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Autore: Cesare de Seta Titolo: Era di maggio Edizione: Hacca, Matelica (MC) 2009 Pagine: 240
Era di maggio, primo romanzo di Cesare de Seta datato 1991, esce ora come terza edizione per Hacca. Il contesto della storia è quello dei movimenti giovanili del '68. Il pre-testo è una infatuazione amorosa del protagonista (punto di vista della storia) con una militante. La storia sembra essere invece tutt’altra cosa e non è facile riuscire a inquadrarla durante la lettura. Inizia come un affresco della primavera sessantottina e universitaria italiana, le assemblee, le lezioni sospese, le sessioni d’esame cancellate. Il periodo di uno sconvolgimento che ha segnato le vite di chi ne è rimasto coinvolto più a fondo, e che allo stesso tempo ha permeato ogni aspetto della vita di chiunque lo abbia vissuto. Anche di quelli che, seppur provandoci come il protagonista Fabrizio, non sono mai riusciti a farsi coinvolgere appieno. Il contesto è dunque l’università sconvolta. Il pretesto è una ragazza di nome Sara. E la storia è un affresco, che per una volta non si prende cura di chi ha urlato nei megafoni, di chi si è eletto capobranco, di chi ha pensato di poter cambiare il mondo, ma di chi invece è stato a guardare, chi da fuori è riuscito ad avere uno sguardo oggettivo e più pacato e che per questo non è mai stato ascoltato, ma solo esortato a essere presente e possibilmente convinto, coloro ai quali è stato chiesto un atto di fede. E un atto di fede è anche quello che Sara chiede a Fabrizio: libertina di pensiero e di fatto, che però a lui si “concede” solo per capriccio, e quasi platonicamente. Ma anche Sara a un certo punto diventa un pretesto. L’Italia stessa lo diventa, l’università terminata e la laurea conseguita, che apre nuove porte su altri contesti sociali, generazionali e amorosi, dove cambiano i nomi, le date, le circostanze, ma non le ellissi che riportano sempre a un punto di staticità. Fabrizio si muove entro questi vuoti, bolle, che gli accadimenti cui passa attraverso gli creano attorno. Sembra non poter crescere o cambiare, imparare nulla da queste esperienze, se non l’inevitabilità stessa di quello che accade, e magari una maggiore tranquillità interiore. Forse rassegnazione. Raffaele La Capria nella prefazione parla di romanzo di formazione. Possiamo spiegare così forse certi passaggi dove la storia rallenta, certi dialoghi precipitosi, troppo urgenti, o alcuni artifici letterari che giustificano (meglio dire facilitano) certe scelte che Fabrizio prende. O forse, Era di Maggio, non essendo altro che una storia, un affresco, vale la pena raccontarlo nella sua interezza e spontaneità. Uno spaccato, una parentesi, un cerchio che si chiude sempre. Un’ellissi, che fa dell’assenza di cui è formata, della pausa e delle riflessioni nella sua pancia, la sua ragion d’essere.
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