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Scritto da Patrizia Sergio
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Lunedì 20 Settembre 2010 00:00 |
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Autore: Fabrizio Carucci Titolo: Storie di iperperplessi Edizione: Montag, Tolentino (MC) 2009 Pagine: 136
Un romanzo che arriva dritto allo stomaco e al cuore del lettore per la sua autenticità. La narrazione si svolge in prima persona tra Roma e il paesino natio del protagonista. Storie di universitari e di un costante senso di disadattamento. Appunto gli “iperperplessi” (definizione che richiama il “vuoto pneumatico” di postmoderna memoria) sono tutti coloro che non trovano il baricentro in se stessi e che allo stesso tempo con purezza emotiva coltivano il sentimento dell’amicizia e dell’amore in modo sincero e ingenuo. L’amore, appunto, senza sfumature ma nella sua veste più devastante e assoluta, sembra l’unico sentimento in grado di redimere e che esercita una cura catartica alla realtà. L’insoddisfazione determina nei personaggi il bisogno costante di viaggiare, di cercare nell’altrove nuovi stimoli e soprattutto il bisogno di dimenticare il grigiore e l’indifferenza che li circonda, in nome di esperienze che possano fare sentire loro che esistono. L’autore sviluppa in modo personale e originale i temi che solitamente si riscontrano nella letteratura giovanile ma con una vena di cinismo misto a poesia. Un connubio che produce nel lettore straniamento ma al contempo compartecipazione emotiva. Fabrizio Carucci non scade nell’autocompiacimento, nel retorico o nel banale happy-end. Al contrario il suo stile rispetta la vocazione del narrare con lucido realismo e con la consapevolezza che tutto fugge, finisce e muta. Alcune pagine ricordano la purezza narrativa di Tondelli e Murakami, insomma un buon romanzo. Unica pecca e a mio avviso gravissima, oltre che inaccettabile, tanto da compromettere la piena godibilità del testo, è la pessima correzione di bozze. Spazi assenti, punteggiatura spesso scorretta, parole scritte in modo errato, virgolettato non rispettato. Un orrore che penalizza notevolmente un testo valido.
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