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Sono un ragazzo fortunato |
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Scritto da Grigi Bolero
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Lunedì 15 Novembre 2010 00:00 |
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Autore: Marco Montanaro Titolo: Sono un ragazzo fortunato Edizioni: Lupo, Copertino (LE) 2009 Pagine: 157
Introspezione. Inquietudine di trovarsi. Setacciare, indagare, sceverare. Sputare su carta (uno dietro l'altro) pensieri che del narrato fanno cornice. Obbligando la storia al margine, riducendola a colore di sfondo, è l'esistere qui del personaggio ad esser voce pre-potente. Wo wuoy wuwuino? direbbe Anselmo, la maschera del teatro. E tu ridi quando senti la voce arrivare da laggiù, ti giri e riconosci La mano di Anselmo Rubini che porta una birra; anzi no: è un soprammobile. Vanno e vengono, dal palco al bar, e tu sempre seduto; vanno, e quando tornano, magari, ce n'è uno in più di attore, ma non sai cosa farà in scena, se la piovra gigante o l'aiuto regista. Sono un ragazzo fortunato è il titolo di questo monologo e dell'intero libro, e diventa domanda d'appendice di ogni singolo racconto, sistemata là in fondo a ribaltare con un sorriso la distanza che separa – per esempio – il dottor Brachini dal paziente: «Una volta ho sentito una ragazza piccola piccola e carina che spiegava a un signore, in tram, che per imparare il clarinetto ci vuole un anno. Io mi sono messo e ho imparato in nove mesi, e nei restanti tre ho dimenticato tutto.» Nei racconti del volume, trovarsi non segue pedissequamente il cercarsi: la ricerca linguistica e di senso dell'autore è la stessa dei personaggi, che si risolvono perfettamente nella loro indeterminatezza.
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