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Autore: Francesca Mazzucato Titolo: Romanza di Zurigo Edizioni: Historica, Cesena 2009 Pagine: 145
Romanza di Zurigo è un cahier di viaggio fuori dagli schemi del comune diario. La prima parte del libro è dedicata al demone della scrittura, inteso come duro incontro/scontro con la pagina bianca, l’affannosa trasfusione di parole sanguigne capaci di lasciare tracce non solo nella carta. Sulla scia di ciò, il primo contatto tra l’autrice e Zurigo avviene in occasione di un viaggio per rendere omaggio alle tombe di Elias Canetti e James Joice presso il Fluntern Cemetery di Zurigo; un viaggio improvvisato, organizzato in poco tempo su internet e che le regala una prima volta con la città. Da qui in poi, per i dieci mosaici successivi che compongono la romanza, è un pellegrinaggio periodico verso Zurigo. Diversi viaggi con i quali permettere alla città di insinuarsi nel corpo, con i quali approfondirne la conoscenza pur mantenendo costanti alcuni punti di riferimento: luoghi e locali particolarmente cari all’autrice, la lettura e la scrittura, la presenza dei grandi dell’arte eletti a guardiani, la ricerca non solo storica o artistica o aneddotica, ma anche un’esplorazione inevitabile nella solitudine, nella libertà di una città dalla quale ci si sente accolti. Difatti, alle descrizioni di Zurigo, si alternano itinerari interiori dell’autrice, moti della coscienza dovuti ad un amore non ricambiato, a quel sentirsi fuori posto che genera la spinta del viaggio, quella caccia ad un luogo che ci appartiene. L’intensità di quest’aspetto del libro è tale che alla fine della lettura non solo si ha la conoscenza di parecchie zone della città e del suo spirito, ma si ha la sensazione di aver conosciuto, almeno in parte, anche l’autrice: come se ci si fosse seduti al tavolino di un caffè sulla riva del Limmat, a parlare per ore di argomenti un po’ personali ma vitali, che toccano l’esistenza nella sua carne.
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