|
Autore: Paolo Zardi Titolo: Antropometria Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2010 Pagine: 175
La prima volta che ho avvertito un forte senso di disagio frammisto ad eccitazione dev'esser stata quando Sergio, poi, con Sergio eravamo amichetti d'infanzia, si mise in testa di spiare le pomiciate della sorella, che si chiamava Alba ed usciva solo al tramonto, esser ragazzini e non apprezzare certe meravigliose quadrature del cerchio. Sergio parlava di sua sorella come un tredicenne può parlare d'una diciottenne prosperosa e discretamente figa, ammesso che sia concesso dedicare certi pensieri alle sorelle. Quasi vent'anni dopo mi torna in mente Sergio, che oggi lavora sulle metropolitane, quando inizio a sfogliare un libro che in copertina ha un vagone di metropolitana, probabilmente quella di Londra, probabilmente tra le fermate di Charing Cross e Leicester Square; Leicester Square è a Soho e a Soho c'è Chinatown, ed infatti la vecchia e la ragazzina che dormono sul vagone della metropolitana di Londra che sono in copertina di Antopometria di Paolo Zardi hanno dei tratti vagamente cinesoidi, allora mi viene in mente Sergio e con lui le insane proposte che mi suscitarono quel forte senso di disagio frammisto ad eccitazione.
L'antropometria, così ad occhio, dev'essere la mirabile arte di misurare l'essere umano. Prendergli le misure, tipo: petto vita fianchi. O anche prendersi le misure, io sto qua e tu stai là, se ci diciamo che le barriere non vanno sorpassate, che le distanze non vanno azzerate, almeno non con la traumaticità del fulmine, non così velocemente, dovrebbe filar tutto liscio.
Antropometria l'ho iniziato a leggere che non era l'alba né il tramonto, e a pagina undici ho scritto (con la penna, anche se con la penna sui libri non si scrive) "oh, se tu tieni questo ritmo per tutto il libro ecco, mi basterà". Nelle prime tre pagine c'è il racconto Sei minuti, due minuti a pagina, due minuti di lettura e pàm, le distanze tra chi scrive e chi legge s'azzerano in un istante, come fare un frontale con un platano, che è una ròba discretamente violenta, il frontale contro il platano. Proseguo: alla fine di Non del tutto non per sempre scrivo solo "u-au", ecco, mi sa che Zardi mi sta piacendo assai, c'è questa moglie che era bella e buona nello stesso identico modo, così perfetta che non te li immagineresti mai, i peli, non del tutto, non per sempre: u-au, insomma. Ci sono quel tipo di sfasamenti temporali, in Antropometria, di quelli che la distanza delle lancette che separa me da te e te da lei si contorce, il destino assume la forma d'una forbice con le scriminature, taglia rassetta decora la quotidianità e te la ripropone di tutt'altra forgia, tu perdi la cognizione del tempo e gran libro, pensi, bravi Biasella e Coscioni (la bimurti di Neo) che non sbagliano un colpo.
Dopo È di nuovo famiglia chiedo l'amicizia su Facebook a Zardi, non mi capita spesso di chiedere l'amicizia ai tipi che sto leggendo mentre li sto leggendo, magari dopo, mai durante. È di nuovo famiglia da solo vale il prezzo di copertina, si potrebbe fare un libello di venti pagine con questo racconto, e poi anche il Giardino incantato: girerei per tutti i vagoni delle metropolitane italiche decantandone le lodi, raccontando che gl'incipit di Zardi son dei grandi arazzi tramati a maglie strette, incalzanti, precisi, hieronimusboschianamente spiazzanti. Mi starebbero tutti a sentire. Certo ci vorrebbero lettori capaci di subire la trivella nel cuore, direi poi, che c'entra, lettori che sappiano leccarsi le ferite lasciandosi alle spalle i macigni delle scoperte inattese e affatto piacevoli. Mica tutti son capaci, però. Ci vorrebbero dei seminari, per imparare, ecco cosa, proporrei; si farebbero dei seminari e al primo appuntamento affermerei senza colpo ferire che il libro di Zardi andrebbe adottato come testo base: quella vecchia e quella ragazzina sedute fianco a fianco in metro stai a vedere che a Charing Cross potrebbero scendere e prendere a baciarsi, le distanze si assottigliano, amici miei, una volta per gioco ed una volta per amore (lo direi nella lezione numero due); o ancora questo alla lezione numero sei) la sodomizzazione magari tu fai puah, ed invece è o non è un atto di sottomissione estrema, non necessariamente violenta, financo consenziente, alle volte?
A pagina centodieci cambio idea sulla necessarietà dei seminari: potremmo anche chiuderlo qua, Antropometria, Zardi mi cade nella facilistica tentazione della metareferenzialità e gli si vuole un po' meno bene; e dire che era stato tutto un lodare l'assenza quasi totale di scritti scrittori e scritture nei racconti precedenti, tutt'un dirsi che bravo Zardi che racconta storie inscenate in quotidianità fatte di televisione e chiacchiere, mica libri, mica diari, mica scrittori che s'arrovellano sui finali.
Potrei chiuderlo là, Antropometria. E invece insisto, insisto perché so che ne vale la pena, e arrivo a Cellule, dove le fighe sono secche e la malattia ti rende intrattabile e le distanze tra te e il tuo compagno e il mondo sembra che sì, possano essere manipolate.
Accorciare da una parte e stirare dall'altra, come in un problema dei segmenti, decidere che da oggi in poi io sto qua e tu laggiù, anche se prima ce ne stavamo appiccicati tutto il giorno. Un po' come io e Sergio da dieci anni a questa parte. Deve esser questa, l'antropometria, così ad occhio, mi dico.
Sergio, da quell'estate delle pomiciate, non l'ho più visto. Alba invece sì. Ho realizzato che così figa, alla fine della fiera, era mica. Mentre invece Antropometria di Zardi, ecco: quello sì, che è un libro figo.
|