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Scritto da Tom Cho   
Mercoledì 18 Gennaio 2012 00:00

Suitmation
La suitmation è una tecnica di effetti speciali che comporta l’uso di un attore in tuta-gommata.
L’esempio più famoso di suitmation si trova nei film di Godzilla. Negli anni, vari attori suitmation hanno interpretato il ruolo di Godzilla.
I primi tempi della suitmation erano tempi difficili per gli attori suitmation: le tute, che generalmente erano fatte di schiuma di lattice, erano pesanti e scomode. Haruo Nakajima, che interpretò Godzilla fino al 1973, perse 20 chili durante le riprese del film originale di Godzilla del 1954.
Di questi tempi le tute-gommate sono molto più comode ed è più facile che rappresentino umani, piuttosto che mostri. Sono anche di gran lunga più realistiche e molto meno costose da produrre. Tutto ciò ha permesso alla suitmation di valicare i confini del cinema e di diventare un prodotto alla portata del consumatore comune.
Di conseguenza la suitmation ha cambiato la nostra società. La maggior parte delle persone che conosco sono in possesso di almeno una tuta suitmation. Inoltre, la maggior parte di queste persone indossa una suitmation ogni giorno.

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Mio fratello Hank mi regalò la prima tuta quando avevo quindici anni. Ero sempre stato un fan sfegatato di Suzi Quatro perciò finii col ricevere una tuta di Suzi Quatro.
Portammo la tuta a casa. Io la volevo provare al più presto quindi la tirai fuori dal suo involucro. Includeva la classica tuta in pelle di Suzi e gli stivali con la zeppa in pelle di serpente. Anche la parte della testa riproduceva perfettamente il viso e la pettinatura di Suzi del 1973.
Chiusi gli occhi ed annusai il tessuto in pelle nera. A quel punto non riuscivo più a trattenermi così mi infilai la tuta di Suzi Quatro e me la aggiustai sul corpo. Hank mi aiutò con la parte della testa e mi mostrò come chiudere la lampo della tuta. Andammo in camera di mia madre dove c’era uno specchio a figura intera. Mi avvicinai allo specchio, mi guardai e fui pervaso dalla gioia quando vidi Suzi Quatro che ricambiava il mio sguardo gioiosamente.
La tuta preferita di mio zio Wang è la sua tuta di Tony Danza. Tutti gli dicono che è esattamente uguale a Tony Danza. In effetti lo zio Wang una volta mi ha confidato che gli piace guardarsi allo specchio del bagno e dire al suo riflesso: «Ehi! Non è che sei quel tale che era in quel programma, Casalingo Superpiù? ».
Persino mia madre ha una tuta. Mi ricordo di quando le feci visita il giorno di Natale, cinque anni fa. Camminai impettito verso casa sua nella mia tuta di Suzi Quatro e suonai il campanello. Lei aprì il portone d’ingresso e sulla soglia ecco che apparve niente popò di meno che Olivia Newton-John.

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Per quanto mi piaccia la suitmation, mi sono accorto di avere dei sentimenti contrastanti circa la sua popolarità. Di questi tempi tutti indossano tute, tutti sono delle celebrità.
Di conseguenza, non so più chi siano i miei amici. Sono tutti stelle del cinema e pop star. E poi c’è la questione di mia madre. È molto più felice da quando è diventata Olivia Newton-John. In effetti di recente si è messa a dire a tutti i suoi amici che Olivia Newton-John ha un fascino eterno. Mia madre ed io non siamo mai stati in rapporti stretti e adesso mi chiedo se lo saremo mai. Ho come la sensazione che rimarrà Olivia Newton-John per il resto della sua vita.

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Ho un’ultima cosa da dire, e cioè che la settimana scorsa è successo qualcosa di terribile.
Il panificio di mia zia Wei è stato derubato. La zia Wei aveva aperto il negozio nel sobborgo di Footscray più di venti anni fa. Ha sempre adorato il suo negozio e non era mai stata derubata fino alla settimana scorsa.
Il panificio è stato derubato subito dopo la ressa dell’ora di pranzo, quando anche l’ultima focaccia di maiale era stata venduta. I due perpetratori erano somiglianti in modo impressionante a Daniel e al Maestro Miagy dei primi tre film di Karate Kid. Hanno rubato più di duemila dollari in contanti. Hanno preso anche la macchina per affettare il pane e il forno per gli sformati. Come se non bastasse hanno legato la zia Wei che aveva proprio l’aspetto di Angela Lansbury nella Signora in giallo.

La zia Wei dice che adesso venderà il negozio.

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A cena con mio fratello
Andato alla casa nuova di Hank in città ieri sera. Hank era davvero contento di vedermi. Mi ha guidato orgogliosamente in un tour della sua casa ultramoderna e poi mi ha cucinato una cenetta coi fiocchi: maiale in agrodolce secondo la ricetta tradizionale passata di generazione in generazione nella nostra famiglia. Dopo cena siamo finiti a discutere dei nostri nomi cinesi e del loro significato. Entrambi concordavamo sul fatto che il significato del nome di una persona sembra assumere una gran importanza nella cultura cinese. Detto a Hank che papà ha scelto il mio nome cinese ma che io non sono mai stato soddisfatto del significato. Il mio nome cinese (che mia madre sostiene essere un nome davvero grazioso) apparentemente significa “Trotterellerò e coglierò trifogli da prati lussureggianti”. Lo odio lo odio lo odio. Detto a Hank che neanche a nostra zia Wei piace il suo nome cinese. Il suo nome significa “Un imene molto carino e intatto”. Hank ha detto che stavamo criticando troppo. Ma dice così solo perché il suo nome cinese significa “Un imperatore molto astuto e onnipotente con una fedele armata di milioni di soldati”. So che mio nonno si schiererebbe dalla parte di Hank, ma è perché il nome del nonno significa “Non solo intelligente e fortunato, ma anche forte, bello e patriottico”. Però c’era una cosa su cui io e Hank ci trovavamo d’accordo: ci ricordammo di quando nostra cugina Loto Estivo ebbe il suo primo figlio e nostra nonna aveva il compito di scegliere il nome cinese del neonato. Ricordo molto bene quel pomeriggio al Royal Women’s Hospital. L’intera famiglia circondava il letto di Loto Estivo. Loto Estivo sollevò il neonato e lo mostrò a tutti i presenti prima di adagiarlo tra le braccia di nostra nonna. Nostra nonna squadrò il bimbo con uno sguardo e scelse un nome che significa “Media Impresa”. Ora, quasi due anni più tardi, io e Hank conveniamo che quel nome aveva costituito una scelta davvero strana. Poi Hank raccontò la storia dell’arrivo di papà in Australia dopo il lungo viaggio in barca dalla Cina. Papà arrivò a Brisbane e i funzionari dell’immigrazione gli chiesero di sostituire il suo nome con un “equivalente approssimativo” inglese. Papà si rifiutò perché non c’era nessun nome anglicizzato che potesse approssimare il significato del suo nome cinese, che si traduce a grandi linee con “Signor Meraviglioso”. Pare che ci fu una grossa disputa, ma papà ebbe la meglio. Sentire quella storia mi fece venir voglia di dire a Hank qualcosa che una volta papà mi aveva detto sul mio nome cinese. Circa dieci anni fa, quando scoprii di avere un nome cinese, chiesi a papà perché avesse scelto quel nome per me. Papà rispose che quando un genitore sceglie il nome del proprio figlio, esprime un desiderio che il genitore spera si avveri per il proprio figlio. Poi confessai a Hank la salda convinzione che se potessi scegliere un nome tra tutti, sceglierei “Marlon Brando”. Gli ho detto che ritenevo fosse un nome che esprimeva i desideri che io avevo per me stesso. Hank allora dichiarò che se potesse scegliersi un nome sceglierebbe “Indiana Jones”. Disse che era per via degli slogan pubblicitari dei film di Indiana Jones. Mi citò lo slogan: «Se “l’avventura” avesse un nome, quel nome sarebbe “Indiana Jones”». Ho detto a Hank: «Se “storia lavorativa rattoppata” avesse un nome, quel nome sarebbe “Tom Cho”». Hank fu d’accordo.

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A cena con mia nonna
Sono a casa di mia nonna per cena. Mi piace far visita a mia nonna. Anche se non sappiamo molto l’uno dell’altra e non abbiamo nemmeno le competenze linguistiche nella stessa lingua, mi fa piacere stare con lei e passare un po’ di tempo a casa sua. Mia nonna vive in una casa a due piani. È stracolma di ogni sorta di oggetti e cimeli cinesi. Anni fa, quando ero un bambino, ho aiutato la mia famiglia a passare in rassegna tutto quel che la nonna si era fatta spedire dalla Cina all’Australia. Questa collezione è abbastanza considerevole. Ha dei vestiti tradizionali cinesi che comprò molti anni fa, dei gioielli cinesi in vera giada che ereditò da sua madre, dei poster cinesi che le diedero alcuni amici in Cina, delle salme di persone cinesi che rubò dai cimiteri di Pechino, e così via.

Mia nonna serve la cena nella sala da pranzo. Ultimamente, anche se si è indebolita, insiste ancora a voler preparare la cena senza nessun aiuto. Stasera ha cucinato il pollo al limone secondo la ricetta tradizionale passata di generazione in generazione nella nostra famiglia. Sorrido a mia nonna e indico il cibo mentre le faccio i complimenti per le sue doti culinarie. Mia nonna non conosce molte parole in inglese quindi risponde: “Mon chien a été vacciné contre la rage. On lui a ensuite fait une analyse de sang, avec un résultat satisfaisant. Mon animal ne réside pas en France. Il n’a donc pas besoin d’être tatoué.”

Una cosa interessante su mia nonna è che si chiama Bruce. Apparentemente la cosa è dovuta a un incidente occorso quando mio nonno cominciò a fare la corte a mia nonna. I miei nonni si sono incontrati inizialmente durante una vacanza in montagna. Non c’era niente che i miei nonni amassero più di percorrere le piste di Shangai su un paio di sci, e fu su quelle piste che si incontrarono per la prima volta e si innamorarono. Mio nonno si era audacemente avvicinato a mia nonna in prossimità della seggiovia. Le aveva domandato quale fosse il suo nome, e lei gli aveva chiesto in modo seducente che nome lui avrebbe voluto che lei avesse, e lui dichiarò che voleva tanto che il suo nome fosse Bruce, e così ora mia nonna deve rispondere a quel nome.

Dopo cena, la nonna tira fuori il brandy e i sigari. Mia nonna adora fumare sigari e indossare tute da ginnastica sformate. Le uniche occasioni in cui fumo sigari e indosso tute da ginnastica sformate sono quelle in cui vedo mia nonna, seppure io abbia fumato sigarette e indossato jeans stretti per molti anni. Nel 1981, quando avevo sette anni, scrissi un biglietto che mia madre doveva portare al tabacchi in fondo alla strada. Nel biglietto c’era scritto: “Sono a casa con tutte e due le gambe rotte. Ovviamente la mia mobilità ne ha risentito e così mando mia madre a comprarmi le sigarette. Potrei avere un pacchetto di sigarette al mentolo light?” Un uso regolare di quello stesso biglietto e la cooperazione di mia madre nell’intera faccenda mi mantennero nel giro delle sigarette fino all’8 maggio 1992, quando diventai grande abbastanza da potermi comprare le sigarette da solo.

Come sempre, dopo il brandy e i sigari, mia nonna tira fuori il suo libro di lingua cantonese e passa un’ora la mio fianco istruendomi sul cantonese. Ci sediamo al tavolo della cucina e lei apre il libro per farmi vedere delle nuove parole che vorrebbe imparassi. Mi impegno sempre molto alle lezioni di cantonese perché far contenta mia nonna mi rende felice. Sfortunatamente, il cantonese è una lingua molto difficile da imparare. Uno dei motivi della sua complessità è che si tratta di una lingua tonale. Questo può causare molti problemi perché cambiare il tono di una parola può alterarne del tutto il significato. Quindi, per un principiante, la parola per “macchinario elettronico per lo smistamento della posta” ha un suono molto simile alla parola per “servizio di giurato obbligatorio”, e la parola per “non è un gatto” può avere un suono molto simile alla parola per “i norvegesi”. Mia nonna mi mostra la parola per “il maiale e i gamberi sono davvero un connubio felice?” e anche la parola per “il proiettore si è rotto e io sono il tecnico addetto alle riparazioni”. Imparo anche ad applicare i cambi tonali necessari per convertire la parola per “indovina qual è la mia casa?” nella parola per “sento odore di bruciato”.

Una volta terminata la lezione di cantonese, è ora di andare. Saluto mia nonna e me ne vado. Proprio mentre percorro il vialetto lastricato, sento che mi chiama. Mi giro. Mi sta salutando con la mano. Sorride e mi dice: «Si vous avez besoin de viande, vous allez chez le boucher. Vous pouvez y acheter toutes sortes de viands et de volailles, et si vous avez envie de bon jambon, ou de pâté ou d’autres produits du porc, vous allez chez le charcutier».

*

A cena con la zia Ling e lo zio Wang
Sto andando all’appartamento di mia zia e mio zio per cena. Mi piace far visita alla zia Ling e allo zio Wang. Entrambi adorano avere ospiti. La zia Ling è anche un’incredibile cuoca e le sue cene di solito sono un’occasione per mettere in mostra il meglio della cucina cinese del nord. Anche se il loro monolocale è decisamente piccolo, ha una cucina alquanto grande. Questa cucina ha un’insegna al neon appesa al muro che dice “Cucina orientale per intenditori” e alla zia Ling piace stare in cucina a rimestare pietanze cotte a bagnomaria. Insiste sempre perché io e lo zio Weng facciamo la fila in modo che possa servirci il pollo al limone e il maiale in agrodolce. Quando arrivo a casa loro, la cena è servita molto velocemente come al solito. Pochi minuti più tardi, durante la cena nel salotto, la zia Ling mi dice che qualche volta la sua vita sembra davvero un film di Hollywood. La zia Ling e lo zio Wang hanno vissuto in un villaggio remoto nel deserto del Gobi fino a solo un anno fa, così penso che è interessante che lei senta che la sua vita abbia delle somiglianze con un film di Hollywood. Le chiedo a che genere di film e lei risponde ad un film qualsiasi dalla National Lampoon. Quanto a me, io credo che la mia vita qualche volta assomigli a un gioco di Dungeons & Dragons (o a vari altri giochi di ruolo) ma decido di tenermi questo pensiero per me. La zia Ling poi mi spiega che guarda i film di Star Treck quando vuole evadere dalla realtà ma quando vuole tornare alla realtà guarda i film della National Lampoon. Lo zio Wang dice improvvisamente di aver ricevuto, ultimamente, una dose intrigante di evasione dalla realtà facendo da volontario come cavia per la ricerca sull’interfaccia neurale. Deve andare al laboratorio dell’università tre volte alla settimana ed essere collegato con dei cavi direttamente a un computer. Mentre lo zio Wang comincia a parlarmi di questa ricerca io gli sorrido. Se è vero che io e lo zio Wang non facciamo mai discorsi lunghi e personali, è anche vero che ci rimangono i nostri discorsi sui computer. Inoltre io faccio parte di una famiglia di arrivisti e quindi è abbastanza normale che lo zio sia finito ad avere un’interfaccia bidirezionale tra il suo sistema nervoso centrale e un computer. Ma poi lo zio Wang confessa che il computer a cui viene connesso è un semplice 386DX/33 con Microsoft Word 5, un modello un po’ troppo lento per i suoi gusti. Poi improvvisamente lo zio Wang comincia a ripetere senza sosta:

// Copy text into clipboard
if (OpenClipboard(NULL))
{
HANDLE hMem = : : GlobalAlloc(GMEM_MOVEABLE|GMEM_DDESHARE,
strToLookUp. GetLength ( ) +1);
if ( !hMem) return;
LPSTR lpStr = (LPSTR) : : GlobalLock (hMem);
Strcpy (lpStr, strToLookup);
: : GlobalUnlock (hMem);
VERIFY ( : : SetClipboardData (CF_TEXT, hMem) );
: : CloseClipboard ( );
} else
{
AfxMessageBox ( ‘Failed to open the clipboard!’ );
return;
}

Io e la zia Ling siamo allarmati da questo improvviso cambiamento nello zio Wang. In ogni caso ho delle solide conoscenze nel campo dell’informatica così comincio ad aggiustare lo zio Wang mentre la zia Ling sparecchia la tavola. Scopro ben presto che quei ricercatori universitari gli hanno giocato proprio un brutto tiro. Alla fine mi ci vogliono quasi quattro ore per riparare lo zio Wang, ma il succo della riparazione può essere riassunto nel seguente montaggio in stile MacGyver: Tom che apre la testa dello zio Wang/ Tom che usa un saldatore/ Tom che va in un negozio di computer della zona per comprare nuove parti/ Tom che taglia cavi/ Tom che si asciuga il sudore dalla fronte/ Tom che usa un disco d’avvio per riavviare suo zio/ Tom che fa il debug di vari programmi C++/ Tom che chiude la testa dello zio Wang. È mezzanotte passata quando finisco e lo zio e la zia me ne sono molto grati. Mi ringraziano per il mio duro lavoro. La zia Ling mi abbraccia e mi dice che è proprio fiera di me. Mi giro verso mio zio e ci sorridiamo a vicenda. Siamo d’accordo che, la prossima volta che verrò a trovarli, discuteremo a lungo sui bug di C++ che i ricercatori dell’università avevano installato nel suo sistema nervoso centrale. Mi stringe la mano e poi è ora che me ne vada. Saluto la zia e lo zio e mi giro per andarmene. Ma, prima che possa andarmene, un esercito di orchi entra improvvisamente in casa e ci attacca. Dato che questo è uno scenario tipico di Dungeons & Dragons so esattamente cosa fare. Lancio subito una palla di fuoco che stermina l’intero esercito. Poi mi giro per vedere se la zia e lo zio sono feriti. Lo zio Wang è incolume ma la zia Ling ha perso dei punti vita così prima di andarmene la curo con una pozione curativa e poi la ringrazio per la splendida cena.

[traduzione per malicuvata.it di elena carletti]

 

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