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La correzione dei refusi PDF Stampa E-mail
Scritto da Filippo Tuena   
Venerdì 10 Settembre 2010 00:00


Poche sere prima dell’uscita del tuo romanzo sogni di trovarti nella redazione della tua casa editrice e aspetti che dalla tipografia arrivino le prime copie del tuo libro. Sei molto eccitato e con te si trovano i redattori e il direttore editoriale con i quali hai lavorato nei mesi precedenti con grande affiatamento e reciproca disponibilità. L’atmosfera è festosa, come se ci si trovasse a un battesimo. Tu sei piuttosto inquieto perché percepisci qualcosa di negativo, ma non sei in grado di chiarire l’origine di questo tuo malumore. D’un tratto arriva un fattorino frettoloso che porta con sé un pesante scatolone di cartone che presumi contenga le prime copie del tuo romanzo. Lascia la scatola su una scrivania e va via di corsa. Una redattrice prende un paio di forbici molto appuntite e apre la scatola infilando le lame in profondità. Tu hai paura che possa rovinare qualche copia, ma lei è molto esperta ormai e in effetti compie l’operazione con grande maestria, estraendo alcune copie e distribuendole agli astanti. Ricevi la tua e la sfogli ansioso. Il libro ti sembra bellissimo. Sei molto contento. Poi, qualcuno dei redattori lancia un’imprecazione e subito si crea un silenzio di piombo.
“Che c’è?”, chiedi ansioso.
“Guarda”, ti risponde mostrandoti una pagina aperta.
La scorri velocemente e immediatamente scopri un refuso marchiano. Sfogliando il libro ne noti un altro, altrettanto fastidioso. E ancora un altro, peggiore dei precedenti perché non è un refuso ma un grave errore d’ortografia, come un apostrofo prima di un sostantivo maschile, o un congiuntivo sbagliato.
Il direttore editoriale afferra il libro e trova anche lui diversi altri refusi o errori. In breve, vi rendete conto che il libro ne è costellato. Tuttavia continua a sorridere, mentre tu sei molto turbato.
“Non ti preoccupare”, dice. E prende la sua penna a biro e comincia a correggere a mano gli errori. Anche gli altri redattori fanno lo stesso e dopo averla corretta ripongono la loro copia su una pila che diventa subito molto alta.
Sfogli una di queste copie e ti accorgi che quasi ogni pagina del libro porta una correzione a penna. Ne provi orrore mentre il direttore editoriale telefona all’editore.
“Abbiamo trovato alcuni errori”, dice. “Ma niente di grave. Non ti preoccupate. Stiamo correggendo ogni copia e sarà tutto a posto in poche ore.”
“Ma che fate?”, chiedi.
“Stiamo correggendo, non vedi?”
“Così, a penna?”
“E come, altrimenti? Vedrai, sarà tutto in ordine. Ci vorrà soltanto un po’ di tempo. Non preoccuparti. Sistemeremo tutto. Andrà benissimo anche così.”
Sei così dispiaciuto che vorresti impedire l’uscita del libro. Ma il direttore editoriale ti apostrofa malamente.
“Sei pazzo? dice. Sono soltanto piccoli errori. Non ci si fa quasi caso.”
Torni a osservare quelle pagine ormai irrimediabilmente rovinate dalle correzioni a penna. Il direttore editoriale continua a cancellare selvaggiamente sbaffando i margini candidi e, quasi fosse un professore indignato dei tuoi errori in un compito in classe, sottolinea ferocemente i refusi. A volte, nella sua foga, sbaglia a correggere e si munisce di una gomma da inchiostro, una di quelle gomme Pelikan bicolori, azzurro e mattone e con la parte azzurra sfrega violentemente sul foglio, fino a cancellare testo a stampa e correzione, fino a bucarlo in più punti e stropicciarlo tutto. Tu inorridisci ma lui continua sempre più rapido e guarda con soddisfazione il lavoro compiuto. Poi, prima di voltare pagina, cerca di spiegarla ben bene passandoci sopra la mano sporca d’inchiostro. Sbaffature bluastre la trasformano quasi in un quadro di action painting.
In fondo alla stanza vedi poi due redattori che cominciano a ridere degli errori che hai commesso e si mettono a raccontare barzellette su casi analoghi, su refusi comici o buffi. Qualcuno ti dà una pacca sulla spalla.
“Non te la prendere, dice. Succede sempre così.”
Vorresti sprofondare ma in quel momento ti svegli in un lago di sudore.

 

 

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