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Autore: Marco Ravasio Titolo: Passaggi e altri abbandoni Edizioni: Livello 4, Roma 2007 Pagine: 134
Passaggi e altri abbandoni, sarò schietto, non è una lettura che arricchisce. Si tratta di uno di quei romanzi formati da più storie, che in partenza viaggiano su sedi proprie per poi intersecarsi gradualmente, fino a creare una rete di rapporti e relazioni condivise. Nello specifico qui abbiamo 4 storie principali: un ex calciatore di seria A finito nel dimenticatoio, un carcerato che ha a che fare con un processo di riabilitazione sociale, un immigrato ucraino bellissimo, un ragazzino che conosce gli abbandoni. Attorno a queste 4 storie gravitano altri personaggi, con altrettante storie e accadimenti minori. Tutto questo (ecco uno dei problemi maggiori del libro) in sole 134 pagine. Queste storie non hanno il tempo necessario per fiorire, i personaggi per crescere e svilupparsi, cambiare. Di fatti il libro procede per episodi che si alternano frequentemente, il punto di vista dello scrittore arriva sempre a scena iniziata e i personaggi è come se ogni volta venissero sorpresi nel bel mezzo di un qualcosa. Questa frammentazione della storia ne acuisce la sensazione di fretta e superficialità. Superficialità non nel senso che i personaggi non vengono descritti nelle loro motivazioni interiori, o che non hanno spessore psicologico (anzi, Ravasio si danna l’anima per giustificare, spiegare, far tornare i conti in modo credibile), ma tutto questo ci viene offerto già pronto, risolto, tramite ricordi e flashback. Infine, non aiuta la totale eterogeneità e (mi scusi l’autore) piattezza dei temi e delle situazioni trattate. Si tratta di un mosaico di storie che sta assieme solo perché un personaggio è il padre dell’altro, perché l’altro va a letto con quella, e quella è la moglie di... Non me ne voglia l’autore, la sua volontà è da apprezzare, si vede l’amore che prova per i suoi personaggi e l’attaccamento che prova per certe situazioni e accadimenti della vita (sarebbe stato molto più facile scrivere un libro ruffiano, e questo non lo è). Purtroppo paga lo scotto di essere troppo influenzato da un certo modo di raccontare le storie che andava per la maggiore all’inizio del decennio. Di sicuro gli appassionati della struttura a episodi/mosaico apprezzeranno più di me.
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