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sensibilità o volgarità del vivere PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavio Santi e Lorenzo Mari   
Venerdì 25 Febbraio 2011 00:00

Lorenzo Mari | Da Pasolini e Bianciardi a Simone Cattaneo... Per quale motivo Fulvio Sant, il protagonista di Aspetta primavera, Lucky sente, nell'evanescenza del ceto intellettuale italiano degli anni Zero, di doversi rivolgere a questi punti di riferimento, che sono così diversi, e distanti, tra loro? In questa linea di progressione, sempre che sia tale, paiono insinuarsi una forte amarezza e un grande rammarico: dopo la spiaggia di Ostia, è sempre la morte del giovane poeta a simbolizzare al massimo grado lo stato della cultura italiana - la sua dolcezza, ma anche la sua ferocia?

Flavio Santi | Pasolini, Bianciardi e Cattaneo sono, nella loro apparente diversità, molto simili, richiamano la necessità di una missione: la missione dello scrittore. Una missione quasi mistica. È come se fossero dei santi laici. Sono scrittori che si occupano di quel misterioso collante sociale e antropologico che è il Potere. Ogni nostro rapporto si regola su dinamiche di Potere, ogni volta che entriamo in relazione con un altro, ma anche con noi stessi, perfino con un oggetto. Pasolini che dice che l'intellettuale deve essere una contestazione vivente. Bianciardi che afferma: “Avevo scritto un libro incazzato e speravo che si incazzassero anche gli altri, e invece è stato un coro di consensi”. Cattaneo abrasivo: “Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame, / non ne voglio sapere delle mine antiuomo, / se si scannassero tutti a vicenda sarei contento. / Voglio solo salute, soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro. / Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati i bastardi che vivono in un polmone d’acciaio / fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti, / una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi, / strappiamo fegato e reni ai figli della strada / ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati”.
Quando l'arte scende dal suo gradino per affondare i piedi nel fango della realtà, lo shock può essere molto forte. La morte di un poeta segna questo passaggio: la sconfitta della poesia, della sensibilità dinanzi alla volgarità del vivere. Agli occhi di Fulvio Sant i letterati italiani sono diventati peggio dei nostri peggiori politici: arroganti, indifferenti, egoisti e anche un po' stupidi. In questo “Si salvi chi può” che è diventata l'Italia, chi è sensibile e gentile rischia di venire schiacciato. E chi dovrebbe essere più sensibile e gentile di uno scrittore?

 

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