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Autore: Roberto Di Egidio Titolo: La mia waterloo ventricolare Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2010 Pagine: 144
La copertina mi ha fuorviato, o meglio mi ha fatto pensare che quello di Roberto Di Egidio fosse un libro da non prendere troppo sul serio e in effetti, purtroppo e in parte, lo è. Il titolo, immaginifico e discretamente ispirato, parla di battaglie e sconfitte del cuore ma, proprio perché “ventricolari”, le battaglie escono dai confini della sfera emotiva per concretizzarsi nel mondo e assumere le forme più svariate: terremoti, funghi atomici, distributori automatici di coca-cola sbalzati dal terreno, ma non solo. Il tempo, gli amori, ossa e televisori improvvisamente prendono vita per raccontare di una realtà che esiste forte e chiara, anche se solo nella testa e nei nervi di chi scrive. L'approccio alla poesia è pulito e privo di formalismi e sarebbe bello immaginare una poesia fatta così, che parli a tutti delle cose di tutti. Peccato che l'autore sia il primo a non essersi preso sul serio fino in fondo; diversi sono infatti i testi che si limitano ad essere dei facili divertissement, ironizzando sull'uso imperante dello skateboard o divagando su spudorati flirt tra computer. Il castello di carte era in equilibrio precario, era necessario sostenerlo in tutti i modi affinché reggesse e invece Roberto Di Egidio non ci ha creduto abbastanza e il castello è crollato. La terza sezione del libro s'intitola A e raccoglie componimenti in forma di dedica rivolti, tra gli altri, a Che Guerava, Leopardi, Goldrake e Ringo Starr. In questo modo viene a galla tutto l'immaginario nascosto tra le righe e il “giovane autore” può approcciare, seppur virtualmente, i suoi “miti”: l'operazione è assolutamente liberatoria. Anche in questo caso peccato per i risultati letterari, non sempre all'altezza dell'intenzione. La raccolta si conclude con 24 haiku, chissà poi perché.
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