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Le ragazze avevano preso familiarità con le sostanze nel senso Che continuavano a infilare le mani dentro le ciotole e poi Si leccavano le dita oppure due avamposti in là si mangiavano un'unghia e Bisognava cominciare a rincorrerne una che fuggiva a piedi scalzi Rincorsa dai ragni per fortuna non avevamo più sette anni quindi Dopo un po’ si stancavano e crollavano addormentate dentro vaste Porzioni di moquette oppure in alcuni vasi lungo la strada perché Questa città sembra non dormire mai “per il mio compleanno Voglio un biglietto di ritorno per la pancia di mia madre” disse Dolcezza che invece proprio non dormiva mai e non aveva nemmeno Sette anni “adattamento” continuava a ripetere “è che io non mi spreco quando voi vi annoiate e scialo Quando sono in vantaggio” diceva “ma in vantaggio su chi?” Chiedevo io ma lei aveva cose più importanti delle risposte Lei aveva le labbra e quelle dita bellissime e mordicchiava tutte le Cose colorate di giallo o meglio lei asseriva di mordere direttamente Il giallo, all’infinito, e poi c’era una sala buia o qualcuno andava a pisciare dietro una Colonna e sparivamo, sparivamo e riapparivamo qualche tempo dopo su Un altro divanetto, con le gambe sotto a qualche altro tavolo e l’unica Cosa che confutava la nostra esistenza con sprezzante regolarità erano tutte Quelle foto, e i disegni, e le cose che si incastravano ad altre cose Che a volte eravamo noi.
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Durante questo vernissage stavo davanti all’ascensore e osservavo La mia figura opaca nell’acciaio e non riuscivo a distogliere lo sguardo Facevo ondeggiare il bicchiere e la forma del mio movimento Era odiosamente attraente e sinuosa rimasi lì un bel po’ finché Non si aprirono le porte e un tipo magro con un topo che gli usciva e Entrava dal cappuccio venne fuori urtandomi con una spalla in modo che Venni restituito all’ambiente e al suo andirivieni ma non mi sentivo molto bene Percepivo improvvisamente la fragilità delle mie ossa come fossi fatto di una Cartilagine simile a questi paraventi in carta di riso e le ombre si mischiavano Davanti a me si ergevano ora a fiamma ora a caviglia e tutti parlavano Una lingua diversa sentii dei francesi dire “c’est tout” e sentii degli spagnoli Dire “vale” e una biondina artigliata a uno stipite disse “stadt kind” e allora Mi volsi alla corrente che sentivo provenire dalla mia guancia destra in cerca Di una finestra e ondeggiante m’infilai in un vicolo fatto di tibie di ragazze e ragazzi Pettinati dal vento e tutti urlavano e si spintonavano, un sacco di persone scattavano Foto ad altre persone e si baciavano e si aprivano le camice erano tutti Nell’istante eterno che mi separava dalla mia finestra finché un flash mi Raggiunse e nel display rimasi eterno anche io.
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Adulti adolescenti fluorescenti come tanti pesciolini efficienti tutti attorno Al bagno sgambettando polpacci e stringhe qualcuno appena Baciato altri infetti si spostano le ciocche dei capelli a vicenda con un solo Occhio ti incrociano di traverso ti passano attraverso profumati Come ninna nanne simultaneo è il trovarsi e perdersi o comporre Un addizione Dolcezza sbadiglia davanti allo specchio rifacendosi il trucco pisciando da Un davanzale le birre sul termosifone non muovono la testa occupanti Spazi vuoti con le molecole stavamo e due pregiudizi del tutto innocenti Si confondevano con noi che eravamo vestiti della cultura che ci era stata Data in dono e che avevamo smesso di comprendere ed ora compravamo D’altronde un uomo che sembrava una donna ma vecchissimo mi confidò Che nel momento stesso in cui vai in bagno stai contribuendo al pil non c’è niente da fare Tutto quello che hai intorno, tutto quello che hai addosso in qualche modo Ti rende partecipe di un domino a cui non puoi sottrarti mantenendo Un minimo di decenza “è che ti hanno ingannato da piccolo, se ti può far star meglio” Dice Dolcezza che adesso è un verbo coniugato al futuro e privo di accenti E in effetti dove non era arrivata la religione era arrivato il drive in, e le minigonne, E le calze a rete, e potevi fare il barbone o finire in alaska a mangiare delle bacche Sconosciute finendo morto stecchito contorcendoti in una roulotte da solo come un cane Oppure allinearti al parallelepipedo dei giorni e ripetere la stessa mansione come Una mosca che sbatte contro il vetro “la realtà” disse Dolcezza, “è questa cosa Che comincia dai tuoi desideri e finisce quando li compi” e mentre lo diceva aveva Il seno sinistro di fuori e cercava di fissarselo con una spilla da balia perché perdeva Pezzi, Dolcezza perdeva pezzi e si teneva insieme così.
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Idea fissa di sushi e perdersi per il sottobosco alla ricerca Di quel verde esatto quello che da piccoli - subirne il fascino E la conseguenza e renderlo utile nei momenti post nucleari dove Il sole sarà quella vecchia cieca che s’aggira fra la nebbia e Dolcezza Indica diluvi con dita sopraffine sa che con le mani può uccidere un uomo O ipnotizzarlo in sedici secondi e quindi immortalarlo in una polaroid, Stavamo appena tornando da tutte quelle foto nel bosco mentre si cercava Il verde esatto proprio quello che mi venne in mente l’idea di crocifiggere Le ragazze così ci procurammo dei legni trascinandoli fra le foglie morte e Il fango la corda si trovava sempre alla fine di qualsiasi arcobaleno e così Scavammo le buche e io fotografavo le unghie rosse poi nere e le cosce sporche Di fango e le autoreggenti bianche e i tacchi nel fango finché Dolcezza si spogliò E in due o in tre la fissammo alla croce incastrando nei suoi polsi Le immagini di hello kitty e la issammo da dietro qualcuno teneva I piedi di Dolcezza sua sorella era andata a cercare le spine per la sua Corona e “il mio corpo è la tua pagina bianca poeta” disse rivolgendosi a qualcuno Nell’altro dei cieli mentre le fotografavo i capillari degli occhi e poi finalmente Trovammo del sushi e dopo dieci minuti o comunque tre piante più in là Dolcezza era nuda sul letto bianchissima e depilata capovolta come una stella Marina dalle cui estremità cominciavano piccoli specchi tondi, ventagli Coltelli e altre cose poco sicure e “mi piace farmi crocifiggere” disse quando Le chiesi il perché di quel rossetto e di questo comunque, io e lei e la Macchina fotografica - “stai perdendo il filo” disse “torna all’inizio e alle Cose che si incastrano con le cose che solo occasionalmente” e il suo profumo Saliva dalle sue parti dove la pelle toccava altra pelle tipo avambracci O polpacci o postacci e mi dava una sorta di capogiro poiché lo sovrapponevo Olfattivamente all’altra cosa del verde esatto che da piccoli.
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Ostaggi della stessa agonia, appetito da parassiti, endorfine tenute in prigionia Da una serie di vasi, di cavi, di stanze, di cinte, di lacci, di puntine, di nastro adesivo Minacciati dall’era glaciale che appoggia le labbra bianche sul vetro Addormentati dentro a lettere morte stavamo io e Dolcezza per qualche motivo Come aria all’interno di bolle di sapone riposandoci dentro, ci siamo incontrati lì Guardavamo nella stessa televisione le stesse gambe di dominique swain Che interpretava lolita ci siamo incontrati proprio lì, Su rete4 A mezzanotte e un quarto da epici modesti e già dimenticati, i fenomeni Ancora inalterati e tutti i capelli dei diluvi ancora pettinati ancora pronti Per un aperitivo, serrande abbassate di bar con su scritto “dio è grande E McDonald è il suo profeta” oppure “lapis niger aspirina”, neanche un tavolo Macchine rosa, “l’adolescenza è una cosa che ci indossa” disse Dolcezza “ci indossa E ci sostituisce come un bambino che si annoia di un giocattolo”, e per le strade Tutti continuavano a urlare compravano rose o megafoni mentre i cineasti Stavano ad ubriacarsi e i filosofi erano ad ubriacarsi e i poeti erano a drogarsi “Tutti fottuti frutti” dissi io parlando dei gelati ma fui trafitto da quella connettività Dalla legge e dalla colpa, Dolcezza inciampò per la strada cadde come può Cadere una sedia in una luce giallina di un pranzo domenicale “Il grande buio non arriva dai patio ma esce dalle radio dei nostri corpi” Disse mentre noi eravamo e restavamo come vestiti vecchi indossati Dall’adolescenza.
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Poi avvenne quella cosa quella verde e non c’era più Dolcezza Dopo intensi periodi passati insieme Dolcezza era provvisoriamente morta E dico provvisoriamente poiché ogni volta che ne riparleremo lei Sarà morta di nuovo quindi vorrei dire definitivamente morta ma non Sarà così, non per me almeno, che adesso uscivo per i vicoli pieni di pioggia Con il cappuccio sulla testa pensando alle ragazze dentro alle fiere Ad accompagnare la mostra delle macchine pensavo ad enormi Capannoni vuoti dove uomini calvi urtavano in continuazione L’unico spigolo all’interno pensavo a piscine vuote Mentre camminavo nella pioggia e l’odore dei camini o Di qualche fetta di carne mi toccava con un dito la guancia pensavo a piscine Vuote con all’interno poste enormi turbine di aereo le cui pale venivano Mosse da un motore silenziosissimo e ogni porzione di pala era occupata Da un porcellino d’india ed entrai in un bar e ordinai un caffè perché Volevo fumare una sigaretta, guardai le monetine cadere e tintinnare Sopra un rettangolo che improvvisamente s’illuminò recante la scritta “Grazie per aver scelto noi” e l’esercito era la nostra bellezza agent Provocateur portava delle rumene a londra e le faceva passeggiare in mutande Con un’arma giocattolo in mano e noi tutti invidiamo qualcosa ad Agent provocateur ma non sapevamo bene cosa ne a chi Avremmo potuto rivolgerci.
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