza della lingua e l'autorevolezza con cui l'autore tratta la propaganda di regime.) Un'antologia di racconti è una mappatura, un termometro che misura il dire e il fare di un tempo, il risultato di una ricerca. È una sintesi, la migliore – perlomeno nelle intenzioni, suggerirebbe il lettore. Tanti buoni propositi buoni come biscotti appena sfornati – scrive Marcello Fois nel suo racconto – ma poi la notte se li mangia.
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