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Appunti per una rielaborazione del [r]utto PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Mari   
Venerdì 22 Gennaio 2010 00:00

 

Bologna, 02/08/1980

New York, 11/09/2001

Lampedusa, xx/yy/zzzz


1. Io l’ho sempre pensato, che Andrea Zanzotto fosse un cretino. Altri lo chiamavano “uno dei più grandi poeti italiani viventi”, ma io più leggevo i suoi testi, di cui – è vero – non capivo nulla, più pensavo che fosse un cretino…. E poi c’era quella poesia sul 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna, la poesia sul nome di Maria Fresu, andata in mille pezzi, alla stazione di Bologna, come una bambola di porcellana, perché forse, si ipotizza, stava troppo vicina alla bomba. Maria non è mai stata raccolta, ricomposta. C’era sua figlia, Angela Fresu, di cui si sa, invece, forse proprio perché quella parte di corpo di Maria Fresu che è esplosa come una bambola, per la bomba, la proteggeva. Corpo della parola, Andrea Zanzotto di questo parlava, e diceva: “E il nome di Maria Fresu / continua a scoppiare / all’ora dei pranzi/ in ogni casseruola/ in ogni pentola / in ogni boccone / in ogni / rutto - scoppiato e disseminato - / in milioni di / dimenticanze, di comi, bburp”

2. Ci ho messo un po’ di tempo, a digerirla, quella poesia, anche perché gli effetti della digestione erano un paradosso etico. La bomba-rutto. Ma poi negli anni se ne sono sentiti di rutti, che ci si è fatta l’abitudine, dei rutti usati, come da bambini, per dire parole, o frasi – e io non ci vado, non ci posso andare, perché la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché da giovane militavo tra – hai capito – quegli altri, e la piazza è ideologizzata RUTTO io non ci vado perché il 2 agosto di solito sono in Sardegna, e poi – lo sai – la piazza è ideologizzata RUTTO Fioravanti libero RUTTO Fioravanti libero, soprattutto, che il giorno dopo rilascia interviste a destra e soprattutto a sinistra, quella che non soltanto nel proverbio si dice “manca” RUTTO i terroristi rossi e neri al meeting di CL RUTTO la pista palestinese di Cossiga RUTTO la verità mai appurata RUTTO contro lo spasmo e il dolore RUTTO dei mutilati parenti delle vittime del mutilato corpo della memoria italiana RUTTO tagliata anziché revisionata – trent’anni dopo un RUTTO, enorme, nel silenzio.

3. Se io il 2 agosto 1980 non ero, non ho facoltà di ruttare, probabilmente. Ho facoltà, però, sull’Undici Settembre. Lí ero, anche se non c’ero, ho visto … anche se non ho visto bene, perché… ho visto troppe volte… E li ho sentiti i rutti, dopo il primo – l’aereo-rutto: il terrorismo islamico RUTTO l’integralismo islamico RUTTO l’immigrazione islamica RUTTO l’immigrato clandestino terrorista islamico tradizionalista RUTTO continuate a consumare RUTTO continuate a consumare, perché l’Occidente non si farà intimidire RUTTO continuate a consumare perché l’Occidente non si farà intimidire ed esporteremo la libertà RUTTO… Ecco, proprio questo, la democrazia-rutto. Di questi rutti scrivo anch’io, correndo il rischio di fare la figura da scemo di Zanzotto, scrivo: “Dal sangue parole senza sangue / al limite del pallore e della croce / chiamata abitudine: c’è una versione / lunga del dolore che è / quasi una rappresentazione / quasi una televisione – / vanno su e giù dai suoi colli bestemmiando, / contro dei poco inclini al compianto, / le vecchine, uguali uguali / alla tragedia, sempre nere nere: / lo stesso fanno / quando sgranano rosari / quando macchinano litanie / in chiese dalle navate alte, / con vetrate dalle irrisioni di luce / superbe / nei discorsi pieni di odio / degli angoli raccattati / alla nuova illuminazione / di una condivisa accettazione / (che non è piena, né piana / rielaborazione del lutto) / Sanno, / ma non dicono, / ché non dicono blasfemie, / che in tutto / c’è una versione lunga del dolore / che non s’incarna, non si scarna.”

4. Un ultimo appunto, per la rielaborazione del [r]utto, che è rielaborazione di [t]utto, sul settecentotrentatré bi, conosciuto anche come pacchetto sicurezza: la sicurezza RUTTO e i morti a Lampedusa RUTTO nel silenzio e nel disprezzo dei [r]utti… di [r]utti. Settecentotrentatré bi: “Non la si chiami soltanto legge infame: / si faccia altresì menzione al giudice di pace / del fatto che il genitivo parla, ma in questo caso / non rende conto della sua funzione // che le mani che a lui sono state date / in ottemperanza alla legge / sono come le mie, come le tue, come le altre, / che in disobbedienza alla legge // non hanno molle, per respingere, / al massimo calli / e il peso di storie simili, / sulle mappe – crudelmente transoceaniche – // che le mani non hanno le molle / dei cartoni animati / per rispedire willy il coyote nel burrone, // che non fa ridere il gorgo di lampedusa, / non si sente    KLAANG! // come di botta o di esplosione, quando si atterra – / e che non è (per niente) uno spettacolo / non toccare terra: // proprio non si ride, appena si guarda / quando si sente un debole POF! nell’acqua // e scompare il sasso, scompare willy il coyote: / entrambi per la legge e la sua inerzia // AFFONDANO.”

 

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