L’interdetto PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Tirelli   
Lunedì 15 Febbraio 2010 00:00


interdettoTitolo: L’interdetto
Autore: Luca Canali
Editore: Hacca, Matelica (MC) 2009
Pagina: 206

Usare il pretesto del poliziesco per guidare il lettore verso altre trame è un’operazione raffinata da compiere soltanto quando si è ragionevolmente certi di avere una certa padronanza della scrittura e dei suoi marchingegni; artificio retorico e letterario che Luca Canali utilizza con la disinvoltura del marinaio che da tempo naviga lungo i mari della letteratura.
Una serie di denunce contro ignoti per un’indagine apparentemente priva di importanza costituiscono le prime pagine de L’interdetto. Dall’incipit giallistico la storia vira velocemente, ma senza strappi, verso gli spazi più ampi di un racconto di ampio respiro, il cui protagonista, Paolo Strina, è un commissario di polizia che si trova a fare i conti con il suo anziano maestro, il professor Nullian, con la malinconica risoluzione del rapporto con la sua compagna Gemma e con il disincanto e la rassegnazione comune agli uomini che, dopo averne viste di tutti i colori, si domandano se sia ancora lecito avere fiducia nell’umanità.
Un’eco pirandelliana è udibile lungo le pagine di questo libro, la trama del quale  pone il proprio fulcro nella palese contraddizione che affida ad un uomo bollato come incapace di intendere e di volere (l’anziano professore) le riflessioni più profonde rispetto agli argomenti che il romanzo vuole affrontare. Primi fra tutti, la delusione e la rabbia nei confronti dei meccanismi perversi della società, in particolare quelli attraverso i quali si creano le dinamiche dell’oppressione, del perbenismo e della prevaricazione mascherata da civiltà.
La scrittura, lo stile di Canali parlano di un autore che si è fatto le ossa a forza di tradurre i classici della letteratura latina e greca. Forbito e scorrevole, cesellato ma privo di eccessi, il linguaggio di Canali accarezza il lettore senza tralasciare di schiaffeggiarlo ove necessario.
Forse – ed è questa una considerazione che origina probabilmente dal gusto personale di chi sta scrivendo – il romanzo risulta in alcuni punti “sbrigativo”: più della metà delle pagine scorre sostenuta ma puntuale nelle spiegazioni e nelle descrizioni. Veloce ma non spericolata. A partire dalla seconda metà del libro, gli eventi sembrano precipitare troppo in fretta dando la sensazione che la scrittura perda profondità nel tentativo di sciogliere nel più breve tempo possibile i nodi della narrazione. Lasciata da parte questa constatazione, rimane la certezza di avere tra le mani un’opera di peso realizzata da un vero scrittore.
L’interdetto è un romanzo amaro, che lascia riflettere sulla desolazione e sullo sconforto; sullo squallore; sulla delusione che si fa avanti nel momento in cui ci si siede davanti alla propria vita e si tenta di fare i conti con essa; ma che lascia aperta la strada verso la possibilità che siffatta resa dei conti rechi serenità. Ammesso che si sia in grado di vederla, la via d’uscita dal dolore, laddove mai ci si aspetterebbe di trovarla.

 

produzioni

Banner

progetti

Banner

collaborazioni

Banner