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[Diaria di Bardo] Bluff PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Falconi   
Venerdì 29 Luglio 2011 00:00


[Farsi luce e disfarsi nella luce. Di sfarzi vani e di farse in bilancio alleggerirsi.]

Sedursi e non sedersi.
Alzarsi in piedi e battere le mani.
Dopo tante mani smettere di giocare e rendersi conto d’aver per l’ennesima volta perso tutto: tempo, illusioni, vita.
Un giocatore è recidivo.
L’azzardo istiga alla provocazione del dolo.
Dolo preso a nolo.
Passeggero solitario.
Gioco con le carte per ammazzare il tempo e lo spazio e la loro ipocrita verosimiglianza.
Verosimile ipocrisia.
Il parco giochi brucia: bruciano le montagne russe, brucia la ruota panoramica, brucia la nave dei pirati, brucia la giostra dei cavilli. Brucia il trenino e lo zucchero affilato. Bruciano i delfini ammaestrati. Brucia l’imbonitore ed il pupazzo. Bruciano i biliardi e le oche di gomma. Brucia il mago ed il venditore ambulante.
S’incenerisce l’evanescente impalcatura millantatrice.
Dalla coltre di polvere s’indovina un solo baluardo dell’intrigante città appena disintegrata: il casinò, unico reduce dalla furia devastatrice.
Luogo di albe e di tramonti che non s’infinge per quello che non è.
Che non simula altri simili.
Castello di sabbia sospeso tra dolorosi epiloghi e nuovi principi.
Principianti a dirotto di fronte ad una scala irreale dove più si sale, più vertiginosamente si precipita.
Eccola la mia via di fuga.
Il piano B.
Io B, ardo.
Bardo, piacere.
Buio.
All in.
Bluff.

 

 

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