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28 Grammi dopo PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Rossi   
Mercoledì 04 Agosto 2010 00:00


iacopo barisonAutore: Iacopo Barison
Titolo: 28 grammi dopo
Edizioni: Voras, Alfonsine (RA), 2010
Pagine: 144


“Ho finito le sigarette. Nel senso… questa che ho fumato era l’ultima. Non è che ne avreste una da darmi?”.
Le passo una Camel con nove milligrammi di catrame, otto di condensato e mezzo di nicotina.
“Grazie”.
“Non mi devi ringraziare”.
“Perché?”.
“Ho appena incrementato la possibilità che ti venga un tumore ai polmoni”.
Ti rivolterebbe l’organismo, il tumore. Non andresti più alla lezione di Pilates del lunedì sera. Non diresti più che “A Gaza la situazione è uno schifo e bisogna fare qualcosa per la povera gente che muore”. Non crederesti più a nessun dio – nemmeno in quelli che si trovano sui mensili per donne – ma saresti terrorizzata dall’idea di morire e tornare polvere. Quindi cominceresti a recitare un paio di preghiere ogni tanto. E continueresti a lavorare dal commercialista che ti paga in nero. Continueresti a essere la sua segretaria. Continueresti a badare all’eleganza e a leccarti l’indice per sfogliare le pratiche. Continueresti a vivere fino alla fine.
E insomma, a me piacerebbe proprio che ti venisse un tumore ai polmoni.
Perché l’umanità è uno spreco di energia creativa.
Comunque.
Salutiamo la ragazza ed entriamo in birreria.


Iacopo Barison si scrive con la I e ha scritto un romanzo che si chiama 28 Grammi dopo (Voras Edizioni). Sì, sono grammi di fumo. Sì, è un titolo un po’ così che richiama l’apocalittico 28 Giorni dopo che, se non sbaglio, dovrebbe essere dello stesso regista di Trainspotting. È nato nel 1988, Iacopo, questo è il suo primo romanzo e l’ha scritto due anni fa. Ci verrebbe bene un film tipo L’Odio, se fossimo gente interessata alla trama: c’è un protagonista e due spalle e tutti e tre si drogano tantissimo, poi c’è una ragazza bellissima e dei delinquenti con i tatuaggi della malavita messicana, a Milano piove e si sta di merda e l’umanità, in generale, è uno spreco di energia creativa.
Con Iacopo ci sbirciamo su internet da qualche mese, nelle foto è secco secco con la bocca grossa e gli occhi di uno che sa cavarsela in una rissa: Daniel, il protagonista, è evidentemente modellato sull’autore, con il sempre-efficace-trucchetto di fargli fare delle cose abbastanza orribili, perché la Prima Regola dei Protagonisti dei Romanzi è che non bisogna mai innamorarsene, soprattutto se il protagonista parla in prima persona, e insomma Daniel è abbastanza uno stronzo e falsifica il libretto universitario per campare con i soldi delle tasse e organizza truffe on-line per campare con i soldi degli stupidi e stupra una prostituta a Budapest e si prende un cazzotto in una rissa e le sue Converse All Star nere pestano continuamente cemento, fluidi corporei e pioggia vomitata dalle nuvole.
Sa fare a scrivere, Iacopo. Non è un complimento: è il presupposto. Si muove agile e scattoso nei tempi e negli spazi, ogni tanto mette un punto e va a capo e inizia a raccontare una storia che – te ne accorgi cinque righe dopo – è la genesi del momento che stava raccontando prima di infilarci la digressione. Come se io adesso mettessi un punto e andassi a capo e iniziassi a raccontare la storia di Enzo che va a pattinare a Galliano e conosce Gabriella, e tra cinque righe ti accorgerai che quelli sono i miei genitori e 28 anni dopo ci sono io qui che sto scrivendo, con la differenza che Enzo non è morto per un blackout e io non picchio le puttane, mentre Daniel è orfano di padre e stronzo nel profondo e io non sono poi così stronzo, dai, e infatti un romanzo para-autobiografico, dove para sta per paranoia, non credo che riuscirei a scriverlo.
Ma non stiamo parlando di me, non stiamo parlando di Iacopo e non stiamo nemmeno parlando di Daniel. Parliamo di un “romanzo che sfiora pericolosamente le corde del pulp e che rivela la capacità analitica e la sensibilità di un promettente autore”, come dice la quarta di copertina. Parliamo di un “anti-Holden”, come dice la prefazione di Alcide Pierantozzi (classe 1985).
Volete sapere se mi è piaciuto 28 Grammi dopo? Sì, mi è piaciuto. Ci sono arrivato in fondo, una cosa che non capita spesso con il libri dei gggiovani scrittori di ‘sta ceppa. L’ho letto in due viaggi in treno e in un’ora di svacco in un parco di Reggio Emilia, mentre una bambina di tre anni andava e veniva dalla fontana e faceva la doccia alla sua Barbie, perché anche le bambole hanno caldo, e avere vent’anni e scrivere un romanzo di de-formazione sembrerà una cosa un po’ scontata, ma se sai fare a scrivere, ecco, funziona. Bravo Iacopo, dall’alto di ‘sta ceppa.

 

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