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Storie scellerate PDF Stampa E-mail
Scritto da Vito Ferro   
Martedì 16 Febbraio 2010 00:00

Autorestorie scellerate, ettore malacarne, vito ferro: Ettore Malacarne (a cura di)
Titolo: Storie scellerate
Edizioni
: Cabila, Milano 2009
Pagine: 172


Scellerato significa “macchiato di un delitto”.
Ma, anche se vero assassinio c’è, in queste tredici storie molto eterogenee tra loro (apparentemente), il vero delitto è un altro. Tredici voci che narrano un’impossibilità costante a vivere: è questo il limite contro cui si arrestano i personaggi descritti mirabilmente da alcuni dei più interessanti giovani scrittori italiani del presente.
Imbrigliati in qualcosa che non capiscono, ma consci di questa ignoranza, i protagonisti cercano una strada di autenticità, un venir fuori che dia pace ma soprattutto senso ad azioni e pensieri. Soprattutto pensieri.
Poiché, nella scatola di vetro che è diventato il nostro presente (isolati l’uno dall’altro anche se vicini, nessun contatto possibile nonostante la comunione parentale o affettiva), altro non resta di personale, e gestibile, dei propri pensieri.
Pensieri, attenzione, e non emozioni: effetto controproducente di questo imposto esercizio di solitudine è appunto lo schiacciamento verso il basso di ogni possibile emozione, la rinuncia più o meno volontaria alla gioia, al sentimento. Ci prova qualcuno, certo: ma subito scende dall’alto la mano misteriosa, quasi kafkiana, ad impedire la profondità del cuore. Può assumere, questa imposizione (o meglio negazione), il volto e gli ordini ottusi della burocrazia, i rivoli vividi della malattia, la mercificazione dei corpi, l’assenza, la morte.
Racconti quindi che parlano del nostro tempo? Sicuramente c’è un’attenzione doverosa alle dinamiche socio-antropologiche che stanno rivestendo i nostri anni, ma questo tentativo di descrivere (interpretando, prefigurando) l’attuale si svolge innanzitutto su di un piano stilistico e formale, ed in primis nel linguaggio. Parole scorticate, parole raggrumate intorno al vorticoso scandirsi del nostro tempo, che ci restituiscono cose fatti azioni riflessioni mode e idiosincrasie dell’oggi più bieco, materiale, claustrofobico. Parole che sembrano prese dalla testa del vicino di posto in metropolitana, quello che sta col capo chino, le cuffie alle orecchie, lo sguardo vacuo. Quello che facciamo finta di non vedere, come se potesse, in qualche modo misterioso, contagiarci. Parole così e anche silenzio, inghiottito amaro.
Ma i contenuti hanno un che di universale, oggettivamente narrabile e applicabile per qualsiasi tempo: c’è di fondo, in tutti i racconti dell’antologia, la lotta privata e destinata allo scacco dal vago sapore romantico. Un romantico però che fa i conti con i guasti irreparabili di una adolescenza comune sfociata in una maturità faticosa, ingestibile. Forse cinica, ma chi meglio dei cinici può descriverci la ricerca della felicità, o perlomeno la malinconia che si prova al contatto con la sua mancanza?
Ne Il sostituto, l’ottimo Luca Ricci, ci restituisce un ritratto coniugale allucinato e in quanto tale vero, verissimo. E che dire della spietata (senza pietà: né attiva né ricevuta) velina di Eliselle? La sua immagine si sogna già riflessa nelle televisioni di tutta Italia, mentre il suo corpo se ne sta impantanato nella cioccolata e nel compromesso umiliante. Un padre malato, nel racconto di Elena Varvello sembra mostrarci, paradossalmente, la via della salute interiore; il lutto minimo della morte del proprio cane, nello scritto di Diego Fontana, diventa emblema della costrizione a cui sono sottoposti i nostri sentimenti da parte della mancanza di libertà, dall’istituzionalizzazione perfino del dolore; anche una semplice ricerca di fumo da parte di ragazzini vogliosi di esperienza è destinata a concludersi con lo smacco, sia esso un semplice schiaffo davanti ad una cena triste. Ma il vero valore aggiunto dei racconti presenti in Storie scellerate è la porticina che essi sono in grado di schiudere: a volte utilizzando un’ironia sottile, a volte una surrealtà comunque logica, sempre una verità apocalittica (rivelatrice), essi aprono il tendono che sta dietro il sipario del mondo e ci invitano a buttare uno sguardo. Non sarà consolante, ciò che si vede oltre, ma di sicuro potrà darci la consapevolezza di cosa agiti, realmente, il nostro indaffarato, incosciente smaniare.

 

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