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di quando rubai una enciclopedia PDF Stampa E-mail
Scritto da Patti Smith   
Venerdì 11 Novembre 2011 00:00


[Dice Patti Smith che il suo nuovo disco, l'undicesimo, sarà ispirato a San Francesco D'Assisi, Dylan Thomas e Il maestro e Margherita di Bulgakov. Pare che in un paio di pezzi suoni la chitarra il suo vecchio amico Tom Verlaine dei Television. Comunque non si sa né data di uscita né niente, quindi freniamo i cavalli. In compenso, sul New Yorker è uscita una storia abbastanza strappalacrime sul primo incontro tra Patti e i libri. Libri rubati, nella fattispecie. L'ha scritta lei. Io l'ho tradotta. Non sono un traduttore. Secondo me è bella. Buona lettura. simone rossi - web: il punto non c'è - mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ]   

Quando avevo dieci anni, vivevo con la mia famiglia in una piccola fattoria nelle campagne del New Jersey. Accompagnavo spesso mia madre al supermercato a fare le spesa. Non avevamo un'automobile, ci toccava camminare, e io la aiutavo a portare i sacchetti.  

Mia madre doveva stare molto attenta a fare le spesa, perché mio padre era in sciopero. Faceva la cameriera, e il suo stipendio e le mance bastavano a malapena a mandare avanti la famiglia. Un giorno, mentre era lì che confrontava i prezzi, uno scaffale con la World Book Encyclopedia catturò la mia attenzione. I volumi erano color crema, con rami d'albero stampati in oro sul bordo. Il primo volume costava 99 centesimi con una spesa di 10 dollari.  

Non riuscivo a pensare ad altro mentre ci aggiravamo tra cereali, latte in polvere, carne in lattina e lievito di birra: volevo quel libro. Quando arrivammo alla cassa e la cassiera iniziò a passare i nostri acquisti sul rullo io me ne stavo lì, trattenendo il respiro. Undici dollari. Mia madre tirò fuori dal portafoglio una carta da cinque, alcune da uno e un po' di spiccioli. Mentre contava i soldi, trovai in qualche modo il coraggio di aprire bocca: "Mamma, possiamo prendere il primo volume dell'Enciclopedia? Costa solo 99 centesimi!".

Non notavo l'ansia crescente di mia madre: non aveva abbastanza soldi per la spesa e dovette riportare sugli scaffali una lattina di piselli. "Non adesso, Patricia - mi disse - Oggi non è un buon giorno". Misi la spesa nei sacchetti e la accompagnai a casa a testa bassa.  

Il sabato seguente mia madre mi diede un dollaro e mi mandò da sola al supermercato a comprare mezzo litro di latte e un filone di pane. Appena entrata nel negozio andai direttamente allo scaffale dei libri. Ce n'era rimasto solo uno, lo presi e lo misi nel carrello. Non mi serviva un carrello, naturalmente, ma ne presi uno così potevo appoggiarci sopra il libro e leggerlo mentre mi aggiravo per gli scaffali. Passò un sacco di tempo, ma non ho mai avuto una gran cognizione del tempo, un fatto che spesso mi ha messo nei guai. Sapevo che me ne sarei dovuta andare, ma non riuscivo a separarmi dal libro. Impulsivamente, me lo infilai dentro la maglietta e tirai su la cerniera della felpa. Ero una ragazza alta e secca, e ogni angolo del libro era ben visibile da fuori...  

Girai tra i reparti per un altro quarto d'ora, poi andai alla cassa, pagai il mio dollaro, misi il latte e il pane nel sacchetto e mi diressi verso l'uscita con il cuore che mi martellava nel petto.  

Qualcuno mi bussò sulla spalla. Mi girai e vidi l'uomo più grosso che avessi mai visto. Era la guardia del supermercato, e mi chiese di ridargli quello che avevo rubato. Io rimasi in silenzio. "Sappiamo che hai rubato qualcosa - disse - se non ce la ridai, dovremo perquisirti". Terrorizzata, mi tirai fuori il librone dal petto.  

Lo guardò perplesso. "Hai rubato un'enciclopedia?".  

"Sì", dissi, tremando.

"Perché non l'hai chiesta ai tuoi genitori?".  

"L'ho fatto - dissi - ma non hanno soldi".  

"Sai che rubare è sbagliato?".  

"Sì".  

"Vai in chiesa?".  

"Sì. Due volte alla settimana".  

"Beh, dovrai dire ai tuoi genitori quello che hai fatto".  

"No, per favore".  

"Allora glielo dirò io. Qual è l'indirizzo?".  

Rimasi in silenzio.

"Beh, allora vuol dire che ti riaccompagnerò a casa".  

"No, per favore. Glielo dirò".  

"Lo giuri?".  

"Signorsì".  

Mia madre era agitata quando rientrai a casa. "Dove sei stata? Avevo bisogno del pane per i sandwich di tuo padre! Ti avevo detto di tornare subito!".  

E subito tutto diventò verde, come prima di un tornato. Le orecchie iniziarono a fischiarmi, la testa a girarmi, e vomitai.  

Mia madre si gettò subito verso di me, come faceva sempre. Mi stese sul divano e mi mise uno straccio bagnato sulla fronte e si sedette vicino a me con uno sguardo preoccupato.  

"Che c'è, Patricia?" mi chiese. "È successo qualcosa di brutto?".  

"Sì - sussurrai - ho rubato una cosa". Le raccontai del libro, del detective, tutto. Mia madre era una buona madre, ma ogni tanto esplodeva in scatti d'ira, e io rimasi lì, in tensione, ad aspettare il carico di rimproveri che sarebbe inevitabilmente arrivato. E invece non disse niente. Mi disse solo che avrebbe chiamato il negozio per dire al detective che avevo confessato, e che avrei fatto meglio ad andare a dormire.  

Quando mi svegliai, un paio d'ore dopo, la casa era silenziosa. Mia madre aveva portato i miei fratelli a giocare al parco. Mi alzai, seduta sul letto, e vidi un sacchetto di carta marrone con il mio nome scritto sopra. Lo aprii e dentro c'era il primo volume dell'Enciclopedia.

[traduzione di simone rossi]

 

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