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C’ero io, e c’eri anche tu. Ricordi? Tu portavi le pizze vere, e io portavo le altre, quelle da proiettare. E ci scherzavamo su. Sempre allo stesso modo. “Dammi una pizza delle tue, io te ne do una delle mie.” E giù a ridere a battute che cinquant’anni fa erano già vecchie. Ce ne stavamo seduti qui, in quest’angolo, a mangiare. Ci passavamo una birra calda, parlavamo del più e del meno, sussurrando per non farci sentire, mentre il proiettore andava per conto suo. Ogni tanto dovevo solo controllare che il film fosse a fuoco, o centrato, o tutt’e due. Se non lo era, posavo la birra e sistemavo l’inquadratura. Mentre lo facevo, tu, come se ti sentissi in colpa a restare seduta mentre io mi davo fare, ti alzavi a andavi alla finestra. Con una crosta di pizza fra i denti te ne stavi in silenzio a fissare la costruzione di fronte. Forse ascoltavi le fronde degli alberi frusciare. “Che guardi?” ti chiedevo io voltandomi appena, continuando a mettere a fuoco Gary Cooper. “Niente” dicevi. Poi sospiravi e attraversavi la cabina fino ai pantaloni che avevo appeso alla parete. Frugavi in tutte le tasche, in cerca di una sigaretta che immancabilmente trovavi. “Non si può fumare qui dentro” ti dicevo io severo, sapendo che non mi avresti ascoltato. Tu scrollavi le spalle, prendevi l’accendino dalla tasca della camicia appesa insieme ai pantaloni, e ti accendevi la sigaretta lanciandomi un divertito sguardo di sfida. “Giù fumano tutti” dicevi, facendo un cenno verso il basso, verso la sala. “Giù sono degli incivili.” Guardavo in alto, dietro di te, dov’erano appese le pizze vecchie di decenni. Film muti di cui nessuno si ricordava più. “E non ci sono pellicole infiammabili come quelle. Vuoi finire arrostita?” Gli occhi ti luccicavano per qualche istante, forse attratta all’idea di morire in quel modo. Ma poi tornavi alla finestra e scaricavi la prima cenere giù, sullo spiazzo. Dal basso ci arrivavano suoni di sparatorie, urla indiane, rapine al treno, diligenze. Era strano baciarsi con quel sottofondo. Era speciale. Era il nostro segreto. Ricordi? C’eri tu, e c’ero anch’io. Poi soltanto io. Adesso non c’è più nessuno.

[racconto per spazi indecisi in occasione di cicli indecisi] |