| Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi |
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| Scritto da Lorenzo Mari |
| Lunedì 07 Febbraio 2011 00:00 |
Autore: Matteo MarchesiniTitolo: Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi. Editore: Pendragon, Bologna, 2010 Pagine: 150 Se ci sono “101 cose da fare a Bologna almeno una volta nella vita” – come recita il titolo di una fortunata operazione editoriale di qualche anno fa – a Bologna ci sono anche almeno 101 cose da vedere, o da “saper vedere”. Questo sembra volerci dire, in ogni suo passo, la raccolta di corsivi e di “racconti in venti righe” che Matteo Marchesini ha selezionato all’interno della sua produzione giornalistica per le pagine bolognesi del “Corriere della Sera”, nel periodo che va dal 2007 al 2010, e che ha recentemente pubblicato per la casa editrice – sempre felsinea – Pendragon. Nei corsivi del giornalista (che si riconosce qui, e nei racconti, come l’ottimo prosatore e poeta già incontrato in altre pubblicazioni) vi è infatti una descrizione puntuale, scientifica, anatomica, e non per questo meno dinamica – per meglio dire, “giornalistica” – e ricca di spunti critici e creativi sulla città. Vi si scorge una Bologna che quotidianamente si dipana sotto gli occhi dei suoi abitanti, degli studenti fuorisede e dei viaggiatori che vi transitano, senza riuscire però a dire pienamente le proprie potenzialità, a offrire uno sguardo sicuro sulla propria personalità, che è da molto tempo contraddittoria. E in modo lancinante. Marchesini propone una “città fatta a pezzi”, cioè analizzata finemente nella sua composita natura architettonica, urbanistica e, in definitiva, sociale. Gli accenti piccati sulla natura radical chic della sua popolazione studentesca e giovanile (o, tristemente, senile, nei molti reduci del 68 o del 77 che affollano queste pagine) si mescolano a notevoli appunti su critiche culturali mai del tutto compiute, mai portate alle loro estreme conseguenze. Neanche dagli estremisti. Così di Bu Lagna si legge: “Se partecipi della vita della città, lamenta la sua decadenza: gli abitanti lo gradiscono; ma taci delle sue corporazioni. Mostrati più estremista quanto più affoghi nel buonsenso. Bu Lagna poggia su una schizofrenia: il suo sogno d’immobilità sale da grida anarchiche, i suoi happening aspirano a imbalsamarsi in monumento.” Bu Lagna è la calviniana città invisibile che fa da prologo al libro e che ne giustifica l’alta qualità letteraria, assieme all’esergo tratto da un verso del poeta veneziano Giacomo Noventa: “Drìo la so imagine no’ çerco gnente.” Quale migliore esempio di understatement? La ricerca di Marchesini, infatti, va oltre l’immagine della città, persa nelle sue mitologie politiche, sociali e culturali e trova in ogni caso molto, moltissimo, su cui posare lo sguardo. |




Autore: Matteo Marchesini


