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Romanzi in tre righe PDF Stampa E-mail
Scritto da Erwin De Greef   
Lunedì 01 Febbraio 2010 00:00


tre righeAutore: Félix Fénéon
Titolo: Romanzi in tre righe
Edizioni: Adelphi, Biblioteca minima, Milano 2009
Pagine: 58


Félix Fénéon (1861-1944), nato casualmente a Torino – durante una delle tante trasferte della madre al seguito del padre commesso viaggiatore – e cresciuto in Borgogna, dopo avere vinto un concorso pubblico si trasferisce a Parigi per lavorare al Ministero della guerra. Anarchico e politicamente impegnato, nel 1894, si fa coinvolgere nell’attentato all’Hotel Foyot che gli costa tre mesi di galera e il lavoro. Frequentatore dei circoli culturali e amico dei Simbolisti, scrive per “La Vogue” contribuendo a dar fama ai lavori di Bonnard, Pisarro, Seurat e Toulouse – Lautrec. Collabora anche con “Le Père Peinard” e “En Dehors” di cui arriva a ricoprire l’incarico di direttore. In seguito, per otto anni, è alla direzione della rivista “Revue Blanche” per poi passare a “Le Figaro” e “Le Matin”, dove dal 1906 scrive senza firmarli circa millecinquecento romanzi in tre righe. Dopo di che, Fénéon sparisce, ingoiato dall’irresistibile desiderio di vivere nel silenzio. Di lui ci rimangono i suoi deliziosi romanzi in tre righe: una per l’ambiente, una per la cronaca più o meno nera, una per l’epilogo a sorpresa. “Leggere per credere” fu il suo motto e, in effetti, nell’assai intricante selezione a cura di Matteo Cedignola per i tipi dell’Adelphi possiamo gustare centocinquanta romanzi sagaci e sempre ad effetto di Fénéon. Si tratta di storie di cronaca – dal tentato omicidio al “semplice” ritrovamento di un bambino in lacrime – che sono proposte al lettore con l’ardire di una lente di ingrandimento che fa cogliere l’aspetto inatteso, insolito della vicenda. Per necessità e per qualità narrativa, la parola si fa essenziale e la sua forza di comunicazione è densa come mai. Gli ambienti – il genius loci di stevensoniana memoria – sono presentati con un colpo di pennello che per forza evocativa più che descrittiva si materializzano dal nulla. I personaggi sono raccontati con una battuta o – come si fa per un amico – col solo nome.  Il risultato di questa alchimia è un romanzo completo in ogni sua parte e spesso ironico come, per fare un solo esempio, quello in cui si legge: “Perronnet, di Nancy, l’ha scampata bella. Mentre rientrava a casa suo padre Arsène, saltando dalla finestra, si è sfracellato a un passo da lui”. Per chiudere, non resta altro che ammettere che nella scrittura di Fénéon c’è grande tecnica, che è da gustare e, per chi avesse voglia di scrivere racconti, soprattutto da studiare.

 

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