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lenny bruce is not a-french PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Rossi   
Mercoledì 22 Settembre 2010 00:00


Mercoledì 3 agosto 1966 la scena è proprio lo stereotipo della gioventù bruciata: un corpo nudo sul pavimento del bagno di una villetta di Hollywood Boulevard, una siringa e il tappino di una bottiglia di birra tutto bruciacchiato di morfina. Il corpo è quello di Lenny Bruce, anche queste parole, anche queste parolacce.
Un sacco di gente mi chiede perché ho ucciso Gesù Cristo. Non lo so, ogni tanto alle feste mi lascio prendere. La gente, alle feste, la gente dice che smetterà di andare in Chiesa e riprenderà ad andare verso Dio. C’è da dire che il comunismo somiglia sempre più a una gigantesca compagnia telefonica. Ma io che ne so, nessuno me lo imparò.
Da piccolo andavo a scuola in un quartiere talmente pieno di delinquenti che la maestra d’italiano una volta ci fece fare il tema: “Cosa farò se diventerò grande?”. E io non sono mica diventato grande, aveva ragione la maestra: sono morto giovane e morire giovani è baciarsi con la lingua, i morti giovani finiscono giù all’inferno degli sbumballati, a Miami Beach, dove vanno a spegnersi le luci al neon e il cielo sembra proprio questo tappino bruciato.
E fattela una cazzo di risata, anche se dico le parolacce.
Una volta ero in tour in Australia, era il 1962. Ero già un fuorilegge: gli sbirri si presentavano ai miei spettacoli in borghese e alla fine entravano in camerino e mi dicevano Venga con noi e io dicevo Ah Ah, uno sbirro che usa il verbo “venire”, lo sanno tutti che gli sbirri non scopano mai. Bum, schiaffone. Cazzo, io sdogano alle masse il verbo “venire” come sinonimo di “avere un orgasmo” e questi mi portano in galera, bum, un altro schiaffone e poi quel cazzo di sedile di dietro, ancora, basta, dai. Poi mi liberavano, mi liberavano sempre: pagavo e mi liberavano, oppure pagava il mio avvocato o la mia morosa oppure la gente faceva le collette, giuro, gli americani mi hanno sempre voluto bene, ma stavamo parlando dell’Australia.
E insomma arrivo in un locale piuttosto grosso di Sidney, salgo sul palco prendo il microfono e dico What a fucking wonderful audience! e gli sbirri interrompono lo spettacolo seduta stante e mi trascinano via a schiaffoni e quella è l’unica frase che riesco a pronunciare in Australia: Che bel pubblico, cazzo. Fa ridere, no? E fattela una cazzo di risata.
Numero uno: lo scopo di un comico è far ridere la gente.
Numero due: la gente deve ridere almeno una volta ogni quindici secondi.
Numero tre: le parolacce fanno ridere.
Tutto il resto sono chiacchiere, cioè bugie: la risata è l’unica forma onesta di arte, te ne accorgi quando provi a fingere di ridere: sei ridicolo.
Toglierci il diritto di dire la parola vaffanculo è il primo passo verso toglierci il diritto di mandare a fanculo il Governo, cioè il primo passo verso la dittatura. Pensateci, stronzetti.
“Quest’uomo è fedele solo agli dei della Spontaneità, del Candore e della Libera Associazione. I jazzisti suonano, lui parla, ma la jam è la stessa. Quest’uomo parla come Charlie Parker soffia. E parla e soffia e si dimentica di avere una bocca e le sue parole arrivano come onde radio da cervello a cervello, dal palco alla platea, libere, liberate, la lingua va più veloce del pensiero e ti ritrovi a dire cose che non avevi nemmeno pensato, che non avresti nemmeno pensato di poter dire, e sei contemporaneamente attore e spettatore del tuo stesso delirio, sei sbumballato e sei lucido come una pallottola” (Albert Goldman, traduzione mia).
Volete la verità? La verità è quel che è. Tutto il resto è quello che sarebbe se, ma quella non è la verità: i periodi ipotetici sono ridicoli, non fanno ridere nessuno. La verità, invece, fa ridere perché è nuda. E, in quanto nuda, le si vede il culo.
Trentotto anni dopo la morfina di Lenny Bruce, il 3 agosto 2004 (era un martedì) è morto a 95 anni senza troppo clamore un francese che si chiamava Henri Cartier-Bresson ed è il più grande fotografo di tutti i tempi. Aveva una Leica da millecinquecento lire che gli è durata più dei polmoni di Lenny Bruce e non ha mai detto una parolaccia in vita sua e non mai rotto i coglioni a nessuno, il vecchio Henri: un tipo decisamente più francese.

[simonerossi.tumblr.com]

 

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