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Autore: Dante Maffia Titolo: Milano non esiste Edizione: Hacca, Matelica (MC) 2009 Pagine: 202
Un lungo monologo di rabbia e nostalgia, Milano non esiste è incrostato di disadattamento urbano e sudore. Tra la nebbia di Milano e l’onda lenta dello Jonio c’è un operaio ancora arrabbiato e soprattutto c’è l’orgoglio, o una sorta di ossessione, delle proprie radici. Una nevrosi che fa contare i giorni che mancano alla pensione, che fa sognare la casa da finire di fronte al mare, là, al paese in Calabria, e che non sente ragioni, ma solo passioni. Un’odissea emotiva, dove il nostos diventa perno letteraio e esistenziale del romanzo: un operaio calabrese a Milano, sposato con una donna del posto, che, ad un passo dalla pensione, inizia il suo lento avvicinamento verso casa: in bilico tra il ritornare e il rimanere, racconta la sua vita logorata tra fabbrica e voglia di andar via, elegendo a paradiso terrestre la sua Calabria – una Calabria che, come spesso succede per le idee romantiche, probabilmente non esiste. L’emigrante è l’affannoso centro del romanzo di Maffìa, la frustazione dello sdradicamento, l’emarginazione un po’ voluta, un po’ subita, la lontananza dagli affetti: “Gli emigranti sono vermi fuori posto, non vivono nella mela dove sono cresciuti, nella ciliegia sull'albero, ma dentro un piatto estraneo e rischiano d'essere schiacciati a ogni istante.” Con una scelta linguistica che richiama il carattere genuino e intenso del protagonista, il romanzo è uno scontrarsi continuo con Milano e con la famiglia, i sei figli che di Milano vivono, la moglie milanese che dopo anni non lo capisce più; un continuo scontrarsi con una vita di sacrifici, disumanizzata e senza relazioni. Milano non esiste è un legame mai spezzato con la terra d’origine, un legame che Maffia rende compulsivamente vivo, unico pensieroe pretesto di vita. Ed è quello il sogno dopo 40 anni di fabbrica: ritornare al paese con la famiglia. Ma non torneranno, non la sua famiglia.
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