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Quattro mura PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattia Piano   
Venerdì 28 Gennaio 2011 00:00


Non ho nemmeno una stanza tutta per me.
Potrei fare carte false per
avere la tua.
Ma sono sicuro di poterla avere mai.
Non trattengo il respiro entrando nel sogno. Urlo e piango come un
bambino post primo schiaffo della vita.
È veroverissimo muoio. Mi nego al conoscere. È veroverissimo.
Scompaio un po' tra le righe. A volte sussurri di immagini mi
stringono il collo. C'è una cosa che mi trascino dentro gli occhi. Un
film iniettato direttamente nella retina. Futuri impossibili per
definizione non realizzabili che bruciando creano effetti ottici
psico-dementi da acido scadente.

Finzioni strappacuore
e
tagliatesta
"troppo belle per essere vere" succhiano pezzi di cervello
schizzandoli pressurizzati come viene su quattro pareti bianche.
Spruzzi
di
pioggia
nei finestrini dell'auto lanciata a 185
kilometriorari mi ricordano passati da - NON DIMENTICARE MAI -
bellissimi.

Mi ricordano che sono meraviglioso.

Ritorno a casa e scappo via. Cosa mi trattiene è la fine di un incubo
che non voglio finisca. Trovarmi alla luce all'improvviso mi
strapperebbe gli occhi e le ossa cadrebbero nel rumore di monete. Uno
squillo di telefono - numero che non conosco - mi fa sapere che lo
sconosciuto sono io.

Tensione da primo amore. Paura di vedere. Pugni incessanti e
invisibili colpiscono scorrettamente il basso ventre. Blocco. Pausa.
Fotografia disarticolata. Cezanne ha portato i suoi attrezzi per
dipingere quella che sarà la sua visione straordinaria. Non parlo per
parlare. Polaroid muta e istantanea. Stanotte dà i brividi sentirsi
disillusi. Mi nutro succhiando dreamcrisalidi dischiuse e liquide.
Nel tentativo. Paura di non essere all'altezza. Blocco. Pausa. Paura
di non essere unico. Paranoia del nuovo millennio.

Paura di essere solo e solamente qualcuno. Presentandosi questa ipotesi, fossi tossici mi aspettano per riciclarmi in un karma-buddista pop-americano. Per essere un profumo o un sapone. Prodotto di bellezza altrui. Macchina
accessoriale di signore alla moda.
Tensione da primo amore.
Tensione da prima scopata.
No, non è lo stesso.
Tensione da prima scopata.
Tensione da prima dichiarazione.
Sì.
No.
.
.
.
Avere un corpo sbagliato. Avere un corpo giusto e una testa inutile.
Aspetto la ghigliottina.
Scrivo parole che potresti usare contro di me perché mi si piantino
nel ritorno come un boomerang in piena faccia.
Sciorino capi d'accusa dove sono io l'imputato. Avvocato difensore del
diavolo. Io.
La faccio da padrone.
Mi avvicinerei inseguendo-sciogliendo nella lingua
i tuoi odori .
.
.
.
.
.
.
.
Smetto di scrivere.
La curiosità mi rode. Molto mi rode. Ma senza questo mio sgambettarmi
continuamente, non farei nulla di buono.
Domande. Come scegliere tra un mazzo di carte truccate la carta che
sai già di avermi messo in mano. Rispondi...  al silenzio.
Arma con cui puoi cominciare a tagliarmi la testa. Io quando sono
stanco sto seduto sul letto. Satie. Oppure radiohead a volume-soffio.
Una sola candela se è buio.
Ora sono stanco.
Fakeplastictrees.

 

 

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