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Autore: Alessandro Marchi Titolo: Parada Ópera Editore: Mauro Pagliai, Firenze 2009 Pagine: 212
In un momento di svalutazione e declino, quando non di dileggio e di aperta ostilità, di ciò che può rappresentare la diversità culturale, la narrazione di Alessandro Marchi ha il piglio virale di chi esplora le piccole tensioni e le divergenze che si creano, invece, in un ambito di vicinanza culturale, nonché storica e politica, per aprire nuove prospettive. Il suo esordio narrativo non fornisce nuove esperienze della realtà, ma, proustianamente, nuovi occhi per farne esperienza. E quando, per esempio, non si capisce bene cosa siano i fenomeni migratori che hanno portato alla ribalta la tendenza globale alla pluralità e all’ibridazione delle culture, in realtà antica come l’uomo (torna alla mente la giornata del perfetto americano medio, così com’è stata raccontata dall’antropologo Ralph Linton, in un famoso articolo apparso sull’“American Mercury” del 1937, facilmente rintracciabile in rete), anche la storia tutto sommato ordinaria e negli schemi di uno sradicamento economicamente e socialmente poco o per nulla traumatico può essere utile a inquadrare la situazione, a vestire i panni dell’altro. Così, l’italiano emigrato con la famiglia in Spagna, protagonista di “Parada Ópera” – l’esordio letterario (Mauro Pagliai, Firenze, 2009) di Alessandro Marchi – ha, in effetti, l’opportunità di realizzare i propri sogni, diventando giornalista, e giornalista d’inchiesta, ma è poi costretto ad abbandonarli e ad accettare la “retrocessione” alla rosa. La chiusura diventa anche esistenziale: l’italiano si muove in un ambito generazionale di trentenni italo-iberici che si vedono ormai vicini agli “anta” e che si sentono costantemente spinti a riconsiderare le proprie condizioni di vita in termini di “insoddisfazione” quando non di “fallimento”. Attorno a lui, non c’è più l’euforia della movida, né il fermento culturale e politico che l’ha sostenuta; il boom economico è diventato vorace, predatorio, soggetto a consistenti infiltrazioni mafiose; il singolo vive la disaggregazione sociale e, anche davanti a eventi di grande impatto traumatico, vi è mancanza di partecipazione politica, o, al contrario, tonnellate di disincanto… Il tentativo del protagonista di rialzare la testa sarà incerto e, soprattutto, tardivo, ma avrà la forza di illuminare questo scenario in tutta la sua complessità: non si tratterà, dunque, di uno scacco definitivo, ma la chiusura, con successo, di quel Libro che il giornalista avrebbe sempre voluto scrivere e che esprime la pluralità della sua esperienza – divisasi, ma anche moltiplicatasi, tra Spagna e Italia. |