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Autore: Marco Visinoni Titolo: Macabre danze di sagome bianche Edizioni: Miraviglia editore, Reggio Emilia 2007 Pagine: 237
C’è uno scrittore che deve scrivere un libro, ma probabilmente la sua storia vive di una vita propria. Similmente, le storie in generale esistono di per sé: per (provare a) raccontarle bisogna trovarle, ma poi possono sfuggire di mano, proseguire da sole incontrollate. (Quindi le metafore possono diventare reali, concrete.) Forse le storie sono il sogno di un personaggio fittizio che a volte si percepisce come reale e a volte no; rimanendo il dubbio sulla cifra di realtà o di finzionalità da attribuire al sogno stesso.
Tutto questo si intuisce principalmente dalla prima parte del libro, perché il seguito, che tuttavia sarebbe il prima, viene a configurarsi come un noir, più intelligibile ma con elementi enigmatici che sobbollono. Più avanti ancora ovviamente le due narrazioni si allacciano, andando oltre.
Macabre danza di sagome bianche è un romanzo singolare; attinge soprattutto da ascendenti letterari e cinematografici statunitensi (David Lynch, in primis), con un surrealismo che diventa postmodernismo nell’approntare giochi (serissimi) in cui il personaggio narrato finisce con l’essere il narratore della storia che l’ha raccontato: una narrazione che tuttavia ripete più volte che “il protagonista di una storia non può esserne il narratore”, creando così un cortocircuito di attendibilità.
Compaiono piani di esistenza o di narrazione che si confondono e si sovrappongono: memoria, meta-narrazione con teorie della narratività, sogno, realtà. C’è slittamento anche dei piani temporali, a volte con salti non annunciati fra una riga e l’altra. Il racconto degli eventi è costellato di piccoli elementi improbabili, scivolamenti che tuttavia hanno la forza di scuotere il tessuto, l’immagine del reale, allo stesso tempo innestando nel suo profondo richiami ad altre realtà, ad altre dimensioni. Una stessa situazione ritorna, osservata e descritta da più angolazioni, da diversi punti di vista. E tornano pure termini e concetti, spostati tra i vari piani, configurandosi insieme come legami e come indizi. Possono portare a qualcosa oppure no: un elemento ne può spiegare un altro, ma allo stesso tempo fa nascere altri due o tre misteri, parti oscure: appena si crede di cominciare a capire, la storia si trasforma e sfugge. L’attenzione del lettore è mantenuta in ogni caso avvinta, con l’illusione sapientemente giostrata di poter giungere a quel qualcosa e proseguire; ma viene catturata anche mediante una scrittura accortissima, serrata, grammaticalmente ineccepibile, che alterna l’espressione chiara di eventi e di concetti nebulosi a vere e proprie anfibologie sintattiche. In sostanza, Visinoni con la costruzione di frasi e di periodi rispecchia la stessa strutturazione del libro.
Forse si può identificare, nel personaggio della bambina con il palloncino e nelle sue capacità, un nucleo centrale, un motore primo per la storia o le storie narrate nel libro, il loro meccanismo di funzionamento. Forse alla terza lettura, tracciando appunti su personaggi e percorsi, si potrebbe pervenire all’intuizione del disegno complessivo. Ma probabilmente il romanzo rifugge da una sistematizzazione radicale, mirando alle sensazioni più che alle spiegazioni. Ciò a volte rende faticosa la ricezione, ma il livello elevato della qualità generale decisamente lo merita.
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