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Diario di classe PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Mazzucchelli   
Lunedì 09 Agosto 2010 00:00

diario di classe, emanuele marfisiTitolo: Diario di classe
Autore: Emanuele Marfisi
Editore: Discanti editore, Bagnacavallo (RA)
Pagine: 40

Diario di Classe di Marfisi si presenta come il romanzo scritto da un maestro sul mondo della scuola elementare italiana.
Nello svolgersi parallelo di due annate scolastiche distanti 25 anni, Marfisi narra l’esperienza di un alunno alle prese con la rigidità e la disciplina della scuola dell’inizio degli anni 80, e quella di un maestro dei nostri giorni (lo stesso bambino, ma cresciuto), che deve affrontare la difficoltà di lavorare in un mondo in cui l’insegnante ha perso potere sia come figura istituzionale (nei confronti degli alunni, sempre più spalleggiati ciecamente dai genitori), sia come lavoratore.
Il libro procede così, in un alternarsi di storie e accadimenti, in cui la voce narrante un po’ ricorda lui bambino 25 anni prima e un po’ descrive se stesso, maestro precario nella stessa scuola che aveva frequentato da piccolo, dove, pur ritrovando le stesse mura, lo stesso bidello, i figli dei suoi compagni di classe, si scontra con la realtà di un ambiente radicalmente diverso.
Gli episodi “del passato”, sono narrati con coinvolgimento e non sono circoscritti al mondo scolastico. Ne esce un affresco pittoresco del complesso popolare del “palazzo Rosso” di Arcella (Imola), dove si muovono quelle tipologie di personaggi della vita reale e di situazioni domestiche che oramai sono estinte. È una vita di quartiere descritta deliziosamente, anche se viene calcata troppo la mano sull’inflazionato espediente del citare e ripetere precise marche di prodotti e programmi televisivi dell’epoca (un po’ nello stile di quelle estenuanti e nostalgiche catene di Sant’Antonio generazionali del “Noi che…”).
Il libro però pecca e delude proprio dove vuole farsi più sarcastico e ironico, ovvero durante gli episodi “del presente”. La narrazione è sacrificata all’unico fine di sottolineare quanto negli anni siano cambiate le cose e quanto queste cose fossero meglio prima. La voce narrante elenca situazioni in cui si lamenta dell’arroganza dei genitori, del precariato degli insegnanti, della xenofobia dei bambini della sua classe, fino a esprimere giudizi di merito che, sarcasmo a parte, suonano assolutamente gratuiti. Forse si tratta di un espediente letterario per descrivere lo scoramento di un maestro frustrato, ma questo continuo porsi a priori su un piedistallo, oltre che stridere con l’immagine bonaria che per l’intero libro si ha del protagonista (e col quale risulta anche facile immedesimarsi) si rivela molto azzardato.
I limiti di questo libro sono tutti qui: nonostante la versatilità dei temi trattati, nonostante i singoli episodi siano raccontati con sentimento, Marfisi non è andato oltre il mero descrivere e sottolineare realtà che ormai sono socialmente evidenti, mancando il confronto con la costruzione di un disegno un po’ più ampio del semplice parallelo Passato/Presente (e Futuro).

 

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