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Minchia di Re PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulia Pazzola   
Martedì 09 Marzo 2010 00:00

minchia di re, giacomo pilati, giulia pazzolaAutore: Giacomo Pilati
Titolo: Minchia di Re
Edizioni: Mursia, Milano 2004
Pagine: 185


La “donzella di mare” è un pesce ermafrodito. Ma nella Sicilia popolare “la Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova”.
Minchia di Re è la storia di uno scandalo perduto nella Sicilia dell’ottocento che si fa romanzo, la storia di una donna che da Pina diventa Pino per amore. A raccontarla è il forte io narrante della protagonista, dal primo momento della sua nascita fino alla vecchiaia e alla morte, passando per una vita intensa, piena di sofferenza, durezza, difficoltà, lotte interminabili, un grande amore ma soprattutto un’intensa femminilità.
L’Isola Lunga è un luogo splendido, teatro di ingiustizie e soprusi, dove domina incontrastato il barone Burruto. Il curatolo, padre di Pina, gestisce la cava di tufo dell’Isola, consegnando parte dei proventi al barone e tenendo per sé il resto, sfruttando senza sosta l’operosità degli abitanti e condannandoli ad una vita misera e sottomessa. La sua prepotenza sul lavoro come in famiglia ne fa un personaggio scuro, rigido, senza possibilità di riscatto morale.
Il romanzo si apre infatti davanti agli occhi di un padre che punta il coltello alla gola della moglie perché partorisca un maschio, e in quel momento quella ragazzina di quindici anni con la federa del cuscino fra i denti e una lacrima che le scorre in viso, quella donna che non sa gridare, che non ha la forza di rispondere, dà alla luce una bambina di nome Pina, una femmina, nel più completo silenzio. È un po’ una scena simbolo del romanzo: un padre spietato, aggressivo, violento; una madre sottomessa, incapace di ribellarsi al marito; e Pina, che sovverte ogni possibilità, che nasce mille volte donna e mille volte contro ogni aspettativa.
E contro ogni aspettativa, in un bel mattino di sole vede Sara, la figlia del custode del palazzo Burruto, e subito si innamora del suo incarnato bianco impermeabile alla luce e dei suoi ricci chiari e morbidi.
Dentro di sé Pina sa immediatamente che non si tratta di “peccato”, che non c’è niente di spaventoso, niente di cui debba vergognarsi per l’amore verso un’altra donna;  per Sara invece non è facile accettare ciò che sta nascendo tra loro. Tuttavia entrambe si arrendono ben presto all’intensità del sentimento e della passione che le lega.
“Si siede, è accanto a me. E ride. E io le prendo ancora la mano e la stringo. E non ci diciamo più niente. Noi due da sole dentro il buio. Con il cielo che ci casca addosso e il mare che si prende il ritmo dei nostri affanni e li fa diventare musica. Noi che da lontano sentiamo solo i colpi dei tamburi della banda, noi che da lontano vediamo un puntino nero col cuore spezzato. E non ci diciamo niente. E poi io che l’abbraccio. E noi che restiamo abbracciate non so per quanto tempo, schiacciate contro la notte che ci culla e ci perdona.”
Per poter amare Sara, Pina accetta di diventare uomo e di prendere il posto di suo padre alla cava. Riesce così a rendere più dignitoso il lavoro degli operai e più umana e serena quell’isola.
Minchia di Re è una lettura carica di immagini, limpidezza, fluidità, colori accesi, tenui, sfumati. Descrive con estrema dignità e dolcezza il sentimento d’amore prima di tutto, e con coraggio affronta la difficoltà – e insieme la naturalezza – di scoprire in sé l’amore per una persona del proprio sesso, un amore che ancora oggi è scandalo, vituperio e quando non è scandalo è motivo di battute goliardiche o di riso malamente trattenuto.
Giacomo Pilati restituisce un’immagine bellissima dell’amore, cogliendone con pienezza il lato femminile e veicolando i sentimenti con immagini efficaci, immediate e grande cura nella scelta delle parole. Le frasi sono scorrevoli e morbide, agili, veloci, quasi come a seguire pagina per pagina nella corrente quel pesce ermafrodito e vederlo finalmente e pienamente diventare Viola di Mare.

 

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