|
io sono quello che mi capita |
|
|
|
|
Scritto da Dario Falconi
|
|
Lunedì 21 Marzo 2011 00:00 |
|
Beijing, 04-03-2011 | 20:34
Resto affascinato da tutto ciò che comporta una speleologia introspettiva e venero la vita in ogni sua manifestazione. Considero sacro anche il profano. Non faccio distinzioni. Nutro rispetto profondo per quello che non capisco perché la misura della mia comprensione è umana. Sempre limitata. Preferisco lo stupore alla diffidenza. Sono un contenitore spazioso e mai sazio. Mi alimento di tutto perché non sempre quello che è buono fa bene e quello che è cattivo fa male. L'equazione è molto più complessa. Nel dubbio, accolgo la Dismisura e l'Errore, la Grazia e il Baratro come benedizioni. Finché ce n'è voglio essere parte senza esclusione di colpa. Senza la colpa dell'esclusione. Questo è il mio impero che avvince e tiranneggia. Ma io sono il solo re e suddito. Tanto basta ad assolvere i dispotismi dei miei editti. Tanto basta a rincuorarmi dalle prevaricazioni che subisco. Io sono quello che mi capita. La società, la famiglia, gli altri, la politica, il mondo, tentano inutilmente di sopraffarmi. Io sono la causa del mio Essere. Mi amo e mi odio. Non cerco vittimismi che assolvano la mia vulnerabilità di re. La mia anarchica insubordinazione di suddito. |