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Titolo: Madonne nere Autore: Simona Dolce Edizioni: Nutrimenti, Roma 2008 Pagine: 102
Tre donne, tre generazioni: Alina, la figlia Rinulla, la nipote Marina. E gli uomini, artefici ma anche strumenti di una angosciante storia di incesto e disamore, di follia e quotidianità. Nessuna luce, se non alla fine, quando Marina riuscirà a spezzare la catena che la teneva legata a un destino senza speranza di riscatto. Se uno degli scopi della narrativa è far scaturire emozioni nel lettore, il romanzo di esordio della palermitana Simona Dolce (classe 1984), assolve in pieno questa finalità. Già dalle prime pagine e a mano a mano che si prosegue nella lettura di “Madonne nere” (Nutrimenti, 2008) si viene travolti dalle emozioni, e non solo per la storia narrata, ma per lo stile di scrittura utilizzato dalla giovane autrice: ossessiva, paludosa, martellante, a volte brutale, simile a una musica rap che scava nell’animo e chiede risposte. Si vorrebbe prendere il libro e riporlo, ma non ci si riesce, perché le voci di Alina, Rinulla, Marina, le tre madonne nere, rimarrebbero comunque dentro al lettore. E allora, per liberarsi da questa ossessione, bisogna arrivare all’ultima pagina, alla parola fine. Non è una lettura facile, a volte i personaggi sembrano confondersi fra loro, non si riesce a capire immediatamente se il punto di vista sia quello di Alina, di Rinulla o di Marina. Ma credo che questa uniformità, questa sorta di indifferenziazione, sia voluta, magari anche inconsapevolmente, dall’autrice. La confusione è uno stato intrinseco alla storia, così come lo è la follia. È una lettura faticosa, è una scrittura, quella di Simona Dolce, che provoca dolore, angoscia. Ma chi l’ha detto che leggere sia un’operazione facile, indolore? Lettura vuol dire anche crescita, e da sempre sappiamo che si cresce anche attraverso la sofferenza.
Nonostante la storia e i personaggi che l’attraversano non siano certo edificanti, su tutti i sentimenti e le emozioni che la lettura di questo romanzo mi hanno suscitato, alla fine quello che prevale su tutti è una sorta di pietas. Per tutte e tre le madonne nere, anche per la crudele e distruttiva Alina.
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