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Negli ultimi anni, aveva avuto un numero piuttosto alto di relazioni sessuali – incredibilmente alto, per un uomo come Baganis che, pur presentando un aspetto particolarmente interessante, non aveva alcuna qualità. Tipicamente, le donne che si portava a letto (ma letto era solo un modo di dire: i rapporti sessuali frettolosi che consumava con le sue compagne, si svolgevano in ogni genere di luogo) erano sposate; poche le signore separate, e poche le prostitute alle quali si rivolgeva, senza alcuna vergogna, quando non trovava qualcuno con cui passare la notte. Le ragazze libere, senza storie in corso, e felici, invece, non comparivano mai nella curva gaussiana delle sue partner. In questa particolare distribuzione statistica non c'era alcuna intenzione: Baganis non aveva una preferenza feticista per i letti nuziali, e per le loro inquiline. La realtà era molto più semplice, e più squallida: Baganis non era un conquistatore, non era un latin lover, non era un dongiovanni; o meglio: dopo esserlo stato per qualche anno, non lo era più. Prendeva ciò che trovava; in cambio, non offriva la storia d'amore della vita, ma una notte, un pomeriggio, un'ora, in cui due corpi, dopo essersi regalati un po' di calore, se ne sarebbero andati per la propria strada. Forse la moglie di quell'uomo era una di quelle signore di mezza età che, un'ora dopo essersi presentate, facevano scivolare un piede sotto il tavolo, con la speranza di trovare qualcosa che non ricevevano, che non trovavano, più da anni – l'assalto di un desiderio vigoroso e sensuale, un'attenzione adulta nei loro confronti, o almeno la vicinanza di qualcuno che avesse ancora voglia di guardarle come se non fossero solo delle mamme. Baganis sapeva che spesso bastava ascoltarle; bastava mettersi di fronte a loro, e lasciarle parlare; bastava non abbassare lo sguardo, non chiudere le orecchie, non rivolgere la propria attenzione altrove: perché gli era chiaro che quando manca l'amore, e quindi la felicità, allora un qualsiasi surrogato diventa prezioso. E lui offriva desiderio surrogato, attenzione surrogata, amore surrogato. Non lo nascondeva a nessuno: con gli occhi tristi, la voce bassa, diceva ti voglio, mai ti amo. Gli incontri erano finalizzati sempre ad un rapporto sessuale: il più possibile completo. Le cioccolate calde che beveva in piccole cucine di periferia, i giri in macchina in Brianza, o verso il lago di Como, parlando del più e del meno, le passeggiate lungo i navigli, erano i preliminari che lui era disposto ad accettare, ma non erano la sostanza di ciò che offriva, e neppure quella di ciò che cercava. Non era più una persona adatta all'amore: guardando una donna che aveva occhiali spessi un dito, si chiedeva quanto tempo avrebbe impiegato per farglieli togliere, come sarebbe stato vedere i suoi occhi nella loro originale dimensione, cosa avrebbero visto mentre lui le leccava, là sotto, così distante; cercava lo stupore di fronte allo svelamento delle areole attorno ai capezzoli – del loro colore, che non si poteva immaginare neppure attraverso i vestiti più attillati. Baganis era implacabile nel portare avanti questa passione da filatelico verso i singoli pezzi delle donne; le proprietarie di quei pezzi, però, erano convinte che fosse il loro corpo intero (con il quale spesso si identificavano), a suscitare tanta passione: passione alla quale non sapevano, o non volevano, resistere.
[tratto dal romanzo La felicità esiste di Paolo Zardi - Alet] |