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Del riso che tradisce PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Piano   
Venerdì 18 Febbraio 2011 00:00


Cariatide che sorregge i suoi sogni nella cupola dei miei occhi.
Scarpe su un fianco. Lacci. Pizzo. Bicchieri. Solo assaggiati. Lenzuola bianche che nascondono male i peccati. Lasciano segni caldi. Jeans sopra le sedie. Mai al loro posto. Caffè appena fatti. Bevuti di fretta. Voglia di ricominciare a cercarsi. Per disfare tutto. Stanza che profuma di corpi. Caos che raffigura spiegazzato i desideri. Perfetto ordine.
Andare e venire. Mettere il giubbotto. Lasciarti chiusa dentro. Ricucire i limiti tra ciò che è vero e ciò che è falso. Non trovare limiti. Se io vesto un abito per te è un'eccezione. Eccezionale non mi fa l'abito ma io che lo porto. Come se fossi il sarto della mia stessa carne. Cucio i pensieri dall'interno. Denti e occhi. Bottoni. Taglio a fette l'inverno con i miei passi sui corridoi densi della tua anima.

Ti dedico i miei soffitti
Abbassati sugli occhi.
Il fuoco dei respiri
Il mistero della mano
Sul mio stomaco.
Luci rosse aperte come rose sulla retina. Nero asfalto sotto le gomme che va veloce sui toni smeraldo dell'ssenzio. Finestrini abbassati e il freddo-buio-stellare palpita dentro le maniche. Socchiudo gli occhi per far entrare nella cruna il pensiero di te.


La luce bianca mi canta la notte. Tra le coperte. Al caldo. Ti percorro. Mettimi dentro. Fai girare il tamburo. Chiudilo insieme a tutti i tuoi sette sogni. Spara alle tue spalle. Sono il blocco di partenza dei tuoi enigmi. Il punto di fuga dell'ombra dei tuoi respiri. La confusione del rumore. Il fumo della pistola che tieni in mano. Guarda soffia. Esprimi un desiderio. Me. Il proiettile tende l'aria fino all'orizzonte curvando sul cristallo dei tuoi occhi che sono terra e acqua per non dimenticare l'isola che siamo; toccati dalla risacca di un unico mare.

Guardare il verde sul nero mio. Sbattere gli occhi. Virgole d'aria. Ripescare il tuo profumo. Fiato che appanna i denti. Sentirlo forte. Nudi davanti ai palmi che assorbono i battiti del cuore. Rallentano in salita e scendono veloci in gola. Vene fuori. Arterie che pulsano come treni in corsa. Destinazioni ignote. Mi abbracciano. Tenerezze tra le righe più violente. Più mie. Da donare.
Dolcezza. Non sai quanta violenza e rabbia e vertigine e paura la cinghia. Uscire di casa. Assaggiare. Il vento. Una storia che solo quattro mura possono ascoltare. Fondare ricordi meravigliosi. Gesti che sovrappongono immagini a ore fatte con passione. Tutto + troppo. Tutto è troppo rosso sangue e giallo miele nelle coppe dei miei occhi; chinati vogliono riversare l'alchimia che brucia e si trasforma oro nei tuoi.
Gonfi residui di lacrime i bordi .
Gocce nere solo per orecchie tese a guardare questo buio senza grilli.

Dal mio remoto abbandono..         
più profonda Una punizione

Nuvole basse
Sulle pozzanghere
Nei fossi di strada
Specchio d'abisso
Il viso nei piedi
Le nuvole torbide
In superficie.

A volte l'ombra è più consistente
Della tua carne. È fatta
Di passi e di sole e dell'ostacolo
Di me che mi porto dietro.
Quando scende la notte
Lei si allarga
Infinitamente e al chiarore della
Luna ti ritrovo ricoperta di stelle.

 

 

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